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ISS : ADHD : FAQ : Come e quando si tratta l'ADHD (6) ?
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Pietro Panei

Istituto Superiore di Sanità
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Come e quando si tratta l'ADHD (6) ?

Circa due terzi dei bambini con ADHD presentano associazione con sintomi di altri disturbi mentali o manifestazioni di disagio sociale e ambientale; è quindi necessaria una gestione multidisciplinare che, come per altre patologie complesse, si attenga ad un protocollo diagnostico e terapeutico comune e condiviso dagli operatori di diverse discipline (Neuropsichiatra, Psicologo, Pediatra, Logopedista, Sociologo).
Gli interventi terapeutici devono tendere a: migliorare le relazioni interpersonali con genitori, fratelli, insegnanti e coetanei; diminuire i comportamenti dirompenti e inadeguati; migliorare le capacità di apprendimento scolastico; aumentare l’autonomia e l’autostima; migliorare l’accettabilità sociale del disturbo e la qualità della vita dei bambini affetti.
Il trattamento farmacologico deve rientrare in un programma globale di trattamento che comprende misure terapeutiche di tipo psicologico, educativo e sociale e mira a stabilizzare i bambini che presentano una sindrome comportamentale caratterizzata da distrazione di grado da moderato a severo, capacità di attenzione limitata nel tempo, iperattività, labilità emotiva e impulsività. I genitori devono essere informati, in modo comprensibile ed esaustivo, della natura del disturbo e delle specifiche modalità educative, delle diverse strategie terapeutiche possibili, dei Centri di riferimento per la malattia e delle Associazioni delle famiglie.
Ogni intervento va adattato alle caratteristiche del soggetto in base all’età, alla gravità dei sintomi, ai disturbi secondari, alle risorse cognitive, alla situazione familiare e sociale. Gli interventi psicologici includono il lavoro con i genitori, con gli insegnanti e con il paziente stesso. Il lavoro con i genitori (Parent Training) ha lo scopo di favorire la comprensione dei comportamenti del bambino, fornire strategie per la loro gestione e modificazione, migliorare la qualità delle interazioni all’interno della famiglia e con il contesto sociale. Il lavoro con gli insegnanti ha lo scopo di favorire un’adeguata integrazione scolastica del bambino, di ristrutturare la percezione del contesto scolastico nei suoi confronti e di consentire strategie educative più adeguate. L’intervento psicologico con il bambino prevede interventi di modulazione cognitiva al fine di avorire la riflessione sui propri processi di pensiero e quindi una maggiore riflessività e l’uso di piani d’azione.
Ad esso può associarsi un intervento psicoterapico di sostegno, in particolare nei soggetti con manifestazioni depressive e/o ansiose, interventi volti a favorire i processi di socializzazione in gruppi di coetanei ed interventi riabilitativi più specifici per le abilità scolastiche. Tali interventi non farmacologici sono prioritariamente indicati per le forme di ADHD in età prescolare, per le forme meno gravi o con prevalenza inattentiva, per le forme senza grave impulsività, aggressività o disturbi della condotta o quando la famiglia o il soggetto preferiscono non usare i farmaci. Sono particolarmente opportuni in presenza di disturbi dell’apprendimento e di disturbi d’ansia.
L’intervento farmacologico va sempre discusso con i genitori e spiegato al bambino in maniera adeguata al suo livello cognitivo, presentandolo come un ausilio agli sforzi intrapresi e non come la soluzione "automatica" dei problemi, con attenta valutazione delle implicazioni psicologiche della somministrazione del farmaco. La prescrizione farmacologica deve essere sempre preceduta da un consenso informato firmato dai genitori o dai tutori legali.
Il metilfenidato è lo strumento farmacologico di un piano multimodale di trattamento per bambini con forme gravi e invalidanti di ADHD. Il metilfenidato risulta essere efficace in circa i due terzi dei soggetti trattati.

(6) Conferenza nazionale di consenso: Indicazioni e strategie terapeutiche per i bambini e gli adolescenti condisturbo da deficit attentivo e iperattività, Cagliari 6-7 marzo 2003, Prof. Alessandro Zuddas, Centro per lo studio delle terapie farmacologiche in neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, Università di Cagliar;Dott. Maurizio Bonati, Laboratorio per la salute materno-infanile Istituto Mario Negri.

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