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   Responsabile: Alessandro Polichetti
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Linee elettriche e salute

Le linee per il trasporto dell’energia elettrica, o elettrodotti, generano, nelle aree che li circondano, campi elettrici e magnetici alla frequenza di rete (50 Hz in Italia e in quasi tutto il mondo, che fa parte delle frequenze estremamente basse, o ELF) la cui intensità diminuisce rapidamente con la distanza.
Già a qualche decina di metri da una linea ad alta tensione l’intensità del campo magnetico scende a livelli confrontabili con quelli che possono trovarsi nelle case e nei normali ambienti di vita a causa della presenza di altre sorgenti di campi elettrici e magnetici, quali impianti elettrici e dispositivi alimentati dalla rete elettrica.

Anche le stazioni e le cabine di trasformazione sono sorgenti di campi elettrici e magnetici alla frequenza di rete, ma le loro intensità sono inferiori e diminuiscono ancora più rapidamente: in pratica, si distinguono dai livelli di fondo ambientale solo nelle immediate vicinanze delle apparecchiature.

Gli effetti biologici e sanitari dei campi a frequenza estremamente bassa sono stati ampiamente studiati negli ultimi 30 anni.
Un’approfondita valutazione dei risultati della ricerca e dei possibili rischi per la salute è stata pubblicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 2007. Dei capitoli più significativi del rapporto è disponibile la traduzione italiana a cura del progetto CAMELET.

I campi a frequenza estremamente bassa possono provocare effetti acuti al di sopra di determinati livelli, superiori a quelli generati da elettrodotti e impianti di trasformazione. Su questi effetti ben documentati e compresi e sui relativi livelli di soglia si basano i limiti di esposizione internazionalmente riconosciuti.

Alcuni studi epidemiologici hanno indicato con una certa coerenza un’associazione tra l’incidenza di leucemia infantile e l’esposizione a campi magnetici a frequenza estremamente bassa, ma questi risultati non trovano sostegno negli studi di laboratorio su animali o su campioni cellulari.
Sulla base di questo quadro di conoscenze, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha classificato i campi magnetici ELF come “possibilmente cancerogeni” per l’uomo.

Nel Promemoria per il pubblico “Campi elettromagnetici e salute pubblica " Campi a frequenza estremamente bassa e cancro” (v. la sezione “Documenti”), l’OMS osserva che "Possibilmente cancerogeno per l’uomo" è una classificazione usata per connotare un agente per il quale vi sia una limitata evidenza di cancerogenicità nell’uomo ed un’evidenza meno che sufficiente negli animali da laboratorio.
La classificazione è la più debole tra le tre ("possibilmente cancerogeno per l’uomo", "probabilmente cancerogeno per l’uomo" e "cancerogeno per l’uomo") usate dalla IARC per classificare i potenziali cancerogeni in base all’evidenza scientifica”.

Calcoli basati sui dati epidemiologici indicano che, qualora i campi magnetici fossero effettivamente cancerogeni, in Italia sarebbe imputabile agli elettrodotti circa 1 caso di leucemia infantile all’anno (il numero medio annuo di nuovi casi è circa 400).

In considerazione della debole evidenza scientifica da un lato e del modesto, eventuale impatto sulla salute pubblica dall’altro, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene giustificato prendere in considerazione delle misure precauzionali, ma raccomanda che queste siano adottate solo se sono a costo nullo o molto basso.

In Italia, in considerazione di possibili effetti a lungo termine, sono stati adottati, per la protezione del pubblico, dei limiti di esposizione inferiori a quelli raccomandati dall’Unione Europea esclusivamente per la protezione dagli effetti accertati, a breve termine. Questi limiti sono comunque sensibilmente più alti di quelli che normalmente si riscontrano nelle vicinanze di elettrodotti o di impianti elettrici di trasformazione.

Per la protezione dei lavoratori valgono invece anche in Italia i limiti europei, stabiliti da una specifica Direttiva. Questi limiti sono conformi a quanto raccomandato dalla Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti (ICNIRP) per la protezione dagli effetti a breve termine.

Per ulteriori approfondimenti si vedano le sezioni "Effetti sulla salute" e "Documenti".

Pubblicato il 05-03-2012 in In rilievo , aggiornato al 07-03-2012

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