
Stefano Vella
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Negli Stati Uniti un atleta giovane che svolge attività agonistica muore ogni tre giorni a causa di un problema cardiovascolare nascosto. In molti di questi casi, gli atleti appaiono in buona salute senza aver mai manifestato disfunzioni cardiache.
Secondo un gruppo di ricercatori italiani dell'Università di Firenze, tra gli atleti che svolgono attività agonistica includere l’elettrocardiogramma nello screening delle eventuali disfunzioni cardiache dovrebbe migliorare la scoperta dei soggetti a rischio di morte improvvisa.
In molti paesi europei e negli Stati Uniti, le autorità raccomandano la valutazione ed esami accurati antecedenti l’attività sportiva, con una anamnesi dettagliata che comprenda anche la storia familiare, e attenti esami fisici. Nonostante l’ECG venga considerato uno strumento controverso per il rapporto costo-efficacia e il numero di falsi positivi, in Italia gli atleti che hanno intenzione di praticare attività agonistiche devono aver eseguito due elettrocardiogrammi, uno con il soggetto a riposo e l’altro sotto sforzo, per stabilire l’attività elettrica del cuore.
In questo studio sono stati sottoposti all’ECG 30.065 atleti di cui 348 (1.2%), con ECG rilevato a riposo, hanno avuto test anormali, mentre 1459 (4.9%) hanno avuto risultati anormali durante l’esercizio: l’età media dei soggetti con risultato anomalo durante l’esercizio è stato di 30.9 anni, mentre l’età media di quelli con il risultato normale è stato di 24.9 anni.
L’ECG dovrebbe essere aggiunto ai programmi di screening per tutte le persone che prendono parte alle attività sportive competitive in particolare a tutti quelli che hanno età medie o ai più anziani. Lo studio è stato pubblicato online su British Medical Journal. HealthDay - 3 luglio 2008