
10.1 Gestione del nodulo tiroideo
10.2 Diagnosi citologica ed indicazione alla terapia chirurgica
10.3 Terapia chirurgica e terapia radiometabolica con Iodio-131
10.4 Follow-up
10.5 Gestione della malattia avanzata
Il medico di medicina generale (MMG) ha un ruolo centrale in tutte le fasi della malattia perché è chiamato
alla prima impostazione diagnostica del nodulo tiroideo e deve seguire il paziente in tutte le fasi della
malattia dalla diagnosi, alla terapia ed al follow-up. Il suo apporto a tutto il percorso di cura del paziente è
essenziale sia per la conoscenza che ha del paziente, del suo contesto familiare e sociale, sia del
rapporto nel tempo che gli permette di fornire al paziente le informazioni utili a favorire la compliance, a
gestire l’ansia ed i dubbi, ma anche ai fini dello sviluppo di un percorso di cura integrato e coerente che
permetta a tutto il sistema curante di fornire prestazioni appropriate. Questo è insito nella specificità
epidemiologica, metodologica e clinica della medicina generale, secondo la definizione che ne ha dato
WONCA (World Organization of Family Doctors) 2002 e nel ruolo della medicina generale nel sistema
curante nel suo complesso e nelle Cure Primarie in particolare.
10.1 Gestione del nodulo tiroideo
Il MMG si trova a gestire due situazioni:
- nodulo tiroideo palpabile;
- nodulo tiroideo non palpabile, di riscontro casuale in corso di indagini ultrasonografiche ed in particolare
Ecocolordoppler dei TSA.
Noduli tiroidei palpabili sono riscontrabili nel 4-7% della popolazione generale, con una maggiore
frequenza nella popolazione femminile (1).
Una particolare attenzione deve avere il MMG nel collaborare con i colleghi dei centri specialistici per
tenere sotto stretto controllo le famiglie di pazienti affetti da MEN 2 a rischio per il carcinoma midollare
della tiroide.
Un livello di attenzione elevato va comunque rivolto ai pazienti adulti che sono stati sottoposti durante
l’infanzia a terapia radiante nella parte superiore del corpo (collo e testa).
In questi pazienti, la palpazione periodica della tiroide deve essere particolarmente attenta (2).
Il fattore di rischio legato alla carenza iodica ha perso gran parte del suo peso nella popolazione italiana
per le modificate abitudini alimentari che hanno operato una profilassi iodica anche inapparente
(maggiore varietà della provenienza degli alimenti).
Maggiore attenzione va dedicata all’esposizione a iodio radioattivo in occasione di incidenti nucleari non
tanto per il rischio sulla popolazione italiana, ma per la maggiore circolazione di persone tra i vari stati
europei, per cui il MMG può trovarsi ad avere tra i suoi assistiti permanenti o temporanei persone a
maggior rischio, provenienti ad esempio dalla Bielorussia o dall’Ucraina.
Poiché la maggior parte dei noduli tiroidei è asintomatica, occorre che il MMG esegua la palpazione
della tiroide durante una visita medica ambulatoriale, anche se eseguita per altri motivi e che annoti sulla
cartella clinica del paziente il dato relativo alla presenza o meno di gozzo o di noduli tiroidei, con
l’indicazione della eventuale sede, dimensione e caratteristiche cliniche o di linfonodi loco-regionali
palpabili.
I noduli palpabili sono di solito > 1 cm, noduli < 1 cm sono palpabili solo se localizzati nella parte anteriore
della ghiandola ed in individui con conformazione del collo favorevole.
Tuttavia, la diffusione delle indagini ultrasonografiche ed in particolare dell’Ecocolordoppler dei TSA ha
comportato un aumento della rilevazione di noduli tiroidei non palpabili rilevati come reperto occasionale
(dal 19 al 67% della popolazione) (1).
Nodulo tiroideo palpabile
Il MMG che riscontra un nodulo tiroideo palpabile durante una visita per altri motivi o a cui il paziente
segnala la comparsa di un nodulo nella parte anteriore del collo, deve impostare l’iter diagnostico che
prevede:
- valutazione dello stato funzionale tiroideo mediante la determinazione del livello di TSH circolante.
- valutazione ecografica delle caratteristiche del nodulo che, anche se non consente di discriminare in
maniera certa i noduli benigni da quelli sospetti o maligni, fornisce un elemento ulteriore oltre alla clinica
per definire la priorità della richiesta dell’esame citologico mediante FNA.
Le seguenti caratteristiche orientano verso il sospetto di malignità:
a) presenza di microcalcificazioni intranodulari;
b) margini irregolari;
c) spiccata ipoecogenicità;
soprattutto se accompagnati da un quadro clinico di allarme:
a) fissità del nodulo, irregolarità della superficie, consistenza dura;
b) presenza di linfonodi loco-regionali palpabili.
Le seguenti caratteristiche orientano verso la benignità:
a) noduli iperecogeni;
b) presenza di orletto ipoecogeno;
c) margini ben definiti;
d) noduli cistici;
- l’esame citologico mediante FNA: la percentuale di noduli maligni è bassa (dal 3 al 5%), ma è
indispensabile per la diagnosi.
Il compito del MMG in questa fase deve tener conto sia di un aspetto clinico sia relazionale.
Sul versante clinico deve condividere con i colleghi specialisti:
- criteri di allarme;
- percorso del paziente con nodulo tiroideo;
per gestire la priorità dell’esame citologico mediante FNA.
Sul versante relazionale, il suo compito è importante per fugare le possibili ansie ingiustificate del
paziente e permettere un consenso consapevole all’esecuzione degli approfondimenti diagnostici in
quanto il MMG, tenendo conto del vissuto del paziente e del suo contesto, è nelle condizioni ideali per
fornire una attenta informazione su:
- iter diagnostico;
- motivazione clinica che sottende la richiesta degli esami di completamento diagnostico;
- modalità di esecuzione, potenzialità diagnostiche e reali possibili complicanze del FNA.
Un’esperienza di questo tipo è stata iniziata nella provincia di Reggio Emilia attraverso un tavolo di lavoro
sull’appropriatezza clinica nella gestione delle principali patologie tiroidee, composto da MMG, da
endocrinologi della rete endocrinologica provinciale comprendente endocrinologi della ASL e
dell’azienda ospedaliera e specialisti ambulatoriali e rappresentanti delle direzioni sanitarie delle due
aziende sanitarie, con l’obiettivo di condividere nell’ambito della gestione del nodulo tiroideo i criteri di
priorità della richiesta dell’esame e l’iter diagnostico successivo con una forte integrazione tra Cure
Primarie e rete ospedaliera.
Nodulo tiroideo non palpabile
L’altra condizione che si può trovare a gestire il MMG è il riscontro casuale di un nodulo non palpabile di
dimensioni < 1-1.5 cm segnalato nel corso di una indagine ecografica eseguita per altre motivazioni
cliniche e in particolare l’Ecocolordoppler dei TSA.
Il MMG dovrà concordare l’iter diagnostico successivo con il paziente tenendo conto anche del suo
vissuto.
Anche in questo caso è indispensabile un esame citologico mediante FNA sotto ecoguida (3) per
definire la diagnosi.
La discussione è aperta sulla necessità di richiedere un esame citologico per noduli < 1 cm oppure
proporre un follow-up ecografico e procedere all’esame citologico nel caso di aumento di volume, in
assenza di altre indicazioni cliniche o anamnestiche.
Se, in assenza di carenza iodica, sembra ragionevole ritenere che il microcarcinoma papillare abbia un
rischio di diffusione graduato a seconda delle dimensioni:
- in presenza di noduli < 1 cm si può proporre un follow-up ecografico;
- in noduli > 1 cm è bene richiedere l’esame citologico mediante FNA ecoguidata (4).
Nell’assumere questa decisione si devono tenere in considerazione l’ansia del paziente su cui interviene
sicuramente una corretta comunicazione ed informazione, il suo vissuto ed inoltre, i limiti di rilevazione
della ecoguida (noduli < 0.2 cm).
10.2 Diagnosi citologica e indicazione alla terapia chirurgica
In questa fase il ruolo del MMG è di condividere con i colleghi specialisti l’informazione e il counselling
soprattutto nei casi dubbi all’esame citologico.
Infatti, il paziente spesso si rivolge al MMG per discutere con lui l’iter terapeutico proposto dallo
specialista, soprattutto per valutare il rapporto tra benefici attesi e possibili complicanze della
tiroidectomia.
La comunicazione con il paziente assume in questa fase un valore primario, soprattutto per favorire un
consenso veramente consapevole del paziente. Per questo è essenziale la condivisione tra MMG e
specialista.
10.3 Terapia chirurgica e terapia radiometabolica con Iodio-131
Nella fase post-operatoria il MMG deve gestire due tipi di problematiche, cliniche e relazionali.
Le problematiche cliniche riguardano soprattutto la gestione delle possibili complicanze:
- ipoparatiroidismo, che spesso è transitorio soprattutto nel controllo della calcemia ed il monitoraggio
della terapia sostitutiva;
- riconoscimento precoce delle lesioni del nervo laringeo ricorrente e del nervo laringeo superiore, per
condividere con i colleghi foniatri le possibilità riabilitative.
Le problematiche relazionali sono di solito relative alle prospettive future, dal risultato estetico della
cicatrice chirurgica, all’iter terapeutico successivo.
In particolare, per la terapia radiometabolica con Iodio-131, il ruolo del MMG è fornire un rinforzo alle
raccomandazioni fornite dal medico nucleare sulla radioprotezione, soprattutto nelle famiglie in cui ci
sono bambini o donne in gravidanza, e la gestione delle possibili complicanze, soprattutto la frequente
scialoadenite, per fornire un rinforzo riguardo alla benignità e transitorietà del disturbo.
10.4 Follow-up
Il ruolo del MMG è condividere con lo specialista il follow-up clinico-strumentale per favorire un’adesione
consapevole del paziente, aiutandolo a considerare nella giusta prospettiva gli effetti della necessaria
sospensione della terapia con Tiroxina, per permettere l’esecuzione della scintigrafia total body.
Ma soprattutto è importante una gestione della terapia soppressiva con Tiroxina e delle sue possibili
complicanze, in particolare le complicanze aritmiche, soprattutto per quanto riguarda la comunicazione
con il cardiologo.
10.5 Gestione della malattia avanzata
Il ruolo del MMG nella gestione della malattia avanzata consiste soprattutto nell’accompagnamento del
paziente in un percorso condiviso con l’endocrinologo, l’oncologo ed il radioterapista per fornire al
paziente un ulteriore supporto per un consenso consapevole alle terapie proposte, ma soprattutto la
gestione delle complicanze.
Nei casi in cui non esistono più possibilità né di guarigione, né di controllo della malattia, ed in particolare
nel carcinoma anaplastico, quando ci si avvia verso la fase terminale, il MMG ha un ruolo importante nella
gestione delle cure palliative per il controllo dei sintomi.
I sintomi prevalenti sono legati alla ostruzione delle vie respiratorie, alla difficoltà alla deglutizione e alla
gestione del dolore, soprattutto in presenza di metastasi ossee.
In questa fase, il MMG ha il ruolo di condividere con i colleghi specialisti l’indicazione e le opportunità
offerte e le possibili complicanze degli interventi volti al controllo dei sintomi soprattutto per garantire le
pervietà delle vie aeree (5) sempre nel rispetto di una corretta comunicazione col paziente per garantire il
rispetto della sua volontà.
Il presupposto dell’efficacia delle cure palliative in questa come in tutte le situazioni di terminalità, si gioca
infatti molto su una comunicazione efficace e continua con il paziente prima di tutto, e con il suo contesto
familiare, e su una integrazione molto stretta tra le varie professionalità che operano nelle équipe
territoriali (MMG ed infermieri territoriali) e specialisti ospedalieri al fine di garantire al paziente il
massimo di qualità di vita possibile, salvaguardando le sue scelte soprattutto quella di rimanere a
domicilio.
Bibliografia
1. Welker MJ, Orlov D. Thyroid Nodules. Am Fam Physician 2003; 67:559-566
2. Screening per il carcinoma della tiroide. Guida ai servizi clinici di prevenzione. Parte B. Neoplasie
www.pnlg.it
3. Castro MR, Gharib H. Continuing controversies in the management of Thyroid Nodules Ann Intern Med
2005; 142:926-931
4. Pearce EN, Braverman LE. Papillary Thyroid Microcarcinoma Outcomes and Implications for
Traetment. J Clin Endocrinol Metab 2004; 89(8):3710-3712
5. Noppen M, et al. Interventional Bronchoscopy for Tratment of Tracheal Obstruction secondary to Benign
or Malignant Thyroid Disease. Chest 2004; 125:723-730