
Il carcinoma pancreatico presenta un basso tasso di incidenza in quasi tutte le popolazioni e pertanto
viene considerato un "cancro orfano". Questa patologia sarebbe di scarso interesse se il tasso di mortalità
non fosse così elevato. Inoltre, poiché il tasso di mortalità si avvicina a quello di incidenza, il cancro
pancreatico (CP) rappresenta la quarta o quinta causa più comune di morte per tumore, nella maggior
parte dei Paesi occidentalizzati. Alla fine degli anni ’90, la stima del numero di tumori pancreatici in tutto il
mondo era di 110.000 (1). Purtroppo, la maggior parte dei pazienti affetti da questa patologia muore a
causa della malattia e, per coloro che sopravvivono più a lungo, una diagnosi errata può essere un
problema (2). Grazie alla chirurgia, circa il 20% dei pazienti sopravvive a 5 anni, ma solo il 20% dei
pazienti può essere sottoposto alla resezione del pancreas.
Fattori demografici
Nei Paesi occidentali, l’età media dei pazienti alla diagnosi è di circa 70 anni e, come per quasi tutti gli
altri tumori diagnosticati in età adulta, i tassi di incidenza e mortalità sono fortemente in relazione all’età.
Solo circa il 5-10% dei pazienti sviluppa il cancro al pancreas prima dei 50 anni. Questo gruppo potrebbe
però comprendere pazienti affetti da un disturbo genetico congenito. La probabilità cumulativa di
sviluppare un tumore del pancreas nell’arco della vita è di circa l’1% negli uomini ed un po’ più bassa nelle
donne. Sembra ci sia correlazione minima, se non nessuna, con fattori di rischio ormonali legati al sesso
(3), mentre il fumo è il principale fattore responsabile per gli elevati tassi osservati nella popolazione
maschile.
Sono state riscontrate notevoli differenze razziali nella frequenza di cancro del pancreas, con percentuali
sensibilmente superiori nei neri rispetto ai caucasici, mentre le percentuali più basse sono state registrate
in alcune popolazioni asiatiche. I motivi non sono chiari: le differenze nel numero di fumatori non spiegano
l’elevato tasso di tumore pancreatico nei neri, tuttavia ci potrebbero essere differenze genetiche in
relazione alla razza nel processo di detossificazione delle sostanze carcinogeniche prodotte dal tabacco.
Un altro fattore importante potrebbe essere l’elevata prevalenza di insufficienza di vitamina D nella
popolazione nera (4).
Distribuzione globale
La distribuzione del cancro pancreatico mostra una curiosa distribuzione geografica, con tassi più alti
osservati man mano che ci si allontana dall’equatore (5). Ciò potrebbe essere correlato ai bassi livelli di
vitamina D, fortemente legato all’esposizione alla luce del sole e ai raggi ultravioletti (6,7). I tassi di
mortalità in Italia sono intermedi rispetto agli altri Paesi europei (Tabella 1) con la presenza di variazioni tra
Nord e Sud, più elevati nell’Italia settentrionale, intermedi nell’Italia centrale e bassi nell’Italia meridionale
(Tabella 2).
Tabella 1 Tumore pancreatico: numero stimato di casi, decessi, tassi standardizzati (standard europeo)
per 100.000 abitanti. Età: 0-84. Anno 2006
Tabella 2 Mortalità per tumore al pancreas in Italia nel 2002: numero di decessi, tasso di mortalità per
100.000 abitanti. Età: 0-84
Time trend
Con l’aumentare della durata della vita, la frequenza assoluta di questa patologia è destinata ad
aumentare. Questo avviene soprattutto in Cina, India e nelle Regioni asiatiche dove le popolazioni stanno
invecchiando. Un altro fattore che porta ad un aumento del numero di casi in queste regioni è che, al
contrario dei Paesi occidentali, sempre più persone iniziano a fumare (8). In Italia, mentre i tassi
standardizzati per età sono stati relativamente stabili negli ultimi 20 anni, il numero di morti è raddoppiato
a causa dell’invecchiamento della popolazione (Figura 1).
Figura 1 Mortalità per tumore al pancreas in Italia: 1980-2002: numero di decessi, tasso standardizzato
(popolazione mondiale) di mortalità per 100.000 abitanti. Età: 0-84
Fumo
L’associazione tra fumo e cancro del pancreas è stata dimostrata da quasi tutti gli studi pubblicati a partire
dal 1966 (9). Sebbene tale associazione non sia così forte come per il cancro del polmone, in cui vi è
contatto diretto tra tessuto polmonare e prodotti del tabacco, il fumo di sigaretta è responsabile di circa il
70-100% di aumento del rischio di cancro pancreatico. Il fumo rimane un fattore di rischio modificabile:
dopo aver smesso di fumare, il rischio diminuisce gradualmente, senza però ritornare ai livelli di base
prima di almeno dieci anni (10). Anche il tabacco da pipa e sigari aumenta il rischio di tumore pancreatico
e recenti studi hanno indicato anche il tabacco da masticare come fattore di rischio (11). Sulla base della
frequenza del fumo nella popolazione, il rischio attribuibile a questo fattore di rischio (cioè la riduzione
complessiva delle percentuali di tumore pancreatico se il fumo fosse completamente eliminato) è di circa il
25%.
Alcool
L’alcool è un noto fattore di rischio per tumori insorti in diversi organi, compreso l’esofago ed il fegato, ma
può essere un fattore di rischio anche per cancro del pancreas? Poiché esiste una forte relazione tra fumo
ed alcool, ogni rischio attribuito/correlato all’alcool può essere causato da fattori di confondimento legati al
fumo. La maggior parte degli studi non hanno evidenziato una relazione tra alcool e tumore pancreatico o
solo una lieve associazione probabilmente dovuta a fattori di confondimento da parte del fumo (12,13). In
una recente analisi di 14 studi è stata riscontrata solo una bassa associazione per i soggetti appartenenti
alla categoria di consumo più elevata di alcool, e solo nelle donne (14).
Alimentazione
Esistono naturali differenze nelle abitudini alimentari a livello regionale e nazionale, per cui spesso si tende
ad attribuire all’alimentazione parte delle differenze osservate nella frequenza di questa patologia tra i
diversi Paesi. E’ comunque difficile definire un legame tra alimentazione e cancro a causa di problemi
metodologici nella raccolta e valutazione delle informazioni sulle abitudini alimentari. In studi di coorte, le
informazioni di tipo alimentare raccolte prima della comparsa dei sintomi si sono dimostrate migliori
rispetto agli studi caso-controllo. Tuttavia, negli studi di coorte, non è stato dimostrato che l’alimentazione
sia costante nell’intervallo di tempo che intercorre tra la raccolta dei dati e la diagnosi del tumore.
Diversi studi suggeriscono che monitorando il consumo calorico complessivo e/o l’obesità si può
prevedere l’insorgenza del tumore pancreatico (15-18). Il meccanismo può essere costituito
dall’insorgenza diretta o indiretta del tumore per mezzo di un legame tra obesità e risposte infiammatorie
(19). E’ stato più difficile trovare un particolare responsabile tra i tanti e diversi prodotti alimentari. Ad
esempio, un elevato contenuto glicemico causato da eccesso di carboidrati non sembra portare a questa
patologia (20-22). Una maggiore assunzione di proteine è stata considerata un fattore di rischio in alcuni
studi, ma non ha trovato conferma in altri (23).
Sembra che i flavonoidi, antiossidanti naturali ampiamente presenti nelle piante, riducano il rischio di
alcuni tumori. Non ci sono evidenze sufficienti che dimostrino che questi possono agire come fattori di
protezione alimentare nel CP (24,25).
Negli Stati Uniti, circa la metà della popolazione adulta consuma vitamine supplementari. Queste sostanze
od altri micronutrienti possono avere un ruolo nel ridurre il rischio di cancro del pancreas? Diversi studi
hanno esaminato i folati, che possono svolgere un modesto ruolo di protezione, in particolare nei fumatori
(26-29). Anche la vitamina D può proteggere contro il tumore del pancreas per il suo ruolo di supporto nel
metabolismo del calcio od attraverso altri meccanismi. E’ difficile una valutazione precisa del ruolo della
vitamina D, per la possibile interferenza con la luce del sole e con l’alimentazione; tuttavia, alcuni studi
sostengono un suo effetto protettivo (6,30).
Secondo alcuni ricercatori un altro micronutriente, la metionina, potrebbe avere un ruolo protettivo contro il
tumore pancreatico (26,31,32). La metionina, un aminoacido essenziale che contiene zolfo, è presente
nella carne, nel pesce e nei legumi. L’interazione tra metionina ed altri componenti alimentari come i folati,
può ridurre ancor più il rischio di questo tipo di tumore (32).
Obesità ed attività fisica
Tra i potenziali fattori di rischio modificabili, una particolare attenzione merita l’obesità. In due recenti studi
sistematici e meta-analisi di studi osservazionali prospettici, l’aumento dell’indice di massa corporea
(IMC) è stato correlato ad un aumento del rischio di CP (33,34). Questa correlazione, confermata in studi
recenti, sembra essere lievemente maggiore nelle donne (35,36). Pochi sono gli studi volti a confermare il
ruolo dell’obesità centrale, quali la circonferenza del giro vita e del rapporto giro vita-fianchi, l’insulina e la
resistenza all’insulina sull’insorgenza del cancro del pancreas (35,37). Infine, i risultati sull’associazione
tra attività fisica e rischio sono molto contraddittori (36-38).
Diabete
Il diabete, uno dei disturbi cronici più comuni nelle popolazioni occidentalizzate, rappresenta un fattore di
rischio e studi caso-controllo e prospettici hanno dimostrato un aumento del rischio di tumore pancreatico
in pazienti affetti da diabete di tipo II (39,40). Una meta-analisi di studi condotta su pazienti affetti da
diabete da lungo tempo (> 10 anni) ha rilevato un aumento del 50% di rischio di tumore pancreatico (41).
L’eccessiva assunzione di carboidrati od il complessivo contenuto glicemico non sembrano essere
associati a questa patologia (23).
I medici sono consapevoli del fatto che l’improvvisa ed inaspettata insorgenza del diabete possa essere
un sintomo precoce di tumore del pancreas (42). L’insorgenza del tumore pancreatico subito dopo
l’insorgenza del diabete è un esempio di inversione di causalità, ma non indebolisce il rapporto del
diabete da lunga durata e rischio di sviluppare successivamente un CP.
Recentemente, è stato analizzato l’impatto della terapia per il diabete sull’insorgere di cancro pancreatico
ed è stato riportato che la metformina, un agente antidiabetico orale, sembra associata ad una
diminuzione del rischio di tumore del pancreas (43).
Pancreatite
In molti organi, una malattia benigna si è trasformata nel tempo in patologia tumorale, quindi non è
sorprendente che molti studi abbiano dimostrato come la pancreatite cronica rappresenti un fattore di
rischio per il cancro del pancreas. In un ampio studio retrospettivo condotto su pazienti affetti da
pancreatite cronica, escludendo quelli con malattia diagnosticata entro i 4 anni precedenti l’insorgenza di
cancro pancreatico, è stato riscontrato un rischio di tumore 13.3 volte più elevato. Questo risultato è stato
confermato in molti altri studi (44-46). Tuttavia, la pancreatite cronica è una patologia rara e risulta che la
frequenza cumulativa di tumore pancreatico, a 20 anni dalla diagnosi di pancreatite cronica, sia solo di
circa il 5%. Pertanto la pancreatite rappresenta una causa relativamente minore di CP.
L’associazione tra pancreatite e CP è particolarmente elevata in pazienti affetti da una rara forma
dominante ereditaria autosomica di pancreatite, la cui insorgenza si verifica durante o subito dopo
l’infanzia. In questo caso, il rischio di insorgenza è di circa 50 volte maggiore ed il rischio nell’arco della
vita è di circa il 40-55% (47-49).
Allergie
Molti sono i tipi di allergia ed una valutazione accurata delle relazioni tra questa variabile e la comparsa del
cancro risulta problematica. Tuttavia, in numerosi studi è stato riscontrato che le allergie contribuiscono a
ridurre il rischio di tumore del pancreas (50-53). L’ipotesi avanzata in questi studi è che il sistema
immunitario iperattivo in persone allergiche porta ad una maggiore sorveglianza e protezione contro lo
sviluppo di cellule tumorali pancreatiche (54).
Patologie periodontali
In tre studi clinici, la perdita di denti o malattie periodontali sono state associate ad un aumento del rischio
di tumore pancreatico (55). L’associazione sembra essere indipendente da altri fattori noti, come il fumo,
ma non tutti gli autori sono stati in grado di aggiustare le stime per la presenza di diabete, che costituisce
un importante fattore di rischio per le malattie periodontali.
Gruppi sanguigni
In un ampio studio prospettico, su circa un milione di persone/anni di osservazione, è stata osservata una
correlazione tra gruppo sanguigno e tumore del pancreas (56). In accordo con diversi studi minori
precedenti, avere un gruppo sanguigno di tipo non-O sarebbe responsabile del 17% dei tumori
pancreatici. L’esatto meccanismo che collega il cancro del pancreas ai gruppi sanguigni non è ancora
noto.
Infezioni
Il pancreas è soggetto a malattie virali (parotite) ed infezioni batteriche (salmonella enterica e salmonella
typhi), che possono causare episodi di pancreatite acuta. Perciò, è stata avanzata l’ipotesi che un certo
numero di tumori pancreatici potrebbe essere conseguente ad infezioni virali o batteriche. In due studi è
stata rilevata un’associazione con le infezioni da epatite B o C. In particolare, il legame risulta più forte nei
casi di epatite B (57,58). Contraddittori sono invece i risultati sulla possibile associazione tra infezione da
Helicobacter pylori e tumore pancreatico (59-61).
Farmaci
Aspirina ed agenti anti-infiammatori non-steroidei sono ampiamente utilizzati nelle terapie farmacologiche.
Questi farmaci dovrebbero ridurre il rischio di alcuni tumori gastrointestinali, ma non vi sono evidenze
convincenti che diminuiscano anche il rischio di tumore pancreatico (62-68).
E’ stato ipotizzato che le statine, una classe di farmaci usati per abbassare il livello di colesterolo,
svolgano un ruolo chemopreventivo per il cancro pancreatico. Tuttavia, i risultati disponibili sono
discordanti e non supportano un ruolo protettivo (69,70).
Suscettibilità genetica
Con il completamento del progetto genoma umano, si è assistito ad una crescente attenzione per la
genetica del cancro pancreatico familiare e sporadico. L’insorgenza del CP può essere associata a varie
sindromi tumorali familiari attribuite a mutazioni ereditarie presenti in geni specifici (71), mentre la
suscettibilità al cancro pancreatico sporadico può essere parzialmente attribuita a polimorfismi di geni che
codificano per enzimi metabolizzanti tabacco ed alimenti, così come a geni coinvolti nella riparazioni del
DNA.
Malattie genetiche ereditarie
Sebbene non sia stato ancora riconosciuto il difetto genetico responsabile della maggior parte dei casi di
carcinoma pancreatico familiare, sta aumentando la lista delle malattie associate alla mutazione della linea
germinale che aumentano notevolmente il rischio di tumore pancreatico (Tabella 3). Queste sindromi sono
definite in primo luogo da un fenotipo clinico, in cui il CP non è il primo fenotipo. Queste sindromi
comprendono: la sindrome multipla atipica familiare del melanoma (Familial Atypical Multiple Mole
Melanoma, FAMMM), la sindrome di Peutz-Jeghers (PJS), la pancreatite ereditaria (HP), il cancro
colorettale ereditario non poliposico (HNPCC), la sindrome di carcinoma familiare della mammella e
dell’ovaio (FBOC), la fibrosi cistica (FC), la poliposi adenomatosa familiare (FAP), l’atassia telangiectasia
(AT) e l’anemia di Fanconi (FA). La maggior parte delle malattie sono ereditate secondo un modello di
trasmissione autosomica dominante, fatta eccezione per FC, AT e FA, che sono malattie autosomiche
recessive. Il termine carcinoma pancreatico familiare (FPC) è usato nel contesto delle famiglie con almeno
due parenti di primo grado affetti da adenocarcinoma pancreatico duttale, in assenza di un accumulo di
altri tumori o di altre malattie ereditarie. Altre patologie, come la neoplasia endocrina multipla di tipo 1
(MEN-1), la malattia di Von Hippel-Lindau (VHL) e malattie rare, quali la neurofibromatosi di tipo 1 e la
sclerosi tuberosa, sono state associate ai tumori neuroendocrini del pancreas. Secondo alcuni, molte di
queste mutazioni germinali aumentano il rischio di insorgenza precoce di cancro al pancreas, in
particolare se correlate al fumo (72).
Tabella 3 Fattori genetici per il tumore al pancreas
Polimorfismi genetici
Sono stati studiati molti polimorfismi genetici come potenziali fattori di rischio per la suscettibilità a questa
patologia. Sono state riportate correlazioni con polimorfismi di geni coinvolti in processi metabolici
(MTHFR, GSTP1, NAT1, NAT2, TS e UGT1A7) o di riparazione del DNA e polimorfismi genetici (ATM,
LIG3, XPF e XRCC3). Tali studi necessitano però di ulteriori conferme. In termini di suscettibilità ai tumori,
nella maggior parte dei polimorfismi genetici, vi è bassa penetranza ed un rischio relativo ridotto (1.5-2.0).
Tuttavia, la proporzione dei casi sporadici attribuibili a geni polimorfici può essere elevata, in quanto è
altrettanto elevata la frequenza degli alleli "a rischio" nella popolazione.
Conclusioni
Il CP è il più raro tra le neoplasie dell’apparato gastrointestinale, preceduto solo, come rarità, dai
carcinomi dell’intestino tenue.
La posizione remota del pancreas, la mancanza di uno specifico marcatore diagnostico, la difficoltà di
stabilire la diagnosi tissutale, la natura aggressiva dell’adenocarcinoma pancreatico, la scarsa risposta a
chemio e radioterapia sono tutti fattori che contribuiscono all’aumento dei tassi di mortalità. Le strategie
preventive finora note sono limitate a ridurre l’esposizione al fumo e mantenere il peso corporeo normale.
Inoltre, il consumo di sufficienti quantità di frutta e verdura sembra un obiettivo ragionevole, anche in
assenza di forti prove epidemiologiche. Attualmente, malattie genetiche ereditarie spiegano solo il 5-10%
del totale dei casi di CP. Ulteriori ricerche dovrebbero essere svolte in modo da fornire una spiegazione
per le notevoli differenze razziali nella frequenza, individuare la sorprendente correlazione con il gruppo
sanguigno e l’eventuale relazione del cancro pancreatico a virus oncogenici, validare i tanti apparenti
polimorfismi che sono stati provvisoriamente individuati come fattori di rischio.
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