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<!-- |           Istituto Superiore di Sanità 4 v.1.0 - 20130523            | -->
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		<title>Istituto Superiore di Sanità  - Ufficio Stampa</title> 
		<link>http://www.iss.it/pres/</link>
		<description>Ufficio Stampa: Le novità del Sito</description>
		<language>it</language>
		<managingEditor>Gruppo Web (webmaster@iss.it)</managingEditor>
		<webMaster>Gruppo Web (webmaster@iss.it)</webMaster>
		<pubDate>Thu, 23 May 13 01:01:46 +0200</pubDate>
		<lastBuildDate>Thu, 23 May 13 01:01:46 +0200</lastBuildDate>
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		<item>
			<title>Primo Piano - Traumi: uno su dieci è agli arti superiori</title> 
			<description>ISS 10 maggio 2013 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



Sono oltre 1 milione e 300 mila le persone che ogni anno si recano in pronto soccorso per un infortunio all’arto superiore costituendo il 6% del totale degli accessi al pronto soccorso e il 20% degli accessi per trauma e 200mila i ricoverati. Sono queste le stime che l’Istituto Superiore di Sanità ha rilevato per il progetto “Manisicure” della Società Italiana di Chirurgia della Mano (SICM) e che costituiscono il focus del workshop “Tre anni per la prevenzione dei traumi all’arto superiore” in programma all’ISS il 13 maggio 2013. Durante l’incontro sarà presentata la Campagna di prevenzione degli infortuni alla mano del bambino per il triennio 2013-2015 della SICM.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
L’ISS ha quantificato in una forbice compresa tra 1.383.000 e 1.606.000 il numero di prestazioni annue di pronto soccorso secondarie a traumatismi dell’arto superiore. “Si tratta di una patologia mediamente non grave ma certamente assai frequente dal momento che in PS 1 prestazione su 5 secondaria a incidente o violenza interessa l’arto superiore - afferma Alessio Pitidis, direttore del reparto Ambiente e Traumi e responsabile del SINIACA, il sistema di sorveglianza degli incidenti in casa. - Dai dati sintetici risulta che circa 890mila all’anno sono gli accessi in pronto soccorso per un trauma alla mano mentre oltre 660mila/anno sono quelli che interessano il braccio. Non sono rare le situazioni mediamente critiche, suscettibili di rischio evolutivo negativo se non trattate adeguatamente: oltre 1 accesso su 10 arriva in codice giallo o talvolta anche rosso”.&lt;br /&gt;
Il tasso di ricovero tra gli infortunati alla mano o al braccio è in media del 10% ma con differenze marcate se l’infortunio principale è localizzato alla mano (5,1%) ovvero al braccio (17,4%). 
Complessivamente i ricoveri con diagnosi di lesioni al braccio e/o alla mano registrati nel sistema delle Schede di Dimissione Ospedaliera (SDO) sono circa 200mila (circa 1,8% del totale dei ricoveri che si registrano in un anno in Italia e il 20% di quelli per trauma), con un tasso di incidenza di circa 340 casi per 100.000 ab./anno. I maschi con circa 111mila casi presentano un’incidenza superiore a quella delle femmine (387 vs 280 casi per 100.000 ab./anno) che contano circa 86mila ricoveri. L’andamento per età dei tassi di incidenza di ricovero ospedaliero mostra 2 picchi, il primo (400 casi per 100.000 ab./anno) centrato sui 12 anni di età, il secondo nelle età più avanzate (700 casi per 100.000 ab./anno).&lt;br /&gt;
Per la maggior parte si tratta di prestazioni ospedaliere in regime di ricovero ordinario (81,3%) che nel 62% dei casi riveste carattere di urgenza, tuttavia per i traumi alla mano la quota di ricoveri in regime di Day Hospital sale al 26,6%, indipendentemente dal genere del soggetto ricoverato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Principalmente (58,3%) il ricovero avviene per lesioni singole (solo mano o solo braccio), soprattutto in caso di lesione alla mano dove la lesione singola arriva al 65,1%, tuttavia va rimarcato come il multitrauma delinei un quadro più grave –indice di maggior violenza nel trauma- con una degenza media 3 volte superiore rispetto alla lesione singola (8,8 vs 2,9 giorni di degenza). La distribuzione dei casi di ricovero per genere e distretto corporeo interessato mostra una forte associazione tra traumi alla mano e genere maschile mentre le lesioni al braccio interessano maggiormente il genere femminile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Nel campione di ricoveri ove è nota l’eziologia spicca il ruolo degli incidenti sul lavoro che in termini relativi pesano tre volte di più nei traumi della mano rispetto a quelli che interessano il braccio.&lt;br /&gt;
Nei bambini (0-14 anni) l’intervento più praticato l’applicazione di un tutore per le fratture dell’avambraccio (30%), nei giovani (15-30 anni) la chirurgia eseguita per la riduzione della frattura di carpo e metacarpo (13%), negli adulti (31-65 anni) la riduzione cruenta della frattura di radio e dell’ulna, (10%), mentre tra gli anziani (oltre 65 anni) prevale frattura dell’omero (17%).
Alla luce di dati così allarmanti la SICM ha costituito il gruppo di studio per la prevenzione degli infortuni alla mano, TrauMaNo e ha indetto la Campagna di Prevenzione degli Infortuni alla Mano del Bambino per il triennio 2013-2015 con il coinvolgimento del Ministero della Salute, del MIUR e del Ministero dell'Interno.&lt;br /&gt;
Per fruire e rapidamente disporre di informazioni e suggerimenti è possibile interrogare il sito del gruppo di studio della SICM, &lt;a title="" href="http://www.manisicure.eu"&gt;manisicure&lt;/a&gt; , che tra l'altro proietta, in chiave europea, gli interessi di prevenzione degli incidenti alle mani in collaborazione con la “Hand Trauma Committee” della Federazione europea delle società di chirurgia della mano (FESSH).
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			<link>http://www.iss.it/			pres/index.php?id=1340&amp;tipo=6&amp;lang=1</link>
			
		</item>
		<item>
			<title>Comunicati stampa - CS n° 12/2013 -Studio ISS-AIRTUM, primi dati sull’incidenza dei tumori nei siti italiani a rischio, al via la seconda fase per valutare le cause ambientali</title> 
			<description>Iss 8 maggio 2013&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Domani alle ore 11.30, a Siracusa, nel corso della XXXVIII Riunione del Gruppo per la Registrazione e l'Epidemiologia del cancro nei paesi di Lingua Latina (GRELL), dell'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) e dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), verranno presentati i risultati preliminari emersi dalla prima fase dello studio sull’incidenza dei tumori nei Siti d’interesse nazionale (SIN) condotto dal Dipartimento Ambiente e connessa Prevenzione Primaria dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e dall’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

L’analisi è stata condotta su 23 dei 44 siti d’interesse nazionale dello studio SENTIERI (http://www.epiprev.it/pubblicazione/epidemiol-prev-2011-35-5-6-suppl-4). In tali siti la presenza di un Registro Tumori ha permesso di condurre studi d’incidenza, più informativi rispetto alle precedenti analisi basate sui soli dati di mortalità, in quanto prendono in esame anche la patologia oncologica non letale, si basano solo sui casi con conferma istologica e consentono di confrontare territori caratterizzati da diversi livelli di sopravvivenza al cancro in relazione alle modalità di accesso ai migliori protocolli terapeutici. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Secondo i dati prodotti nel corso della prima fase di questo studio, nei SIN sono stati diagnosticati 57.391  casi di tumore negli uomini e 49.058 nelle donne. Questo dato, confrontato con quello previsto in base all'incidenza del pool dei Registri italiani distinti per macro-area (Registri dell'Italia Centrosettentrionale e Centromeridionale), mostra un eccesso del 9% negli uomini e del 7% nelle donne. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Compito del gruppo di lavoro ISS-AIRTUM è ora capire quale sia il contributo dell’inquinamento ambientale all’incremento specifico osservato. “Infatti” spiega Pietro Comba del Dipartimento Ambiente e connessa Prevenzione Primaria dell’ISS “tutti i tumori considerati possono essere causati da numerosi e diversi agenti attinenti sia all’ambiente, sia all’alimentazione e agli stili di vita. Quindi, per comprendere a fondo il significato di questi dati, è necessario confrontarli con altre due variabili: i dati di caratterizzazione ambientale, che indicano il livello di contaminazione delle diverse matrici (aria, acqua e suolo), e quelli cosiddetti di esposizione, che esprimono quanto la popolazione sia stata esposta a possibili fattori di rischio”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

“Entrambe queste analisi sono in corso di elaborazione” aggiunge Emanuele Crocetti, Segretario dell’AIRTUM, “e solo quando tutte queste informazioni saranno complete sarà possibile valutare pienamente quanto le condizioni ambientali incidano realmente sia sull’aumento del rischio di ammalarsi di alcuni tipi di tumore, sia sulla diminuzione dell’incidenza di altri, per esempio, nel caso dei tumori gastrici”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

L'attività del Gruppo di Lavoro ISS-AIRTUM procede ora su diverse direttrici: la caratterizzazione ambientale dei SIN, la valutazione delle evidenze disponibili nella letteratura scientifica sul nesso causale intercorrente fra le esposizioni presenti nei siti contaminati e l’incidenza delle sedi tumorali analizzate, le tecniche di analisi dei dati, le questioni connesse allo studio dei tumori infantili ed adolescenziali (700 casi individuati complessivamente in questo studio), il tema specifico dei mesoteliomi da amianto e l’applicazione di metodi d'indagine innovativi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

L'obiettivo del progetto collaborativo è chiarire quale sia la quota di casi di tumore in eccesso nei SIN e quali possano essere gli agenti chimici e le vie di esposizione responsabili, con la finalità di meglio mirare gli interventi di risanamento ambientale per perseguire un'efficace prevenzione. Per valutare in futuro l'auspicata riduzione dell'incidenza dei tumori nei siti contaminati, sarà opportuno che il progetto evolva in un sistema di osservazione permanente.
&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Entro la fine del 2013 è prevista la pubblicazione di un  documento ISS-AIRTUM contenente le analisi definitive.

&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
SINTESI DEI DATI PRELIMINARI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Dei 44 SIN oggetto dello studio SENTIERI per l’analisi della mortalità, 23 sono serviti da un Registro Tumori accreditato dall'AIRTUM (17 Registri Generali e 6 Registri Tumori Infantili). La popolazione complessiva oggetto dello studio è di circa 2.000.000 di persone. L'analisi è stata condotta sul periodo 1996-2005 per il totale dei tumori e per 35 sedi o gruppi di sedi tumorali specifiche. L'incidenza dei tumori rilevata in ogni SIN è stata confrontata con quella prevista in base all'incidenza del pool dei Registri italiani, distinguendo l'insieme dei Registri dell'Italia Centrosettentrionale e Centromeridionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Nel periodo in esame, nell'insieme dei 23 SIN considerati sono stati diagnosticati 57.391  casi di tumore negli uomini e 49.058 nelle donne, rispettivamente 9% e 7% in più rispetto a quanto previsto. A questo dato contribuiscono in particolare, in entrambi i generi, i tumori maligni di esofago, colon-retto, fegato, colecisti e vie biliari, pancreas, laringe, polmone, pelle (melanomi), rene e vie urinarie, vescica e linfoma non Hodgkin. Negli uomini, inoltre, si osservano eccessi di mesotelioma e tumori maligni di prostata, testicolo ed encefalo; fra le donne, tumori maligni della mammella, del sistema linfoemopoietico nel suo complesso e, in particolare, della leucemia mieloide cronica. Si osserva in entrambi i generi un deficit di tumori gastrici. Fra gli uomini si rileva un deficit di leucemie totali, linfoidi, anche croniche; fra le donne, deficit di tumori della tiroide, del corpo dell'utero e dei tessuti molli. 
Compito del gruppo di lavoro ISS-AIRTUM è ora capire quale sia il contributo dell’inquinamento ambientale all’incremento specifico osservato per alcune sedi tumorali. 
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			<link>http://www.iss.it/			pres/index.php?id=1339&amp;tipo=1&amp;lang=1</link>
			
		</item>
		<item>
			<title>Primo Piano - L’ISS ieri e oggi</title> 
			<description>ISS 03/05/2013&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Il ciclo annuale di incontri Storie e memorie dell’Istituto Superiore di Sanità è giunto al suo quinto appuntamento e gli organizzatori, fedeli alla vocazione dell’evento, anche per questa edizione hanno tratto e selezionato dall’ampio e prezioso patrimonio dell’ISS, ovvero dai suoi quasi 80 anni di storia, alcuni racconti e materiali inediti. Pubblicazioni, interviste, video, collezioni che danno lustro all’immagine del principale ente pubblico di ricerca medico-sanitaria in Italia. Il convegno, in programma il 6 maggio nell’Aula Pocchiari dell’ISS, prevede:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

- la presentazione del libro Il curaro degli Indios dell’Amazzonia da veleno a farmaco. Il ruolo di Giovanni Battista Marini Bettolo e dell’Istituto Superiore di Sanità (di Paola De Castro e Daniela Marsili), decimo quaderno della collana I beni storico-scientifici dell’ISS. Il volume, frutto della convenzione tra l’ISS e l’Accademia delle Scienze detta dei XL, ricostruisce la storia della ricerca sui curari condotta da Marini Bettolo, chimico, Direttore dell’ISS dal 1964 al 1971, Presidente dell’Accademia delle Scienze dal 1981 al 1989, docente presso vari atenei latinoamericani. E proprio qui, nel Sud America, conobbe il curaro, utilizzato dagli indigeni durante le battute di caccia come veleno per le frecce, e divenuto, grazie alla proficua collaborazione tra ricercatori italiani e latinoamericani, un anestetico ampiamente utilizzato in chirurgia, in quanto in grado di bloccare la trasmissione neuromuscolare. Il volume, oltre a raccontare l’incredibile viaggio del curaro dalle foreste dell’Amazzonia all’Occidente, offre ai lettori un ritratto, umano e scientifico, del grande chimico italiano, grazie anche ai contributi di alcuni dei suoi ex allievi.&lt;br /&gt;
- Le piante nei Libri Rari della Biblioteca dell’ISS (a cura di Rosalia Ferrara). Un vero e proprio viaggio esplorativo attraverso immagini selezionate delle piante medicinali. Immagini conservate nel Fondo antico della Biblioteca dell’ISS, comunemente denominato Fondo Rari, costituito da oltre mille volumi a stampa, pubblicati tra il 1504 ed il 1830. Tra questi anche 17 tavole anatomiche realizzate in età giovanile dallo scultore Antonio Canova (1757-1822).&lt;br /&gt;
- Proiezione del video Quando la stampante suonava Bianco Natale, con intervista a Gino Farchi, fisico ed epidemiologo dell’ISS, che racconta i primi passi dell’informatica all’interno dell’Istituto. Qui, infatti, risiedeva il primo enorme calcolatore, tanto grande da occupare un’intera stanza, utilizzato (all’epoca era un unicum) dagli scienziati dei più importanti centri di ricerca di Roma. Oltre che la rapida evoluzione dei pc, Farchi ricorda la tombola fatta con le cartelle del calcolatore, le squadre di calcio tra reparti dell’Istituto, le canzoni suonate con la stampante e molto altro, a dipingere un Istituto che, oltre ad essere luogo di ricerca e di lavoro, era per tutti una famiglia.&lt;br /&gt;
- Stralci di altri video storici, sei in tutto, tra cui uno dedicato a Rita Levi-Montalcini, altra grande personalità della scienza scomparsa di recente e, negli anni Sessanta, ospite presso i laboratori dell’ISS, dove ha potuto continuare le ricerche iniziate negli Stati Uniti che le varranno più tardi il Premio Nobel per la medicina.
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			<link>http://www.iss.it/			pres/index.php?id=1338&amp;tipo=6&amp;lang=1</link>
			
		</item>
		<item>
			<title>Comunicati stampa - CS n° 13/2013 - Passaggio di consegne all’ISS </title> 
			<description>Passaggio di consegne oggi, all’Istituto Superiore di Sanità, alla presenza del Ministro della Salute Renato Balduzzi, tra Enrico Garaci e Fabrizio Oleari, appena nominato alla Presidenza dell’Istituto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Enrico Garaci ha augurato buon lavoro al neopresidente di cui ha sottolineato, nel ricordare le tante emergenze sanitarie affrontate insieme, il valore umano e professionale. &lt;br /&gt;
Garaci ha inoltre indicato in Oleari una figura che è sicuramente in grado di garantire continuità all’importante ruolo che l’Istituto ha avuto sempre nella tutela della salute pubblica e nel supporto al Servizio Sanitario Nazionale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Enrico Garaci, da dodici anni alla guida dell’Istituto, ha più volte richiamato l’importanza dell’esperienza di questi anni ai vertici di una macchina così complessa e delicata, di importanza strategica per la tutela della salute e la ricerca scientifica per tutto il Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

E proprio in vista dei cambiamenti che attenderanno il futuro dell’Istituto ha ricordato come il suo valore consista anche nella ricchezza delle tante anime che lo compongono e delle sue diverse competenze scientifiche che gli consentono un’interdisciplinarietà che rappresenta una realtà unica in tutta Europa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Nel saluto di fronte alle rappresentanze dell’Istituto, il professor Garaci ha particolarmente sottolineato il valore del personale tutto che dall’amministrazione fino al cuore della ricerca, sono stati essenziali e preziosi nel lavoro quotidiano così come in ognuna delle sfide affrontate in questi anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;


Del personale Garaci ha sottolineato il senso dell’appartenenza alla struttura e alla sua missione pubblica, la vocazione etica al bene comune che si coniuga con una passione civile e scientifica augurandosi che i cambiamenti che necessariamente dovranno avvenire, così come è toccato anche a lui di operarli nel corso della sua Presidenza, avvengano però nel solco della sua solida tradizione e delle sue radici. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;


Qualche cifra&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

1600  le unità di personale impiegate di ruolo all’ISS, di cui 1200 addetti alla ricerca&lt;br /&gt;

840 unità di personale stabilizzate dal 2002 a oggi &lt;br /&gt;

120 brevetti depositati dal 2002, molti dei quali hanno dato origine ad accordi industriali&lt;br /&gt;

600 progetti di ricerca finanziati ogni anno&lt;br /&gt;

700 lavori pubblicati in media ogni anno su riviste indicizzate &lt;br /&gt;

2485 l’impact factor totale in un anno


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			<link>http://www.iss.it/			pres/index.php?id=1337&amp;tipo=1&amp;lang=1</link>
			
		</item>
		<item>
			<title>Comunicati stampa - CS n. 12/2013 - Arsenico, alcune precisazioni sullo studio di esposizione alimentare</title> 
			<description>Arsenico, alcune precisazioni sullo studio di esposizione alimentare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;




In relazione  a una possibile divulgazione dei dati completi dello studio dell’Istituto Superiore di Sanità sull’esposizione alimentare ad arsenico nelle popolazioni di alcune aree di natura vulcanica del Lazio (province di Viterbo, Roma e Latina), l’Istituto precisa che non esiste una versione completa delle analisi poiché le elaborazioni sono ancora in corso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
E' necessario fare alcuni chiarimenti nell’interesse delle popolazioni coinvolte relativamente all’allarme creato da alcune notizie riportate dagli organi di stampa sullo studio di esposizione alimentare condotto dall’ISS nella popolazioni delle aree interessate.&lt;br /&gt;
Le uniche informazioni eventualmente circolate sono da riferire verosimilmente a comunicazioni preliminari riservate ai soggetti partecipanti allo studio e ad essi selettivamente indirizzate per motivi di trasparenza nei confronti delle persone che avevano aderito allo studio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Tali informazioni non possono in alcun modo riflettere l’insieme dei risultati dell’intero studio e pertanto ogni uso di comunicazioni preliminari e non validate può essere improprio e addirittura fuorviante .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Nel rispetto delle popolazioni coinvolte nelle aree contaminate, inoltre, visto il clamore che i dati hanno suscitato negli organi di stampa, l’Istituto ritiene doveroso fornire alcuni elementi di chiarezza relativi al rischio dell’arsenico per la salute umana. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

•	Lo studio ha rilevato livelli di arsenico doppi rispetto a quelli della popolazione generale. Si tratta di un dato in linea con i risultati del monitoraggio da tempo effettuato dall’ISS in quelle zone. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

•	Questi dati, se da un lato sono un’indicazione netta della necessità di intervento a vari livelli, a partire dalla dearsenificazione delle acque che è stata già avviata e che deve essere completata entro l’anno per rientrare nei limiti stabiliti dalla Commissione UE, dall’altra non devono essere interpretati come un’indicazione di rischio immediato e indifferenziato per le popolazioni residenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

•	lo studio di cui si è parlato è uno studio di esposizione, che valuta le concentrazioni di arsenico in un campione di popolazione e nella dieta. I suoi risultati danno informazioni importanti che concorrono alla valutazione e gestione del rischio, ma non consentono, da soli, di delineare un quadro definitivo per ottenere il quale servono di studi epidemiologici che partendo dai dati evidenze raccolte siano in grado di legare queste ad eventuali incrementi di patologie. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

•	per quanto riguarda il passaggio dell’arsenico nella catena alimentare nessuno dei dati relativi alla presenza di eccesso di questo elemento negli alimenti, come ad esempio nel pane, può tradursi automaticamente nella possibilità di incremento di patologie umane. Segnala tuttavia la necessità di ulteriori approfondimenti anche in questa direzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

•	L’Istituto è da tempo impegnato su più fronti sulla questione della presenza di arsenico nelle acque con valori superiori alla norma e da tempo sta effettuando un monitoraggio su questa tematica sulla quale ha attivato numerosi studi e attività. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

•	Ha finora collaborato con tutte le autorità sanitarie (Ministero della Salute, Regioni e ASL),  fornendo raccomandazioni specifiche su come e in quali casi è possibile o è vietato utilizzare le acque destinate al consumo umano contenenti diversi livelli di valori di arsenico non conformi alla norma. Queste raccomandazioni hanno riguardato anche il divieto d’uso delle acque per la produzione alimentare da tempo in vigore nei comuni interessati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

•	Tutte le raccomandazioni effettuate sono state tempestivamente aggiornate allo stato delle conoscenze ed improntate al principio di precauzione, tenendo conto delle incertezze scientifiche esistenti sulla tossicità dell’arsenico correlata a ridotte dosi di esposizione, come nelle aree oggetto di studio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

•	D’altra parte, il contributo degli studi dell’ISS in corso mira proprio a fornire elementi di conoscenza necessari per definire eventuali ulteriori misure di prevenzione a maggiore tutela della salute. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

•	L’aggiornamento sui progressi degli studi e sulle altre attività dell’ISS sul tema continuerà ad essere oggetto di comunicazioni con tutti i soggetti interessati, per rispondere alla missione di indirizzo dell’Ente sulla tutela della salute pubblica e per garantire l’informazione delle popolazioni coinvolte.




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			<link>http://www.iss.it/			pres/index.php?id=1336&amp;tipo=1&amp;lang=1</link>
			
		</item>
		<item>
			<title>Comunicati stampa - CS n°11/2013 Alcol e guida: più di due milioni di giovani con abitudini di consumo che li espone a un rischio ancora scarsamente percepito</title> 
			<description>ISS 18 aprile 2013&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Quasi la metà dei ragazzi (il 43,8%) e circa un terzo delle ragazze (35,3%) dichiara di consumare bevande alcoliche nel corso dell’anno. Ma il 14,4% dei maschi e il 5,6% delle femmine ammette di aver consumato oltre 6 unità alcoliche in una singola occasione (binge drinking). Sono i dati, riferiti all’anno 2011, messi a disposizione dall’Istat e che l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha elaborato e diffuso in occasione dell’APD. Analizzando le abitudini dei ragazzi si rileva quindi che circa 1.400.000 giovani maschi e 950.000 femmine sono da considerarsi potenzialmente esposti, nel caso in cui si mettessero alla guida, non soltanto a un rischio legato alla salute per se stessi e verso terzi, ma anche di incorrere nelle nuove sanzioni amministrative introdotte nel codice della strada. Un rischio che non riguarda, invece, né per la sicurezza stradale, né per la salute, il 41,8% dei ragazzi e il 59% delle ragazze, che non hanno consumato alcol. L’identificazione dei comportamenti a rischio e l’analisi del fenomeno quale contributo all’introduzione del divieto di consumo di alcol al di sotto dei 21 anni come elemento di contrasto alla prima causa di morte tra i giovani in Italia è reso ancora più rilevante in funzione della disponibilità dei dati provenienti dallo Studio Passi 2010-2012 da cui emerge che l’11% circa degli intervistati nel campione di popolazione generale del pool di 9.594 Asl ha guidato sotto l’effetto dell’alcol con un minimo rilevato in Basilicata (11,1%) ed un massimo in Friuli Venezia Giulia (12,7%). Un terzo circa degli intervistati (34.7%) ha dichiarato di essere stato sottoposto a controllo da parte delle forze dell’ordine e solo l’11% circa ha dichiarato di essere stato fermato alla guida e sottoposto ad un controllo specifico con etilotest, con un minimo registrato in Sicilia (6,9%) e un massimo registrato nella Provincia autonoma di Trento (14,1%). &lt;br /&gt;
Informare sui rischi connessi al consumo di bevande alcoliche e prevenire l’abuso sono gli obiettivi della Campagna del Ministero della Salute “La vita è una anche se bevi” che prosegue e integra quella avviata da anni “Se guidi non bere” svolta in collaborazione con l’Osservatorio Nazionale Alcol-Cnesps dell’ISS. La novità della Campagna si chiama “Adrenalina pura”, un’applicazione per smartphone scaricata da decine di migliaia di ragazzi  che calcola il tasso alcolemico incrociando i dati di ciò che si è bevuto con peso, altezza e sesso della persona e “sblocca”, attraverso dei quiz, contenuti gratuiti musicali di tendenza. “L’intento è rivolgersi a quel milione di giovani tra gli 11 e i 20 anni che consumano alcolici con modalità rischiose per la salute e la sicurezza, spesso influenzati negativamente da mode e tendenze che sollecitano l’uso dell’alcol come sostanza” chiarisce Emanuele Scafato, Direttore dell’Osservatorio Alcol. “Con la nuova app i giovani hanno la possibilità di conoscere meglio gli effetti dell’alcol attraverso una competizione divertente che può contribuire a generare una risposta positiva”.
&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

L’identificazione precoce del rischio alcolcorrrelato nei contesti di assistenza sanitaria primaria:  l’indagine europea AMPHORA richiama l’urgenza della formazione medica in Italia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
I risultati della survey europea coordinata dall’Osservatorio Nazionale Alcol rilevano la necessità di colmare il gap di conoscenze e di integrazione delle metodiche di diagnosi precoce e di intervento&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Nell’ambito delle attività del progetto europeo AMPHORA - Alcohol Measures for Public Health research Alliance, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), in collaborazione con la Società Nazionale di Aggiornamento per il Medico di Medicina Generale (SNAMID) e la Società Italiana di Alcologia ha svolto un’indagine conoscitiva nazionale sulle conoscenze, le attitudini e le percezioni dei medici di medicina generale (MMG) sull’uso degli strumenti di Identificazione Precoce e delle pratiche di Intervento Breve (IPIB) del consumo rischioso e dannoso di alcol e dell’alcoldipendenza. Oltre il 50% dei MMG che hanno partecipato alla survey europea ha lamentato di non aver ricevuto una formazione universitaria o post-universitaria sufficiente e specifica e/o un’adeguata offerta di formazione attraverso educazione medica continua (ECM) o supervisione clinica sull’alcol e sulle Patologie e/o Problematiche Alcol-Correlata (PPAC). Nel confronto tra i paesi europei emerge evidente il gap di conoscenze da parte dei MMG italiani sugli strumenti di screening per l’identificazione precoce del rischio alcolcorrelato. Solo il 31.9% (la percentuale più bassa tra i paesi europei che hanno partecipato all’indagine) dichiara di avere dimestichezza con gli strumenti di screening standardizzati e in uso in tutto il mondo per la individuazione precoce del consumo rischioso e dannoso di alcol e dell’alcoldipendenza.&lt;br /&gt; Per quanto riguarda invece l’intervento breve, solo il 37,5% dichiara di avere familiarità con l’uso di questa tecnica specifica, la più efficace, incentrata su 5-10 minuti di consigli e di supporto al cambiamento per ricondurre nella norma un consumo rischioso e/o dannoso di alcol. Le principali barriere all’utilizzo di strumenti di screening sono risultate la scarsa conoscenza degli strumenti di screening, la mancanza di una formazione specifica, la mancanza di tempo, la mancanza di servizi specialistici di supporto, il rischio di far risentire i pazienti e solo per ultimo l’assenza di rimborsi. “Nel 2011, in Italia il 23,9% degli uomini e il 6,9% delle donne, circa 8.000.000 di individui in totale presentano caratteristiche di rischio che richiederebbero l’intercettazione precoce e l’intervento” afferma Emanuele Scafato, coordinatore della survey,  “la maggioranza di questi individui non ha consapevolezza di ritrovarsi in una classe di rischio dalla quale si può uscire”. L’Osservatorio Nazionale Alcol del CNESPS in funzione delle competenze ed esperienze ventennali ha fornito per anni, grazie al finanziamento del Ministero della Salute e del Dipartimento per le Politiche Antidroga, corsi di formazione IPIB identificando la necessità di un adattamento del modello formativo in moduli “ad hoc” rispetto a diversi contesti/ambiti quali alcol e lavoro, alcol e gravidanza, alcol e minori, alcol e anziani. “Un’esperienza di successo che richiede tuttavia ulteriore, costante implementazione, integrazione e sostegno finanziario” conclude Scafato “ nell’interesse del benessere della collettività e dell’esigenza di contrastare il bere a rischio”. 
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			<title>Comunicati stampa - CSn° 10/2013 Pane: nessun rischio per i livelli di arsenico misurati nello studio ISS</title> 
			<description>In merito alle notizie circolate oggi relative allo studio sull'arsenico, l’Istituto Superiore di Sanità precisa che l’identificazione di alimenti, incluso il pane, con livelli di arsenico inorganico superiori a quelli misurati in aree non impattate, è servita a ricostruire il quadro dell’esposizione nella quale intervengono sia gli alimenti sia l’acqua, ma non rappresenta un pericolo per la salute. Non esistono limiti massimi stabiliti per legge sul contenuto di arsenico negli alimenti. E’ infondata la notizia di livelli di arsenico nel pane fuori norma. Inoltre, non vi sono evidenze del fatto che nella produzione alimentare siano mai state usate acque non conformi al limite fissato per l’arsenico, né nel Viterbese né altrove.
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			<title>Comunicati stampa - CSn° 9/2013 Dichiarazione del Presidente Garaci</title> 
			<description>ISS 29 marzo 2013&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
La nomina del dottor Fabrizio Oleari come mio successore mi dà l'opportunità di esprimere la soddisfazione per il lavoro svolto in questi lunghi anni e di ringraziare tutti i ricercatori e il personale dell’Iss per l'alto livello del prezioso lavoro svolto a supporto del SSN e per la crescita dell'Istituto stesso. Sono certo che il dottor Oleari di cui conosco e apprezzo il valore umano e le capacita professionali saprà operate con continuità e ulteriormente sviluppare le potenzialità di questo prezioso istituto declinandole per i bisogni sanitari del futuro.
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			<title>Primo Piano - Sclerosi multipla e virus di Epstein-Barr: uno studio Fondazione Santa Lucia- ISS ne conferma lo stretto legame</title> 
			<description>ISS 12 aprile 2013&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



Nelle persone con sclerosi multipla le cellule immunitarie che combattono il virus di Epstein-Barr (i cosiddetti linfociti T citotossici) aumentano durante le ricadute della malattia, raggiungendo livelli più alti rispetto alle persone sane, e diminuiscono nelle fasi di remissione. Un ulteriore indizio, questo, a favore dello stretto legame esistente tra l´infezione, l´eccessiva attivazione del sistema immunitario e i problemi neurologici che affliggono i pazienti con sclerosi multipla. E’ quanto hanno appurato in uno studio pubblicato sulla rivista americana PLoS Pathogens, i ricercatori dell'Unità di Neuroimmunologia della Fondazione Santa Lucia e del Dipartimento di Biologia Cellulare e Neuroscienze dell'Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con i Centri per la Sclerosi Multipla dell'Università di Tor Vergata, dell’ospedale San Camillo-Forlanini e dell’ospedale S. Andrea di Roma.
&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

“I risultati ottenuti nei pazienti si spiegherebbero con il tentativo di eliminare il virus dal sistema nervoso centrale - spiega Francesca Aloisi, coordinatrice del gruppo di ricerca dell'Istituto Superiore di Sanità che ha effettuato gli studi su campioni di tessuto cerebrale donati da persone con sclerosi multipla - A sostegno di ciò, abbiamo dimostrato che nelle lesioni cerebrali è presente la stessa proteina virale verso la quale il sistema immunitario risponde vigorosamente durante le riacutizzazioni della malattia. Il virus sarebbe trasportato nel sistema nervoso centrale dai linfociti B, le cellule responsabili della produzione di anticorpi, costituendo un focolaio nascosto, ma sempre attivo, di infezione”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;


“Si tratta di un risultato molto importante - afferma Luca Battistini, coordinatore del gruppo di neuroimmunologi della Fondazione Santa Lucia che ha effettuato lo studio sui pazienti - per la prima volta si osserva che la risposta immunitaria contro il virus di Epstein-Barr, ma non quella contro un altro virus della stessa famiglia, è più forte in concomitanza degli episodi di infiammazione acuta a livello cerebrale rilevati con la risonanza magnetica, suggerendo quindi un ruolo diretto della risposta antivirale nel processo patologico”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;


La ricerca, che è stata finanziata dal Sesto Programma Quadro dell'Unione Europea, dal Ministero della Salute e dalla Fondazione Italiana Sclerosi Multipla, avvalora una tesi sostenuta da tempo. Il virus di Epstein-Barr è la causa della mononucleosi infettiva e di alcuni tumori. Quasi tutta la popolazione è esposta al virus che permane nell'organismo sotto lo stretto  controllo del sistema immunitario, generalmente senza creare problemi.
Tuttavia solo una minoranza sviluppa la sclerosi multipla. Questo significa che, a causa di una complessa interazione tra geni e ambiente, in alcuni individui predisposti l'equilibrio tra virus e sistema immunitario si altera causando problemi neurologici. 
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			<link>http://www.iss.it/			pres/index.php?id=1333&amp;tipo=6&amp;lang=1</link>
			
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			<title>Primo Piano - Acque potabili, il punto sull’arsenico</title> 
			<description>ISS 05/04/2013&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

E’ scaduta il 31 dicembre 2012 la terza deroga europea che consentiva di erogare acqua con livelli di arsenico superiori a dieci microgrammi per litro. Tuttavia, in alcuni comuni della Regione Lazio l’emergenza non è cessata. E dai rubinetti di 45 comuni della provincia di Viterbo e cinque comuni della provincia di Roma, per un totale di circa 260.000 residenti interessati, escono ancora acque non conformi relativamente alla quantità di arsenico. Il quadro è decisamente migliorato rispetto all’iniziale scenario del 2009 (90 Comuni e circa 854.000 abitanti) e sono state realizzate significative opere per la risoluzione delle circostanze eccezionali della contaminazione (primo e secondo impianto più grandi in Europa per la rimozione dell’arsenico per volumi di acque trattate e primo impianto al mondo per la rimozione del boro per volumi di acque trattate e tecnologie utilizzate). Ora bisogna avviare ulteriori azioni di rientro ai valori di parametro nel più breve periodo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;


Cosa fa l’Iss&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Pareri tecnico-scientifici&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Il Reparto di Igiene delle acque interne del Dipartimento di ambiente e prevenzione primaria, sulla base degli indirizzi del Ministero della salute – Direzione generale della prevenzione, ha presentato vari pareri tecnico-scientifici al Consiglio superiore di sanità relativamente alle azioni di valutazione e gestione del rischio a livello europeo, nazionale e locale. Prendendo atto di un mancato rientro alla scadenza delle deroghe, l’Iss, nel richiamare l’urgenza di azioni di rientro ai valori di parametro nel più breve periodo, continua a coadiuvare le Autorità territoriali nella sorveglianza e mitigazione dei rischi e l’Autorità sanitaria centrale nei rapporti con la Ce in materia. 
A tal proposito, è in via di istituzione una forma di Partnership implementation agreement (Pia), sotto l’egida della Ce, che nel rispetto del cronoprogramma di azioni definito dalla Regione Lazio, prevede l’aggiornamento degli stati di avanzamento sui quali la popolazione deve essere adeguatamente informata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Biomonitoraggi &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Un altro, complementare, fronte di impegno dell’Iss, è riuscire ad avere un quadro attendibile dell’esposizione complessiva all’arsenico inorganico (acqua e catene alimentari) della popolazione delle aree a rischio. A tale scopo, nel novembre 2010 il Reparto di Tossicologia alimentare e veterinaria del Dipartimento di Sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare ha lanciato lo Studio per valutare l’esposizione alimentare all’arsenico in popolazioni residenti nelle aree del Lazio caratterizzate dalla presenza di arsenico di origine geologica nelle acque destinate al consumo umano. L’indagine, svolta in collaborazione con gli Ordini dei medici, mira a caratterizzare il rischio per la salute mediante l’identificazione delle fonti e dell’entità dell’esposizione alimentare, la valutazione dell’effetto della cottura degli alimenti con acque contenenti arsenico e lo studio dell’efficienza del metabolismo dell’arsenico nelle popolazioni esposte. I primi dati di questo biomonitoraggio, pubblicati su Pure and Applied Chemistry nel 2012, mostrano un’esposizione ancora marcatamente superiore a quella attesa nella popolazione generale italiana, evidenziando la necessità di misure risolutive per ridurre tale esposizione. Il completamento dello studio consentirà a breve di caratterizzare l’eventuale rischio per la popolazione, con particolare riferimento ai soggetti vulnerabili, ovvero con un metabolismo dell’arsenico meno efficiente, e fornirà uno strumento prezioso per la protezione e la prevenzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Studi finalizzati alla prevenzione&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Le misure di gestione del rischio ad oggi adottate sono state costantemente aggiornate allo stato delle conoscenze e alle indicazioni delle agenzie internazionali, integrate con la sorveglianza della contaminazione nei territori interessati e con informazioni e valutazioni scientifiche ad hoc. E con studi interdisciplinari finalizzati alla previsione e prevenzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;


Che cos’è l’arsenico&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

L’arsenico è un elemento chimico presente nell’ambiente in varie forme organiche e inorganiche, di origine sia naturale (suolo e sottosuolo ne sono ricchi sia in Italia che in Europa) che antropica. Le forme inorganiche dell’arsenico - arsenico trivalente e pentavalente, denominate collettivamente arsenico inorganico - sono assai più tossiche di quelle organiche, e pertanto, critiche per l’analisi del rischio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;


I possibili effetti sulla salute&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

L’esposizione umana alla forma inorganica dell’arsenico presente nelle acque è associata a importanti effetti tossici nell’essere umano, tra cui gli effetti cancerogeni a carico di diversi organi. Una attenta valutazione di tali effetti ha portato l’Authority europea per la sicurezza alimentare (Efsa, 2009) e la Joint Fao/Who expert committee on food additives (Jecfa, 2010) ad abbassare le dosi di riferimento per la protezione della salute per l’arsenico inorganico: inoltre, sussistono tuttora difficoltà e incertezze nella caratterizzazione del rischio dell’arsenico nella catena alimentare e nella definizione di livelli di sicurezza nelle acque. Pertanto,  per le acque destinate al consumo umano, in particolare per le aree critiche tuttora esistenti in Italia, sono adottate misure di massima precauzione anche in considerazione della durata e intensità dell'esposizione pregressa. 


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			<link>http://www.iss.it/			pres/index.php?id=1331&amp;tipo=6&amp;lang=1</link>
			
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