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<!-- |           Istituto Superiore di Sanità 4 v.1.0 - 20130524            | -->
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		<title>Istituto Superiore di Sanità  - Ufficio Stampa</title> 
		<link>http://www.iss.it/pres/</link>
		<description>Ufficio Stampa: Le novità del Sito</description>
		<language>it</language>
		<managingEditor>Gruppo Web (webmaster@iss.it)</managingEditor>
		<webMaster>Gruppo Web (webmaster@iss.it)</webMaster>
		<pubDate>Fri, 24 May 13 10:37:27 +0200</pubDate>
		<lastBuildDate>Fri, 24 May 13 10:37:27 +0200</lastBuildDate>
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		<item>
			<title>Comunicati stampa - CS n° 14/2013 -Studio ISS-AIRTUM, primi dati sull’incidenza dei tumori nei siti italiani a rischio, al via la seconda fase per valutare le cause ambientali</title> 
			<description>Iss 8 maggio 2013&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Domani alle ore 11.30, a Siracusa, nel corso della XXXVIII Riunione del Gruppo per la Registrazione e l'Epidemiologia del cancro nei paesi di Lingua Latina (GRELL), dell'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) e dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), verranno presentati i risultati preliminari emersi dalla prima fase dello studio sull’incidenza dei tumori nei Siti d’interesse nazionale (SIN) condotto dal Dipartimento Ambiente e connessa Prevenzione Primaria dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e dall’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

L’analisi è stata condotta su 23 dei 44 siti d’interesse nazionale dello studio SENTIERI (http://www.epiprev.it/pubblicazione/epidemiol-prev-2011-35-5-6-suppl-4). In tali siti la presenza di un Registro Tumori ha permesso di condurre studi d’incidenza, più informativi rispetto alle precedenti analisi basate sui soli dati di mortalità, in quanto prendono in esame anche la patologia oncologica non letale, si basano solo sui casi con conferma istologica e consentono di confrontare territori caratterizzati da diversi livelli di sopravvivenza al cancro in relazione alle modalità di accesso ai migliori protocolli terapeutici. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Secondo i dati prodotti nel corso della prima fase di questo studio, nei SIN sono stati diagnosticati 57.391  casi di tumore negli uomini e 49.058 nelle donne. Questo dato, confrontato con quello previsto in base all'incidenza del pool dei Registri italiani distinti per macro-area (Registri dell'Italia Centrosettentrionale e Centromeridionale), mostra un eccesso del 9% negli uomini e del 7% nelle donne. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Compito del gruppo di lavoro ISS-AIRTUM è ora capire quale sia il contributo dell’inquinamento ambientale all’incremento specifico osservato. “Infatti” spiega Pietro Comba del Dipartimento Ambiente e connessa Prevenzione Primaria dell’ISS “tutti i tumori considerati possono essere causati da numerosi e diversi agenti attinenti sia all’ambiente, sia all’alimentazione e agli stili di vita. Quindi, per comprendere a fondo il significato di questi dati, è necessario confrontarli con altre due variabili: i dati di caratterizzazione ambientale, che indicano il livello di contaminazione delle diverse matrici (aria, acqua e suolo), e quelli cosiddetti di esposizione, che esprimono quanto la popolazione sia stata esposta a possibili fattori di rischio”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

“Entrambe queste analisi sono in corso di elaborazione” aggiunge Emanuele Crocetti, Segretario dell’AIRTUM, “e solo quando tutte queste informazioni saranno complete sarà possibile valutare pienamente quanto le condizioni ambientali incidano realmente sia sull’aumento del rischio di ammalarsi di alcuni tipi di tumore, sia sulla diminuzione dell’incidenza di altri, per esempio, nel caso dei tumori gastrici”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

L'attività del Gruppo di Lavoro ISS-AIRTUM procede ora su diverse direttrici: la caratterizzazione ambientale dei SIN, la valutazione delle evidenze disponibili nella letteratura scientifica sul nesso causale intercorrente fra le esposizioni presenti nei siti contaminati e l’incidenza delle sedi tumorali analizzate, le tecniche di analisi dei dati, le questioni connesse allo studio dei tumori infantili ed adolescenziali (700 casi individuati complessivamente in questo studio), il tema specifico dei mesoteliomi da amianto e l’applicazione di metodi d'indagine innovativi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

L'obiettivo del progetto collaborativo è chiarire quale sia la quota di casi di tumore in eccesso nei SIN e quali possano essere gli agenti chimici e le vie di esposizione responsabili, con la finalità di meglio mirare gli interventi di risanamento ambientale per perseguire un'efficace prevenzione. Per valutare in futuro l'auspicata riduzione dell'incidenza dei tumori nei siti contaminati, sarà opportuno che il progetto evolva in un sistema di osservazione permanente.
&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Entro la fine del 2013 è prevista la pubblicazione di un  documento ISS-AIRTUM contenente le analisi definitive.

&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
SINTESI DEI DATI PRELIMINARI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Dei 44 SIN oggetto dello studio SENTIERI per l’analisi della mortalità, 23 sono serviti da un Registro Tumori accreditato dall'AIRTUM (17 Registri Generali e 6 Registri Tumori Infantili). La popolazione complessiva oggetto dello studio è di circa 2.000.000 di persone. L'analisi è stata condotta sul periodo 1996-2005 per il totale dei tumori e per 35 sedi o gruppi di sedi tumorali specifiche. L'incidenza dei tumori rilevata in ogni SIN è stata confrontata con quella prevista in base all'incidenza del pool dei Registri italiani, distinguendo l'insieme dei Registri dell'Italia Centrosettentrionale e Centromeridionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Nel periodo in esame, nell'insieme dei 23 SIN considerati sono stati diagnosticati 57.391  casi di tumore negli uomini e 49.058 nelle donne, rispettivamente 9% e 7% in più rispetto a quanto previsto. A questo dato contribuiscono in particolare, in entrambi i generi, i tumori maligni di esofago, colon-retto, fegato, colecisti e vie biliari, pancreas, laringe, polmone, pelle (melanomi), rene e vie urinarie, vescica e linfoma non Hodgkin. Negli uomini, inoltre, si osservano eccessi di mesotelioma e tumori maligni di prostata, testicolo ed encefalo; fra le donne, tumori maligni della mammella, del sistema linfoemopoietico nel suo complesso e, in particolare, della leucemia mieloide cronica. Si osserva in entrambi i generi un deficit di tumori gastrici. Fra gli uomini si rileva un deficit di leucemie totali, linfoidi, anche croniche; fra le donne, deficit di tumori della tiroide, del corpo dell'utero e dei tessuti molli. 
Compito del gruppo di lavoro ISS-AIRTUM è ora capire quale sia il contributo dell’inquinamento ambientale all’incremento specifico osservato per alcune sedi tumorali. 
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			<link>http://www.iss.it/			pres/index.php?id=1339&amp;tipo=1&amp;lang=1</link>
			
		</item>
		<item>
			<title>Comunicati stampa - Cs n°7/2013 - Farmaci e immigrati, poche le differenze tra stranieri residenti e italiani. Bassa l’incidenza sulla spesa del Ssn 

</title> 
			<description>Iss 04/03/2013&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Il nostro Servizio sanitario nazionale (Ssn) è in grado di prendersi cura della popolazione immigrata residente in Italia, rendendo accessibili a tutti terapie e servizi. Lo dimostrano i dati contenuti nel volume Farmaci e immigrati: Rapporto sulla prescrizione farmaceutica in un paese multietnico, che non evidenziano significative differenze tra l’uso di farmaci da parte degli immigrati e da parte degli italiani, essendo nei primi solo di poco inferiore che nei secondi. Ciononostante, l’incidenza degli immigrati – che nel 2011 erano oltre quattro milioni e mezzo, pari al 7,5% della popolazione - sulla spesa farmaceutica complessiva è piuttosto bassa, pari al 2,6%. Il Rapporto, redatto in collaborazione fra l’Istituto superiore di sanità, la Società italiana di farmacia ospedaliera, la Società italiana di medicina delle migrazioni, la Cineca, il Consorzio Mario Negri Sud, viene illustrato nel corso del convegno Prescrizione farmaceutica nella popolazione immigrata in programma all’Iss il 4 marzo 2013.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

La sanità pubblica italiana si dimostra ancora una volta, come è nella sua tradizione, solidale con una delle fasce più deboli della popolazione - afferma Enrico Garaci, Presidente dell’Iss - e per di più in un periodo come l’attuale, di crisi economica e perciò di tagli e ristrettezze, mostrando così la forza del nostro Sistema solidaristico e universale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Questa prima e positiva valutazione – dichiara Giuseppe Traversa, ricercatore dell’Iss – non ci deve, tuttavia, far abbassare la guardia soprattutto nei riguardi di quella parte di popolazione immigrata che accede poco o per nulla alle cure, in particolare cinesi e kosovari, per i quali occorre lavorare di più all’integrazione e alla mediazione linguistico-culturale, ma anche nei confronti di tutti quegli immigrati che non “emergono”, e che perciò non fanno parte di questa indagine, pur avendo diritto alle cure di emergenza e alle cure salvavita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Per la ricerca sono state identificate 710.879 persone, pari al 16% della popolazione immigrata residente in Italia. L’età media è di 33 anni, le donne rappresentano il 53% del totale. I dati analizzati sono quelli relativi alla prescrizione farmaceutica territoriale del Ssn (prevalentemente effettuata da parte di medici di medicina generale e pediatri di libera scelta). Il confronto è stato fatto con un campione della popolazione italiana pari per età e sesso. Sono inoltre stati effettuati confronti fra le popolazioni di immigrati in base al Paese di origine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;


I risultati del Rapporto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Il 52% della popolazione immigrata e il 59% di quella italiana hanno ricevuto almeno una prescrizione di farmaci nel corso del 2011. In media, la spesa farmaceutica a carico del Ssn nel corso dell’anno è stata di 72 euro per un cittadino immigrato e di 97 euro per un cittadino italiano. Una stima complessiva ha evidenziato che in Italia, nel 2011, la spesa farmaceutica Ssn della popolazione immigrata sia stata di 330 milioni di euro, pari al 2,6% della spesa farmaceutica complessiva (a fronte di una popolazione immigrata che nel 2011 era pari al 7,5% dei residenti in Italia).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

L’uso dei farmaci nelle donne e nei bambini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Come avviene tra gli italiani, anche tra gli immigrati, le donne consumano più farmaci rispetto agli uomini: hanno ricevuto almeno una prescrizione il 58% delle donne immigrate e il 65% delle italiane. Fra coloro che hanno ricevuto prescrizioni, la durata di trattamento è sovrapponibile: 232 e 237 dosi di farmaco per persona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

La popolazione immigrata pediatrica esaminata è stata di 134.000 bambini, dei quali il 76% nato in Italia. Di questi ultimi, oltre la metà, per l’esattezza il 54%, ha ricevuto almeno una prescrizione di farmaci nell’anno, a fronte del 60% dei bambini italiani. In media ciascun bambino immigrato ha ricevuto 2,4 confezioni rispetto a 2,6 degli italiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

I farmaci più prescritti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Gli immigrati, rispetto agli italiani, usano più antidiabetici (1,6% rispetto a 1,1%), gastroprotettivi (10,3% vs 8,7%) e antiinfiammatori (11,3% vs 8,3%). Gli italiani utilizzano più farmaci contro l’ipertensione (7,6% vs 6,5%) e l’ipercolesterolemia (2,4% vs 1,9%), antibiotici (36,6% vs 31,9%), farmaci contro i sintomi dell’asma e della Bpco (12,2% vs 8,1%). La prevalenza d’uso di antidepressivi è circa doppia nella popolazione italiana (3,9% vs 2%).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Il confronto fra Paesi di provenienza&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Cinesi e kosovari sono i minori utilizzatori di farmaci: tra loro, solo il 36% dei cittadini ha ricevuto almeno una prescrizione da parte del Ssn nel corso del 2011. Sono invece sostanzialmente sovrapponibili alla popolazione italiana, intorno al 60% degli assistibili, le prevalenze negli immigrati provenienti da Perù, Nigeria, Marocco, Bangladesh e Albania.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Variabilità fra le Asl&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Esiste una significativa variabilità nei livelli di prescrizione delle 32 Asl incluse nello studio: non tra immigrati ed italiani, ma tra Asl medesime per entrambe le popolazioni.


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			<link>http://www.iss.it/			pres/index.php?id=1322&amp;tipo=1&amp;lang=1</link>
			
		</item>
		<item>
			<title>Comunicati stampa - Cs n°6/2013 - Malattie rare, ISS alla guida di tre importanti progetti Europei</title> 
			<description>ISS 28 febbraio 2013&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Si celebra oggi la Giornata Mondiale delle Malattie rare. In occasione dell’evento l’Istituto Superiore di Sanità ha organizzato il convegno Salute e solidarietà: insieme senza frontiere per la cura delle malattie rare.   Il Ministero della Salute ha destinato alle malattie rare, nel riparto dei fondi della sanità, 20 milioni di euro più 15 milioni per i tumori rari – detto, intervenendo al convegno il Ministro della salute, prof. Renato Balduzzi - ma non va abbassata la guardia. Le malattie rare hanno rappresentato un tema prioritario e la sfida, per la squadra che con me ha operato al Ministero della Salute, è stata innanzitutto quella di coordinare e favorire il dialogo entro una realtà molto variegata e complessa, nella quale i vari attori sono tutti ugualmente importanti. Le malattie rare, di cui nel nostro Paese soffrono 1-1,5 milioni di persone, costituiscono un vero e proprio banco di prova dell’efficienza del Sistema sanitario nazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
In Italia cinque persone ogni diecimila abitanti sono colpite da una malattia rara. Il Registro italiano delle Malattie Rare, che oggi arriva a oltre il 60% della copertura nazionale è arrivato a censire 504 malattie, un risultato non indifferente da un punto di vista epidemiologico, vista la natura complessa delle patologie rare. Il Registro Italiano ha, infatti, valutato oltre  117mila schede, cifre uniche, da un punto di vista epidemiologico, nel panorama internazionale.
Non meno rilevanti i risultati raggiunti in Europa: L’Italia, attraverso l’Istituto Superiore di sanità, coordina per l’Europa i progetti EUROPLAN,  Rare BESTPRACTICES e EPIRARE, mirati a favorire lo sviluppo di nuove conoscenze scientifiche. Un risultato, questo, dovuto all’eccellenza raggiunta attraverso i risultati conseguiti dal nostro Registro Nazionale considerato all’avanguardia in Europa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Attraverso queste azioni l’Italia è protagonista nell’elaborazione di raccomandazioni europee in materia di malattie rare e di linee di indirizzo nello sviluppo dei singoli Piani Nazionali sulle Malattie Rare in Europa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Con il progetto Rare BESTPRACTICES, a cui partecipano ben 15 paesi, si cerca, invece, di rispondere alla necessità di elaborare le linee guida sulle malattie rare, un tema questo, particolarmente nevralgico, nel campo di patologie sconosciute come queste, anche per gli operatori sanitari, le reti di professionisti e di pazienti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Nella ricerca scientifica partecipiamo al progetto E-RARE per il coordinamento della ricerca scientifica a livello europeo e siamo partners nel consorzio IRDIRC Consorzio Internazionale per la ricerca sulle malattie rare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Siamo inoltre leader nel RDConnect, un progetto appena avviato insieme ad altri Paesi dell’Unione Europea, e che intende realizzare in una piattaforma integrata che connette i registri, le biobanche e le informazioni cliniche dei pazienti rari per generare nuove conoscenze scientifiche che sono alla base per generare nuovi mezzi diagnostici e nuovi farmaci. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
L’Italia non poteva, non far parte di EUCERD il Comitato Europeo di esperti sulle malattie rare meglio conosciuto come il “Parlamento di esperti sulle malattie rare” coordinato dalla Commissione Europea e con sede al Lussemburgo.
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			<link>http://www.iss.it/			pres/index.php?id=1321&amp;tipo=1&amp;lang=1</link>
			
		</item>
		<item>
			<title>Comunicati stampa - CS n° 4/2103 In leggera discesa i livelli di obesità infantile. Confermata l’efficacia delle misure di informazione e prevenzione

</title> 
			<description>


Diminuiscono del 4% i bambini di 8-9 anni in sovrappeso e del 15% quelli obesi, rispetto alla rilevazione effettuata a partire dal 2008. Rimangono tuttavia elevati i livelli di eccesso ponderale che pongono l’Italia ai primi posti d’Europa per sovrappeso e obesità infantile. Ancora troppo frequenti, inoltre, tra i piccoli le abitudini alimentari scorrette, come pure i comportamenti sedentari, anche se aumentano, sia pur di poco, i bambini che fanno attività fisica. E’ questa la fotografia scattata nel 2012 dal Sistema di Sorveglianza OKkio alla SALUTE, promosso dal Ministero della Salute/CCM (Centro per il Controllo e la prevenzione delle Malattie), nell’ambito del programma strategico “Guadagnare salute – rendere facili le scelte salutari”. Presentato il 20 febbraio 2013 presso l’Auditorium “Biagio D’Alba” del Ministero della Salute.

“Sovrappeso, obesità e stili di vita non salutari rappresentano una sfida rilevante per la sanità pubblica – afferma Angela Spinella, la ricercatrice dell’ISS che ha coordinato l’indagine - in particolare la loro diffusione nei bambini è preoccupante in quanto predittori di future condizioni di salute sfavorevoli, considerando l’attuale quadro epidemiologico caratterizzato dall’alta prevalenza delle malattie cronico-degenerative. A ciò si aggiunge il fatto che i genitori non sempre hanno un quadro corretto dello stato ponderale del proprio figlio: tra le madri di bambini in sovrappeso o obesi, il 38% non ritiene che il proprio figlio sia in eccesso ponderale.
Pertanto è necessario focalizzare l’interesse sulla promozione della salute, anche al fine di ridurre le disuguaglianze in salute e i costi sanitari e sociali”. 

I risultati,  relativi alla rilevazione effettuata nel 2012 su 46.492 bambini, indicano una leggera diminuzione della frequenza di sovrappeso e obesità, rispetto a quanto rilevato nelle due precedenti raccolte a partire dal 2008. In particolare in Italia:
•	il 22,1% dei bambini di 8-9 anni è risultato in sovrappeso rispetto al 23,2% del 2008-9 (riduzione del 3,9%) e il 10,2% in condizioni di obesità (riduzione del 15%). Permangono più elevate le percentuali di sovrappeso e obesità nelle Regioni del Sud e del Centro.

Nella rilevazione del 2012, risultano ancora troppo frequenti tra i bambini le abitudini alimentari che possono favorire l’aumento di peso, specie se concomitanti. In particolare:
•	il 9% dei bambini salta la prima colazione e il 31% fa una colazione non adeguata (ossia sbilanciata in termini di carboidrati e proteine);
•	il 67% fa una merenda di metà mattina troppo abbondante;
•	il 21% dei genitori dichiara che i propri figli non consumano quotidianamente frutta e/o verdura; 
•	il 43% consuma abitualmente bevande zuccherate e/o gassate.

I valori dell’inattività fisica e dei comportamenti sedentari mostrano un piccolo miglioramento, pur permanendo elevati: 
•	il 16% dei bambini pratica sport per non più di un’ora a settimana, rispetto al 25% del 2008-9 (riduzione del 36%);
•	il 17% non ha fatto attività fisica il giorno precedente l’indagine (riduzione del 35%);
•	il 42% ha la TV in camera (-12,5%), il 36% guarda la TV e/o gioca con i videogiochi per più di 2 ore al giorno (-23,4%) e solo un bambino su 4 si reca a scuola a piedi o in bicicletta.

OKkio alla SALUTE

Il sistema di sorveglianza, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità e realizzato in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, con le Regioni e le Aziende Sanitarie, permette di valutare con indagini periodiche lo stato ponderale dei bambini di 8-9 anni della terza primaria, dei loro stili alimentari, dell’abitudine all’esercizio fisico e delle iniziative scolastiche favorenti la sana nutrizione e l’attività fisica. La sorveglianza degli stili di vita nei bambini è uno strumento essenziale per identificare i problemi presenti, la necessità di interventi mirati e l’effetto degli interventi già avviati.

OKkio alla SALUTE, grazie alle sue caratteristiche di semplicità, affidabilità e flessibilità, è un valido strumento per supportare gli operatori di sanità pubblica nel monitoraggio dell’obesità e dei comportamenti a rischio nei bambini. Continuare a monitorare il fenomeno è necessario per consentire la costruzione di trend temporali e la valutazione dei risultati di salute, ma anche per programmare interventi di sanità pubblica che possono risultare incisivi nelle diverse condizioni socio-economiche e per definire il ruolo che le diverse Istituzioni, i professionisti della salute, della scuola e la famiglia possono avere per la realizzazione di interventi integrati. In questi anni le Istituzioni e i professionisti della salute e della scuola hanno cercato di favorire la diffusione di corrette informazioni e di stili di vita salutari attraverso interventi mirati. Le tre raccolte di OKkio alla SALUTE mostrano i primi incoraggianti cambiamenti. 

Sul portale del Ministero è pubblicata una sintesi dei dati presentati
</description>
			<link>http://www.iss.it/			pres/index.php?id=1341&amp;tipo=1&amp;lang=1</link>
			
		</item>
		<item>
			<title>Comunicati stampa - Cs n°2/2013  - Virus di Epstein-Barr, identificato un nuovo bersaglio del virus responsabile della “malattia del bacio”</title> 
			<description>ISS 17/01/2013&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Individuare un nuovo bersaglio del virus di Epstein-Barr (EBV), responsabile della mononucleosi infettiva (nota anche come malattia del bacio), ma anche di alcuni tumori e malattie autoimmuni, può aprire la strada per la messa a punto di nuove strategie terapeutiche volte a contrastare la latenza del virus. In questa direzione va lo studio, condotto dal gruppo coordinato da Eliana Coccia del Dipartimento Malattie Infettive, Parassitarie ed Immunomediate dell’ISS e pubblicato su &lt;a title="" href="http://onlinelibrary.wiley.com/journal/10.1002/(ISSN)1521-4141"&gt;European Journal of Immunology&lt;/a&gt;, che ha identificato nelle cellule dendritiche plasmacitoidi (pDC) un nuovo bersaglio della strategia di immunoevasione operata dal virus.La ricerca è stata sostenuta dalla Fondazione Italiana Sclerosi Multipla e dal Ministero della Salute (Ricerca finalizzata 2007, Programma strategico “Patogenesi, diagnosi e terapia della sclerosi multipla alla luce di ipotesi emergenti sul ruolo di alterate interazioni tra geni e ambiente nello sviluppo della malattia” coordinato da Francesca Aloisi)”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

L’approccio utilizzato dai ricercatori dell’ISS si è sviluppato dall’idea di allargare lo spettro delle cellule suscettibili all’infezione da EBV. Finora, infatti, gli studi si sono concentrati soprattutto sui linfociti B, principale bersaglio dell’infezione, per identificare come il virus modifica i meccanismi coinvolti nella trasformazione cellulare o nelle alterazioni della risposta immunitaria. Lo studio identifica invece nelle pDC un nuovo possibile target dell’infezione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Ci siamo chiesti inizialmente se le pDC, le più importanti produttrici di interferoni, citochine con una potente attività antivirale, fossero suscettibili all’infezione da EBV - spiega Eliana Coccia, coordinatrice della ricerca svolta insieme a Martina Severa - e come potessero controllare la replicazione virale. Una conclusione a cui è giunta la nostra ricerca consiste nell’aver scoperto un nuovo meccanismo con cui EBV può raggirare, a proprio vantaggio, le difese immunitarie. Questi risultati aiuteranno ad aprire la strada a nuovi approcci terapeutici in grado di intervenire sui meccanismi di immunoevasione adottati dal virus per instaurare la latenza nell’ospite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;


La ricerca&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

I risultati ottenuti in questo studio hanno dimostrato che EBV può infettare le pDC . Attraverso la stimolazione di specifici recettori, le pDC rilasciano elevate quantità di interferoni ed in tal modo inibiscono la replicazione del virus favorendone la latenza, fase in cui il virus rimane nascosto dall’attacco del sistema immunitario. Oltre a questo meccanismo, EBV blocca la capacità delle pDC di espandere ed attivare la risposta specifica da parte dei linfociti T effettori, attraverso l’induzione di molecole inibitorie sulla superficie della cellula infettata in modo latente. Alterando le proprietà delle pDC, EBV riesce a regolare il suo potenziale replicativo e, in tal modo, instaura una pacifica coesistenza con l’ospite mentre in alcuni individui può contribuire all'insorgenza di malattie autoimmuni e tumori EBV-associati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Questi risultati sono in accordo con recenti evidenze sul forte coinvolgimento di EBV nell’induzione dell’artrite reumatoide e della sclerosi multipla. In queste due patologie autoimmuni è stata osservata la presenza di pDC a livello cerebrale o nelle articolazioni in stretta vicinanza con le cellule B infettate da EBV. Attraverso questo ménage à trois tra virus e le sue cellule bersaglio, quali linfociti B e pDC, EBV riesce a persistere nell’ospite e ad innescare un lento e progressivo processo infiammatorio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;


Che cos’è EBV&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Il virus di Epstein-Barr appartiene alla famiglia degli herpesvirus ed è responsabile della mononucleosi infettiva. Questo virus infetta più del 90% della popolazione umana instaurando un’infezione latente asintomatica. Tuttavia, in determinati individui EBV può indurre alcuni tumori, tra cui linfomi e carcinomi. Inoltre, molte evidenze epidemiologiche e cliniche hanno permesso di associare l’infezione da EBV con diverse malattie autoimmuni, quali Artrite Reumatoide, Lupus Eritematoso Sistemico e Sclerosi Multipla. 
Alla base di questa variegata evoluzione dell’infezione da EBV si trova la capacità di questo virus di eludere la risposta immunitaria in modo da persistere indisturbato nell’ospite. 
&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Per saperne di più:&lt;a title="" href="http://www.aism.it/index.aspx?codpage=2013_01_ricerca_virus_epstein_barr"&gt; Aism&lt;/a&gt;.</description>
			<link>http://www.iss.it/			pres/index.php?id=1304&amp;tipo=1&amp;lang=1</link>
			
		</item>
		<item>
			<title>Comunicati stampa - Cs n°13/12 - A 103 anni si spegne Rita Levi Montalcini</title> 
			<description>ISS 31/12/2012&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

La perdita di Rita Levi Montalcini è un lutto per tutta la comunità scientifica e particolarmente sentito all'Istituto Superiore di Sanità che ebbe il piacere di ospitarla al rientro dall'America e di festeggiare con lei il suo centesimo compleanno. Dal punto di vista scientifico la scoperta dell'NGF, ha un valore enorme e ancora da esplorare perché ricchissimo di implicazioni. L’NGF è stata la prima citochina ad essere identificata e ha aperto la strada a un universo articolato di conoscenze. Questo messaggero infatti gioca un ruolo importante nella comunicazione intercellulare e interagisce con i diversi sistemi e non solo con quello neurologico come ormai sappiamo bene e come lei stessa aveva predetto quando disse che la scoperta dell'NGF era solo la punta di un iceberg che sarebbe piano piano emerso con il susseguirsi delle conoscenze. Oggi infatti grazie all’identificazione dell'NGF si sono aperte diverse strade per la terapia di molte patologie comprese quelle del sistema immunitario, dell'area oftalmologica e cardiovascolare. Noi pero oggi non perdiamo solo un premio Nobel ma anche una donna impegnata nel sociale e nelle cause umanitarie. Per l'affermazione e la promozione dei giovani nella ricerca e per la difesa delle popolazioni deboli e svantaggiate.

</description>
			<link>http://www.iss.it/			pres/index.php?id=1309&amp;tipo=1&amp;lang=1</link>
			
		</item>
		<item>
			<title>Primo Piano - Traumi: uno su dieci è agli arti superiori</title> 
			<description>ISS 10 maggio 2013 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;



Sono oltre 1 milione e 300 mila le persone che ogni anno si recano in pronto soccorso per un infortunio all’arto superiore costituendo il 6% del totale degli accessi al pronto soccorso e il 20% degli accessi per trauma e 200mila i ricoverati. Sono queste le stime che l’Istituto Superiore di Sanità ha rilevato per il progetto “Manisicure” della Società Italiana di Chirurgia della Mano (SICM) e che costituiscono il focus del workshop “Tre anni per la prevenzione dei traumi all’arto superiore” in programma all’ISS il 13 maggio 2013. Durante l’incontro sarà presentata la Campagna di prevenzione degli infortuni alla mano del bambino per il triennio 2013-2015 della SICM.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
L’ISS ha quantificato in una forbice compresa tra 1.383.000 e 1.606.000 il numero di prestazioni annue di pronto soccorso secondarie a traumatismi dell’arto superiore. “Si tratta di una patologia mediamente non grave ma certamente assai frequente dal momento che in PS 1 prestazione su 5 secondaria a incidente o violenza interessa l’arto superiore - afferma Alessio Pitidis, direttore del reparto Ambiente e Traumi e responsabile del SINIACA, il sistema di sorveglianza degli incidenti in casa. - Dai dati sintetici risulta che circa 890mila all’anno sono gli accessi in pronto soccorso per un trauma alla mano mentre oltre 660mila/anno sono quelli che interessano il braccio. Non sono rare le situazioni mediamente critiche, suscettibili di rischio evolutivo negativo se non trattate adeguatamente: oltre 1 accesso su 10 arriva in codice giallo o talvolta anche rosso”.&lt;br /&gt;
Il tasso di ricovero tra gli infortunati alla mano o al braccio è in media del 10% ma con differenze marcate se l’infortunio principale è localizzato alla mano (5,1%) ovvero al braccio (17,4%). 
Complessivamente i ricoveri con diagnosi di lesioni al braccio e/o alla mano registrati nel sistema delle Schede di Dimissione Ospedaliera (SDO) sono circa 200mila (circa 1,8% del totale dei ricoveri che si registrano in un anno in Italia e il 20% di quelli per trauma), con un tasso di incidenza di circa 340 casi per 100.000 ab./anno. I maschi con circa 111mila casi presentano un’incidenza superiore a quella delle femmine (387 vs 280 casi per 100.000 ab./anno) che contano circa 86mila ricoveri. L’andamento per età dei tassi di incidenza di ricovero ospedaliero mostra 2 picchi, il primo (400 casi per 100.000 ab./anno) centrato sui 12 anni di età, il secondo nelle età più avanzate (700 casi per 100.000 ab./anno).&lt;br /&gt;
Per la maggior parte si tratta di prestazioni ospedaliere in regime di ricovero ordinario (81,3%) che nel 62% dei casi riveste carattere di urgenza, tuttavia per i traumi alla mano la quota di ricoveri in regime di Day Hospital sale al 26,6%, indipendentemente dal genere del soggetto ricoverato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Principalmente (58,3%) il ricovero avviene per lesioni singole (solo mano o solo braccio), soprattutto in caso di lesione alla mano dove la lesione singola arriva al 65,1%, tuttavia va rimarcato come il multitrauma delinei un quadro più grave –indice di maggior violenza nel trauma- con una degenza media 3 volte superiore rispetto alla lesione singola (8,8 vs 2,9 giorni di degenza). La distribuzione dei casi di ricovero per genere e distretto corporeo interessato mostra una forte associazione tra traumi alla mano e genere maschile mentre le lesioni al braccio interessano maggiormente il genere femminile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Nel campione di ricoveri ove è nota l’eziologia spicca il ruolo degli incidenti sul lavoro che in termini relativi pesano tre volte di più nei traumi della mano rispetto a quelli che interessano il braccio.&lt;br /&gt;
Nei bambini (0-14 anni) l’intervento più praticato l’applicazione di un tutore per le fratture dell’avambraccio (30%), nei giovani (15-30 anni) la chirurgia eseguita per la riduzione della frattura di carpo e metacarpo (13%), negli adulti (31-65 anni) la riduzione cruenta della frattura di radio e dell’ulna, (10%), mentre tra gli anziani (oltre 65 anni) prevale frattura dell’omero (17%).
Alla luce di dati così allarmanti la SICM ha costituito il gruppo di studio per la prevenzione degli infortuni alla mano, TrauMaNo e ha indetto la Campagna di Prevenzione degli Infortuni alla Mano del Bambino per il triennio 2013-2015 con il coinvolgimento del Ministero della Salute, del MIUR e del Ministero dell'Interno.&lt;br /&gt;
Per fruire e rapidamente disporre di informazioni e suggerimenti è possibile interrogare il sito del gruppo di studio della SICM, &lt;a title="" href="http://www.manisicure.eu"&gt;manisicure&lt;/a&gt; , che tra l'altro proietta, in chiave europea, gli interessi di prevenzione degli incidenti alle mani in collaborazione con la “Hand Trauma Committee” della Federazione europea delle società di chirurgia della mano (FESSH).
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			<link>http://www.iss.it/			pres/index.php?id=1340&amp;tipo=6&amp;lang=1</link>
			
		</item>
		<item>
			<title>Primo Piano - L’ISS ieri e oggi</title> 
			<description>ISS 03/05/2013&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Il ciclo annuale di incontri Storie e memorie dell’Istituto Superiore di Sanità è giunto al suo quinto appuntamento e gli organizzatori, fedeli alla vocazione dell’evento, anche per questa edizione hanno tratto e selezionato dall’ampio e prezioso patrimonio dell’ISS, ovvero dai suoi quasi 80 anni di storia, alcuni racconti e materiali inediti. Pubblicazioni, interviste, video, collezioni che danno lustro all’immagine del principale ente pubblico di ricerca medico-sanitaria in Italia. Il convegno, in programma il 6 maggio nell’Aula Pocchiari dell’ISS, prevede:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

- la presentazione del libro Il curaro degli Indios dell’Amazzonia da veleno a farmaco. Il ruolo di Giovanni Battista Marini Bettolo e dell’Istituto Superiore di Sanità (di Paola De Castro e Daniela Marsili), decimo quaderno della collana I beni storico-scientifici dell’ISS. Il volume, frutto della convenzione tra l’ISS e l’Accademia delle Scienze detta dei XL, ricostruisce la storia della ricerca sui curari condotta da Marini Bettolo, chimico, Direttore dell’ISS dal 1964 al 1971, Presidente dell’Accademia delle Scienze dal 1981 al 1989, docente presso vari atenei latinoamericani. E proprio qui, nel Sud America, conobbe il curaro, utilizzato dagli indigeni durante le battute di caccia come veleno per le frecce, e divenuto, grazie alla proficua collaborazione tra ricercatori italiani e latinoamericani, un anestetico ampiamente utilizzato in chirurgia, in quanto in grado di bloccare la trasmissione neuromuscolare. Il volume, oltre a raccontare l’incredibile viaggio del curaro dalle foreste dell’Amazzonia all’Occidente, offre ai lettori un ritratto, umano e scientifico, del grande chimico italiano, grazie anche ai contributi di alcuni dei suoi ex allievi.&lt;br /&gt;
- Le piante nei Libri Rari della Biblioteca dell’ISS (a cura di Rosalia Ferrara). Un vero e proprio viaggio esplorativo attraverso immagini selezionate delle piante medicinali. Immagini conservate nel Fondo antico della Biblioteca dell’ISS, comunemente denominato Fondo Rari, costituito da oltre mille volumi a stampa, pubblicati tra il 1504 ed il 1830. Tra questi anche 17 tavole anatomiche realizzate in età giovanile dallo scultore Antonio Canova (1757-1822).&lt;br /&gt;
- Proiezione del video Quando la stampante suonava Bianco Natale, con intervista a Gino Farchi, fisico ed epidemiologo dell’ISS, che racconta i primi passi dell’informatica all’interno dell’Istituto. Qui, infatti, risiedeva il primo enorme calcolatore, tanto grande da occupare un’intera stanza, utilizzato (all’epoca era un unicum) dagli scienziati dei più importanti centri di ricerca di Roma. Oltre che la rapida evoluzione dei pc, Farchi ricorda la tombola fatta con le cartelle del calcolatore, le squadre di calcio tra reparti dell’Istituto, le canzoni suonate con la stampante e molto altro, a dipingere un Istituto che, oltre ad essere luogo di ricerca e di lavoro, era per tutti una famiglia.&lt;br /&gt;
- Stralci di altri video storici, sei in tutto, tra cui uno dedicato a Rita Levi-Montalcini, altra grande personalità della scienza scomparsa di recente e, negli anni Sessanta, ospite presso i laboratori dell’ISS, dove ha potuto continuare le ricerche iniziate negli Stati Uniti che le varranno più tardi il Premio Nobel per la medicina.
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			<link>http://www.iss.it/			pres/index.php?id=1338&amp;tipo=6&amp;lang=1</link>
			
		</item>
		<item>
			<title>Comunicati stampa - CS n° 13/2013 - Passaggio di consegne all’ISS </title> 
			<description>Passaggio di consegne oggi, all’Istituto Superiore di Sanità, alla presenza del Ministro della Salute Renato Balduzzi, tra Enrico Garaci e Fabrizio Oleari, appena nominato alla Presidenza dell’Istituto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Enrico Garaci ha augurato buon lavoro al neopresidente di cui ha sottolineato, nel ricordare le tante emergenze sanitarie affrontate insieme, il valore umano e professionale. &lt;br /&gt;
Garaci ha inoltre indicato in Oleari una figura che è sicuramente in grado di garantire continuità all’importante ruolo che l’Istituto ha avuto sempre nella tutela della salute pubblica e nel supporto al Servizio Sanitario Nazionale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Enrico Garaci, da dodici anni alla guida dell’Istituto, ha più volte richiamato l’importanza dell’esperienza di questi anni ai vertici di una macchina così complessa e delicata, di importanza strategica per la tutela della salute e la ricerca scientifica per tutto il Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

E proprio in vista dei cambiamenti che attenderanno il futuro dell’Istituto ha ricordato come il suo valore consista anche nella ricchezza delle tante anime che lo compongono e delle sue diverse competenze scientifiche che gli consentono un’interdisciplinarietà che rappresenta una realtà unica in tutta Europa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Nel saluto di fronte alle rappresentanze dell’Istituto, il professor Garaci ha particolarmente sottolineato il valore del personale tutto che dall’amministrazione fino al cuore della ricerca, sono stati essenziali e preziosi nel lavoro quotidiano così come in ognuna delle sfide affrontate in questi anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;


Del personale Garaci ha sottolineato il senso dell’appartenenza alla struttura e alla sua missione pubblica, la vocazione etica al bene comune che si coniuga con una passione civile e scientifica augurandosi che i cambiamenti che necessariamente dovranno avvenire, così come è toccato anche a lui di operarli nel corso della sua Presidenza, avvengano però nel solco della sua solida tradizione e delle sue radici. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;


Qualche cifra&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

1600  le unità di personale impiegate di ruolo all’ISS, di cui 1200 addetti alla ricerca&lt;br /&gt;

840 unità di personale stabilizzate dal 2002 a oggi &lt;br /&gt;

120 brevetti depositati dal 2002, molti dei quali hanno dato origine ad accordi industriali&lt;br /&gt;

600 progetti di ricerca finanziati ogni anno&lt;br /&gt;

700 lavori pubblicati in media ogni anno su riviste indicizzate &lt;br /&gt;

2485 l’impact factor totale in un anno


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			<link>http://www.iss.it/			pres/index.php?id=1337&amp;tipo=1&amp;lang=1</link>
			
		</item>
		<item>
			<title>Comunicati stampa - CS n. 12/2013 - Arsenico, alcune precisazioni sullo studio di esposizione alimentare</title> 
			<description>Arsenico, alcune precisazioni sullo studio di esposizione alimentare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;




In relazione  a una possibile divulgazione dei dati completi dello studio dell’Istituto Superiore di Sanità sull’esposizione alimentare ad arsenico nelle popolazioni di alcune aree di natura vulcanica del Lazio (province di Viterbo, Roma e Latina), l’Istituto precisa che non esiste una versione completa delle analisi poiché le elaborazioni sono ancora in corso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
E' necessario fare alcuni chiarimenti nell’interesse delle popolazioni coinvolte relativamente all’allarme creato da alcune notizie riportate dagli organi di stampa sullo studio di esposizione alimentare condotto dall’ISS nella popolazioni delle aree interessate.&lt;br /&gt;
Le uniche informazioni eventualmente circolate sono da riferire verosimilmente a comunicazioni preliminari riservate ai soggetti partecipanti allo studio e ad essi selettivamente indirizzate per motivi di trasparenza nei confronti delle persone che avevano aderito allo studio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Tali informazioni non possono in alcun modo riflettere l’insieme dei risultati dell’intero studio e pertanto ogni uso di comunicazioni preliminari e non validate può essere improprio e addirittura fuorviante .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

Nel rispetto delle popolazioni coinvolte nelle aree contaminate, inoltre, visto il clamore che i dati hanno suscitato negli organi di stampa, l’Istituto ritiene doveroso fornire alcuni elementi di chiarezza relativi al rischio dell’arsenico per la salute umana. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

•	Lo studio ha rilevato livelli di arsenico doppi rispetto a quelli della popolazione generale. Si tratta di un dato in linea con i risultati del monitoraggio da tempo effettuato dall’ISS in quelle zone. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

•	Questi dati, se da un lato sono un’indicazione netta della necessità di intervento a vari livelli, a partire dalla dearsenificazione delle acque che è stata già avviata e che deve essere completata entro l’anno per rientrare nei limiti stabiliti dalla Commissione UE, dall’altra non devono essere interpretati come un’indicazione di rischio immediato e indifferenziato per le popolazioni residenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

•	lo studio di cui si è parlato è uno studio di esposizione, che valuta le concentrazioni di arsenico in un campione di popolazione e nella dieta. I suoi risultati danno informazioni importanti che concorrono alla valutazione e gestione del rischio, ma non consentono, da soli, di delineare un quadro definitivo per ottenere il quale servono di studi epidemiologici che partendo dai dati evidenze raccolte siano in grado di legare queste ad eventuali incrementi di patologie. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

•	per quanto riguarda il passaggio dell’arsenico nella catena alimentare nessuno dei dati relativi alla presenza di eccesso di questo elemento negli alimenti, come ad esempio nel pane, può tradursi automaticamente nella possibilità di incremento di patologie umane. Segnala tuttavia la necessità di ulteriori approfondimenti anche in questa direzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

•	L’Istituto è da tempo impegnato su più fronti sulla questione della presenza di arsenico nelle acque con valori superiori alla norma e da tempo sta effettuando un monitoraggio su questa tematica sulla quale ha attivato numerosi studi e attività. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

•	Ha finora collaborato con tutte le autorità sanitarie (Ministero della Salute, Regioni e ASL),  fornendo raccomandazioni specifiche su come e in quali casi è possibile o è vietato utilizzare le acque destinate al consumo umano contenenti diversi livelli di valori di arsenico non conformi alla norma. Queste raccomandazioni hanno riguardato anche il divieto d’uso delle acque per la produzione alimentare da tempo in vigore nei comuni interessati. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

•	Tutte le raccomandazioni effettuate sono state tempestivamente aggiornate allo stato delle conoscenze ed improntate al principio di precauzione, tenendo conto delle incertezze scientifiche esistenti sulla tossicità dell’arsenico correlata a ridotte dosi di esposizione, come nelle aree oggetto di studio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

•	D’altra parte, il contributo degli studi dell’ISS in corso mira proprio a fornire elementi di conoscenza necessari per definire eventuali ulteriori misure di prevenzione a maggiore tutela della salute. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;

•	L’aggiornamento sui progressi degli studi e sulle altre attività dell’ISS sul tema continuerà ad essere oggetto di comunicazioni con tutti i soggetti interessati, per rispondere alla missione di indirizzo dell’Ente sulla tutela della salute pubblica e per garantire l’informazione delle popolazioni coinvolte.




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			<link>http://www.iss.it/			pres/index.php?id=1336&amp;tipo=1&amp;lang=1</link>
			
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