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   Responsabile: Marina Torre
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Il progetto

In ricordo di Luisa

E quando ti sarai consolato (ci si consola sempre), sarai contento di avermi conosciuto. Sarai sempre il mio amico. Avrai voglia di ridere con me. E aprirai a volte la finestra, così, per il piacere... E i tuoi amici saranno stupiti di vederti ridere guardando il cielo.
Da “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry

Il 16 ottobre Luisa ci ha lasciato. Ha lottato con una grande forza. Diceva sempre che la sua vita doveva essere normale e, per questo, molti non si erano accorti di nulla e sono rimasti sconcertati alla notizia della sua scomparsa. Ma, alla fine, la malattia ha vinto. Luisa è stata e continua a essere una persona speciale che ci ha dato molto non solo come collega e grande professionista, ma anche come cara amica. Sempre sorridente e con una grande voglia di vivere intensamente la vita, ha infuso entusiasmo in tutto quello che faceva e sentimenti positivi in tutti quelli che incontrava.

Luisa ha collaborato con il progetto RIAP da ottobre 2011. Per la sua formazione di documentalista e le sue competenze nel campo della bioetica, lei era nel nostro gruppo il riferimento per la divulgazione dei risultati, l’analisi della letteratura, la privacy. Insieme con Virgilia Toccaceli ha sviluppato il modello di consenso informato, ora in uso nelle strutture che partecipano al progetto. Luisa ha sempre avuto una particolare attenzione per i pazienti e, nel curare la riorganizzazione del sito web del progetto RIAP, ha voluto includere una pagina dedicata a loro. Il sito web del RIAP è stato presentato in occasione della 14a Conferenza EAHIL (European Association for Health Information and Libraries), organizzata dal Settore Documentazione dell’ISS, come un esempio pratico di aiuto per i pazienti portatori di protesi.

E’ stata segretaria del Comitato scientifico del progetto prendendo parte alle riunioni in maniera attiva e propositiva. Fino a che la malattia glielo ha permesso, è stata sempre presente e vivace nel partecipare alle attività progettuali seguendo, anche quando era ricoverata, gli scambi di corrispondenza e contribuendo alla revisione di documenti. Era suo grande desiderio poter tornare al suo posto di lavoro quanto prima. L’ultimo compito a cui si è dedicata in prima persona è stata l’organizzazione del Primo Rapporto del progetto RIAP, un documento che segna un momento importante nello sviluppo del progetto e che, ci auguriamo, possa essere di riferimento per tutti coloro coinvolti sul tema della chirurgia protesica articolare.

Luisa ha avuto una parte importante nella vita di tutti noi e la ricordiamo e pensiamo così:
Ho conosciuto Luisa quando già sapeva di avere un male incurabile e la cosa che mi ha sempre colpito di lei è la sua “normalità” e la mancanza di scalpore che connotava le sue modalità: “normalità” nel venire al lavoro quando ce la faceva e nell’accettare i giorni in cui ciò non le era consentito dal suo stato di salute, “normalità” nell’organizzare le sue vacanze con la famiglia, con la consapevolezza delle difficoltà nel contemperare le esigenze della famiglia con i tempi della sua terapia, il forte senso dell’equilibrio quando parlava delle terapie che poteva o non poteva fare, il suo sorriso che era pressoché sempre presente e il suo modo di comunicare così misurato in rari momenti di sconforto. Tutto questo contrasta in maniera impetuosa e paradossale con l’atroce male che si portava dentro e con la consapevolezza che non aveva né avrebbe avuto una vita come gli altri. Cara Luisa, ti abbraccio forte e ti ringrazio per ciò che mi hai dato, per sempre. Da parte mia, per te grande rispetto e silenzio, proprio come tu mi hai insegnato.

Luisa è entrata di “recente” nella mia vita ……. presentata da una comune, cara amica. Il nostro rapporto, iniziato raccontandoci del nostro “ospite indesiderato”, si è poi evoluto in una condivisione di emozioni, speranze e paure. E spaziava dalla letteratura oncologica alle “chiacchiere tra comari”. Luisa è in me nel tragitto casa-lavoro, nei messaggi del week end (erano i momenti dei nostri contatti) ……. nel pensiero costante dei suoi affetti. ….. orfani ma così pieni di lei. Ma qui voglio ricordarla come professionista, competente, impegnata per cui il lavoro era “normalità”, momento che scandiva una quotidianità diventata così complicata … ma in cui lei sorrideva preoccupandosi per gli altri, per me e per tutti. Sono contenta di averla conosciuta e felice di aver potuto - per un momento - “chiacchierare” di lei. Ciao, amica mia, è stato bello averti avuto …..

Luisa, averti incontrato e conosciuto è stato per me un bellissimo regalo della vita. Non siamo cresciute insieme né ci siamo frequentate tanto quanto avremmo voluto (ma perché abbiamo sempre rimandato?), da subito ci siamo “trovate” e abbiamo camminato vicine per una parte della nostra vita. Ho sempre ammirato la tua forza, la tua decisione, la tua sicurezza, ancor di più quando mi hai detto di stare male. E averti vista affrontare tutto quello che hai vissuto è stato un insegnamento grande di coraggio, di speranza e soprattutto di vita….. Per questo io continuo a pensarti vicino (ti prego non smettere mai di spronarmi, di aiutarmi) come solo tu, con il tuo sorriso, la tua gioia, la tua voglia di costruire e di vivere sapevi fare. Un abbraccio forte forte fino a farti male come sempre ti scrivevo.…….

A Luisa, che mi ha trasmesso un forte alito di coraggio e un senso molto alto della dignità del vivere e del lavorare, un pensiero di luce, perché possa compiere nel modo più armonioso possibile il suo cammino spirituale.

Ho avuto modo di conoscerti per poco tempo ma, in poco tempo sei entrata nel mio cuore con la tua dolcezza e i tuoi occhi scuri che sprizzavano gioia e positività. Grazie, Grande Piccola Donna!

Le colleghe e i colleghi del Settore Documentazione, con cui Luisa ha collaborato prima di raggiungere il RIAP, hanno curato la stesura di un breve ricordo che è stato pubblicato sul Journal of the European Association for Health Information and Libraries (JEAHIL) che è possibile leggere qui.

Il mattino volge al termine, il nostro dormiveglia si è trasformato nella pienezza del giorno, e dobbiamo separarci.
Se ancora una volta ci incontreremo nel crepuscolo della memoria, parleremo nuovamente insieme, e il canto che voi intonerete sarà allora più profondo.
E se le nostre mani si toccheranno in un altro sogno, costruiremo un’altra torre nel cielo”.
Il profeta, di Kahlil Gibran

Allegati

Pubblicato il 17-10-2014 in Il progetto , aggiornato al 01-09-2015

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