LAMPADE E APPARECCHIATURE PER L'ABBRONZATURA

I primi dispositivi per abbronzare artificialmente la pelle, immessi in numero considerevole sul mercato, erano destinati all'impiego in ambiente domestico.

Le vecchie lampade a vapori di mercurio a media pressione

Si trattava di lampade a vapori di mercurio e media pressione, le quali emettono radiazioni UV-C, UV-B e UV-A visibile e radiazione infrarossa (IR). Ai lati della lampada, alloggiata in un apposito telaio provvisto di riflettore, sovente venivano posti degli emettitori di radiazione infrarossa, per un trattamento combinato UV + IR.
L'immagine presenta un esempio di vecchia lampada a vapori di mercurio a media pressione Dette apparecchiature, attualmente in disuso, potevano e possono causare seri danni alla pelle e soprattutto agli occhi (danni da esposizione acuta) se utilizzate incautamente e senza seguire le necessarie misure di prevenzione e protezione (proteggere gli occhi con appositi occhiali e graduare le esposizioni).

Bisogna considerare che in quegli anni 1960/1980 la cultura della protezione dalla RUV era piuttosto sottovalutata e poco nota al grande pubblico. Viceversa, era ancora largamente diffusa la convinzione, suffragata anche da opinioni apparse sulla stampa e ritenute autorevoli, che l'esposizione alla RUV fosse più benefica che dannosa alla salute.

Indirettamente ciò trova conferma anche nelle norme tecniche allora in vigore nel nostro Paese, pubblicate dal Comitato Elettrotecnico Italiano (CEI), norme che recepivano i documenti della Commissione Elettrotecnica Internazionale e del Comitato Europeo di Normalizzazione Elettrica (CENELEC), e che avevano un titolo molto significativo: "Norme particolari di sicurezza per gli apparecchi per la cura della pelle con raggi ultravioletti e infrarossi per uso domestico" (CEI, 61-7, 1981).

Le lampade UVA fluorescenti

Il mercato delle lampade e delle apparecchiature abbronzanti si è evoluto velocemente soprattutto nell'ultimo quarto di secolo.
L'immagine presenta un esempio di lampada UVA fluorescente Nuove sorgenti hanno preso il posto delle vecchie lampade a vapori di mercurio a media pressione. In particolare, sia nelle apparecchiature per l'impiego domestico, sia in quelle utilizzate nei solaria, centri di estetica, negozi di barbiere e parrucchiere, palestre, piscine, alberghi etc. le sorgenti radianti attualmente utilizzate sono le lampade a scarica fluorescenti e le lampade a scarica ad alta pressione contenenti vapori di mercurio e alogenuri metallici.
Lo spettro della radiazione ultravioletta emessa dalle lampade fluorescenti dipende dalla composizione dei sali fluorescenti (fosfori) depositati sulla superficie interna del tubo di quarzo che costituisce l'involucro della lampada.
Sul mercato sono disponibili lampade fluorescenti con differenti spettri di emissione e di diversa potenza.

Le lampade UVA ad alta pressione

Le lampade a vapori di mercurio e alogenuri metallici ad alta pressione sono delle sorgenti compatte, solitamente di potenza compresa fra 500 Watt e 3000 Watt.
Lo spettro della radiazione emessa comprende le radiazioni UV-C, UV-B e UV-A, visibile e infrarossa. Nelle apparecchiature abbronzanti, la radiazione emessa da queste lampade viene opportunamente filtrata per eliminare sia le componenti ultraviolette indesiderate sia l'intensa radiazione infrarossa.
L'immagine presenta un esempio di lampada UVA ad alta pressione
Nelle cosiddette "apparecchiature UVA ad alta pressione" l'abbronzatura dovrebbe essere prodotta dalla sola componente UV-A. (il condizionale è d'obbligo perché spesso è presente anche una debole componente di radiazione UV-B, che, proprio in ragione della sua notevole efficacia pigmentogena, ha un peso non trascurabile).
Nella fattispecie, i filtri hanno la funzione di eliminare le componenti UV-C, UV-B e IR. In definitiva, sono le caratteristiche del filtro/filtri che determinano lo spettro effettivo di questo tipo di sorgente nelle applicazioni cosmetiche.

La rottura del filtro, il suo deterioramento o la sua sostituzione con un altro avente diverse caratteristiche di trasmissione spettrale comporta un cambiamento delle caratteristiche effettive della sorgente radiante e la conseguente possibilità che si verifichino effetti indesiderati e/o danni (eritema, ustioni cutanee).

Le apparecchiature utilizzate nell'abbronzatura artificiale della pelle devono soddisfare i requisiti previsti dalle norme tecniche CEI attualmente vigenti. In particolare, per quanto attiene la sicurezza connessa con l'esposizione alla RUV, si segnala la Norma CEI EN 60335-2-27 il cui contenuto sarà ripreso nel seguito.

Le lampade e le sorgenti radianti descritte sono utilizzate sia nelle apparecchiature per il trattamento facciale sia in quelle per l'esposizione del corpo intero (lettini, docce).

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