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ABBRONZATURA
Quando la pelle è esposta alla RUV si verificano due distinti fenomeni di pigmentazione:
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La Pigmentazione Immediata (IPD) La IPD (acronimo di Immediate Pigment Darkening) si manifesta immediatamente a seguito dell' esposizione alla RUV ed è causata dallo scurimento della melanina (fotoossidazione) già presente nella pelle. Di solito si osserva soltanto nelle persone che sono naturalmente di carnagione moderatamente scura.
Detta pigmentazione inizia a recedere entro pochi minuti dalla fine dell'esposizione.
La radiazione compresa nell'intervallo spettrale 320 e 400 nm è considerata la più efficace nell'indurre la IPD (Irwin et al. 1993).
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Pigmentazione o Abbronzatura ritardata (neo-melanogenesi). La produzione fotoindotta di pigmento diventa visibile dopo almeno tre giorni ed è prodotta sia dall'esposizione alla radiazione UVA sia, in misura maggiore, dalla UVB (Parrish et al. 1982; Gange et al. 1985).
La neo-melanogenesi indotta dalla RUV dipende fortemente dalla risposta cellulare che è originata dal danno sul DNA nucleare prodotto dalla RUV (Eller et al. 1996; Gilchrest et al. 1996). L'abbronzatura ritardata persiste molto più a lungo dell' IPD perchè deriva dall'aumento di numero, dimensioni e pigmentazione dei granuli di melanina (Bech-Thomsen et al. 1994). L'esposizione alle UVB provoca anche un aumento dello spessore dell'epidermide (strato esterno della pelle) e delle sue proprietà di diffusione (Bech-Thomson and Wulf 1995). Anche a causa di detti fenomeni, l'abbronzatura ottenuta con apparecchiature che emettano soltanto UVA, anche se accettabile dal punto di vista cosmetico, se paragonata con una pigmentazione equivalente indotta dall'esposizione al sole, non è altrettanto efficace nel proteggere da una successiva esposizione alla RUV solare.
La capacità di abbronzarsi di ciascun individuo mediante l'uso di lettini solari dipende fortemente dal fototipo di appartenenza, che viene stabilito in base alla sua capacità di abbronzarsi e di scottarsi nell'esposizione alla RUV solare.
Nella Tabella 1 sono riportati i diversi fototipi , classificati da I a VI, in ordine crescente di sensibilità alla RUV. La reattività della pelle di un individuo alla RUV, intesa come la capacità di abbronzarsi o di scottarsi, in linea di massima è simile, nell'esposizione ai lettini oppure al sole.
E' molto probabile che, fra gli utilizzatori di apparecchiature per l'abbronzatura artificiale, quelli di fototipo I e II, che perciò si abbronzano poco o nulla e/o si scottano facilmente, rimangano delusi dal risultato estetico ottenuto usando un lettino solare. Fra gli utilizzatori dei lettini si è osservato che molti manifestano effetti cutanei indesiderati di lieve entità quali: leggero eritema, prurito e secchezza della pelle (Diffey 1986; Rivers et al. 1989; Diffey et al. 1990).
Sia gli utilizzatori domestici di apparecchiature abbronzanti, sia gli assistenti nei centri di abbronzatura possono valutare in modo errato la sensibilità individuale alla RUV e sottostimare rispettivamente la propria fotosensibilità e quella dei clienti.
USTIONI SOLARI (ERITEMA)
L'ustione solare di lieve entità consiste nell' arrossamento della pelle (eritema attinico) che compare entro 12 ore dall' esposizione alla RUV. L'eritema si attenua e regredisce gradualmente entro pochi giorni. Ad esso si sovrappone un certo grado di abbronzatura nei soggetti che hanno capacità di pigmentazione.
L'ustione grave provoca dolore ed è accompagnata da infiammazione, formazione di vesciche e spellature. A parte gli effetti fotoimmunologici (che vengono trattati successivamente), gli effetti sistemici delle ustioni gravi non sono noti, ad eccezione di uno stato febbrile passeggero. La gravità dell' ustione dipende essenzialmente dal fototipo (Tabella I) e dalla dose di RUV. Nelle persone di pelle molto chiara (fototipi cutanei I e II, i melano-compromessi) l'efficacia della RUV di indurre l'abbronzatura e l'eritema è approssimativamente uguale in tutta la regione spettrale UVA e UVB (Parrish et al. 1982). Per gli individui che si abbronzano bene e che si ustionano raramente (fototipi cutanei III e IV, i melano-competenti) l'effetto abbronzante degli UVA è maggiore del loro effetto eritemigeno (Gange et al. 1985). Per ogni tipo di lettino solare le esposizioni radianti sono comprese in un intervallo di valori che determinano effetti evidenti in persone di differente fototipo. Le dosi possono essere espresse in unità di Dose Eritemigena Normalizzata (SED, acronimo di Standard Erithemal Dose), che, a sua volta, è collegata alle Dosi Minime Eritemigene (MEDS, acronimo di Minimal Erithemal Dose) 3.
Tabella 1: Classificazione dei fototipi stabilita in base alla loro suscettibilità eritemigena nell'esposizione al sole ed alla loro capacità di abbronzarsi
(Fitzpatrick et al. 1995)
| Fototipo |
Sensibilitá al sole |
Suscettibilitá eritemigena |
Capacitá di abbronzarsi |
Classi di individui |
| I |
Molto sensibile |
Si ustiona sempre ( ‹2 SED) |
Nessuna abbronzatura |
Melano-compromessi b |
| II |
Moderatamente sensibile |
Alta (2-3 SED) |
Abbronzatura leggera |
Melano-compromessi b |
| III |
Moderatamente non sensibile |
Moderata (3-5 SED) |
Abbronzatura media |
Melano-competenti |
| IV |
Moderatamente resistente |
Bassa (5-7 SED) |
Abbronzatura notevole |
Melano-competenti |
| V |
Resistente |
Molto bassa (7-10 SED) |
Pelle naturalmente bruna |
Melano-protetti |
| VI |
Molto resistente |
Estremamente bassa (›10 SED) |
Pelle naturalmente nera |
Melano-protetti |
- I valori di dose in SED indicate tra parentesi sono solo indicative
- Negli individui melano-compromessi il rischio di sviluppare un tumore cutaneo è maggiore che negli individui melano-competenti.
- Viene definita Dose Minima Eritemigena (MED) l'esposizione radiante che produce un arrossamento “appena apprezzabile” sulla cute precedentemente non esposta di una persona. Se l'esposizione viene “pesata” in base allo spettro d' azione eritemigeno CIE, la MED per ciascun fototipo corrisponde ad una esposizione radiante efficace espressa in unità SED (acronimo di Standard Erythemal Dose) (Tabella 1). Per ogni sorgente di radiazione UV l'irradianza efficace eritemigena (W m-2 eff.), espressa in SED per ora, , può essere calcolata usando i dati di irradianza spettrale relativi alla sorgente nel punto di interesse ed i fattori di ponderazione spettrale relativi per l'eritema, promulgati dal CIE (McKinlay and Diffey 1987; CIE/ISO 1999) La SED (Diffey et al. 1997) è un'unità ufficiale CIE/ISO e corrisponde ad una esposizione radiante efficace di 100Jeff m.
TUMORI DELLA PELLE
I tumori della pelle sono gli effetti a lungo termine più gravi attribuiti all'esposizione alla RUV (IARC 1992). Il carcinoma delle cellule squamose (carcinoma squamoso o spinocellulare) e il carcinoma basale (carcinoma basocellulare o basalioma) sono tumori della pelle frequenti, raramente fatali, che, nell'insieme, vengono spesso denominati tumori cutanei non-melanoma (NMSC - acronimo di Non Melanoma Skin Cancer ). Studi sperimentali sul topo mostrano chiaramente che la UVA e la UVB possono provocare carcinomi delle cellule squamose (SCC) nel topo. E' probabile che lo stesso avvenga nell' uomo (Sterenborg 1987; van Weelden et al. 1988). Sempre più il potenziale eritemigeno di una sorgente di RUV viene ritenuto ragionevolmente rappresentativo, ai fini della valutazione quantitativa, del suo potenziale cancerogeno (Cole et al. 1985). Una serie di pubblicazioni (Berg et al. 1993; de Gruijl and van der Leun 1994; de Gruijl and Forbes 1995) ha indotto il comitato tecnico TC 6-32 della CIE (acronimo di Commissione Internationale de l'Eclairage) (CIE 2000) a proporre uno spettro d'azione per la fotocarcinogenesi. Detto spettro sarà utilizzato per definire il numero massimo di sedute di esposizione autorizzate in un anno, e come base per una raccomandazione nella prossima revisione dello standard internazionale, IEC 335-2-27. La valutazione di quanto aumenti il rischio a causa di una serie di sedute abbronzanti è stata oggetto di vari studi i quali, però, si sono limitati a considerare i tumori cutanei non-melanoma. Questo genere di stime si basa necessariamente su un certo numero di presupposti quali la funzione dose-risposta, l'uso di dati ambientali piuttosto che individuali per stimare il rapporto tra l'esposizione e il rischio da RUV, la durata dell'esposizione alla sorgente naturale, e il non considerare la sua intermittenza. Ad esempio, nella popolazione del Nord Europa, stime sul rischio di incidenza di NMSC derivante dall'uso di lettini solari UVA indicano che non più di venti sedute per anno, per un periodo di 30 anni, comportano un raddoppio del rischio (Diffey 1987).
Se, malgrado il rischio predetto, la gente insiste nell'esporsi pur di ottenere l'abbronzatura, si rende necessario far ricorso ai dati scientifici disponibili per trarre delle indicazioni volte a minimizzare il rischio, come è riportato nelle raccomandazioni conclusive.
Sulla base di un modello di rischio di tumore cutaneo nell'uomo (Diffey 1987), dieci sedute ciascuna per anno da 30 minuti comporterebbero un aumento del 5% del rischio, rispetto ai non utilizzatori di solarium. Non esiste una modalità di utilizzo dei solarium che sia priva di rischi.
Il melanoma maligno della pelle (MM), pur essendo molto meno frequente dei carcinomi cutanei, è una patologia molto più grave ed è responsabile della maggior parte dei decessi per tumori della pelle. Alcuni dati ottenuti sui mammiferi (Ley et al. 1989; Ley 1997) indicano fortemente, come fattore eziologico del melanoma, la radiazione UVB. Detti risultati, però, non concordano completamente con i dati relativi ad un altro modello di melanoma nel pesce, i quali mostrano che, oltre alla radiazione UVB, anche la radiazione UVA è fortemente coinvolta nell'indurre il melanoma nel predetto pesce (Setlow 1993). I modelli animali mettono in evidenza la forte influenza dell'esposizione neonatale nell'indurre i tumori cutanei anche di natura maligna. (Robinson et al. 2000; Noonan et al. 2001).
L'evidenza di un rapporto causale con l'esposizione alla RUV solare si limita ai dati epidemiologici. Essi mostrano, infatti, che esposizioni intermittenti ad alte dosi di RUV solare, particolarmente nell'infanzia, possono contribuire come fattore causale (per recensioni recenti vedere Armstrong and Kricker 1995; Gilchrest et al. 1999). Per quanto attiene il MM, il rischio individuale è maggiore nelle persone che hanno un alto numero di nevi (nei) e che, quando si espongono alla RUV solare, si ustionano facilmente e si abbronzano poco. Sono stati pubblicati vari lavori che suggeriscono una associazione tra l'uso dei lettini solari ed un aumento del rischio di MM, ma non è chiaro quanto sia l'importanza relativa delle componenti UVB, UVA e di altri fattori (in modo particolare l'abitudine diffusa di stare al sole) nel determinare tale associazione. (Swerdlow et al. 1988; Walter et al. 1990; Autier et al. 1991; Higgins and du Vivier 1992; Westerdahl et al. 1994; Autiere t al. 1994; Spencer and Amonette 1995; Stem et al. 1997; Miller et al. 1998; Swerdlow and Weinstock 1998; Westerdahl et al. 2000).
Complessivamente, sia i dati sperimentali che quelli epidemiologici indicano che l'esposizione accumulata aumenta il rischio di tumori cutanei. Nella somma è compresa anche l'esposizione nell'infanzia. Pertanto, alle conseguenze nocive dell'esposizione solare, probabilmente si sommano quelle dell'esposizione alla RUV da apparecchiature abbronzanti.
INVECCHIAMENTO PRECOCE DELLA PELLE
Una mole considerevole di dati evidenzia come l'esposizione cumulativa alla RUV (UVA e UVB) provochi l'invecchiamento precoce della pelle, un effetto caratterizzato da secchezza, ruvidezza, aspetto coriaceo e rugoso della pelle stessa. Nel topo è stato chiaramente dimostrato che i raggi UVA causano danno alla pelle (Kligman et al. 1987; Bissett et al. 1989). E' possibile che effetti simili si manifestino anche nell'uomo a causa dell'uso eccessivo dei lettini solari.
L' esposizione giornaliera, a dosi suberitemigene per otto giorni, solamente a radiazione UVA della regione spettrale 320-400 nm, , oppure l'esposizione per due mesi a UVA di lunghezza d'onda maggiore, cioè tra 340 e 400 nm, induce alterazioni cumulative della morfogenesi cutanea indicative di una lesione della pelle (Lavker et al. 1995; Lowe et al. 1995; Seité et al. 1998). Uno studio longitudinale durato 5 anni su donne che frequentavano o non frequentavano centri abbronzanti ha messo in evidenza modificazioni gravi dell'elasticità e dell'estensibilità della pelle nel gruppo di donne che frequentavano i centri (Piérard 1998). Nello stesso gruppo la gravità delle alterazioni è risultata inversamente correlata con la pigmentazione costitutiva.
La conclusione a cui giunge questo studio è che l'uso ininterrotto di lettini solari induce un declino funzionale del derma simile ad un invecchiamento precoce.
ALTRI EFFETTI SULLA PELLE
Nelle persone che hanno fatto un uso eccessivo dei lettini solari UVA si è osservato un aumento della fragilità della pelle e di produzione di vesciche (Farr et al. 1988; Murphy et al. 1989) e lesioni melanocitiche atipiche (Jones et al. 1987; Williams et al. 1988; Roth et al. 1989; Salisbury et al. 1989; Kadunce et al. 1990).
FOTODERMATOSI E FOTOSENSIBILITA'
La dermatite polimorfa solare DPS (nella letteratura anglosassone PLE, acronimo di Polymorphic Light Eruption) è una fotodermatosi comune che si manifesta rapidamente in alcuni individui, a seguito di esposizione alla RUV dei lettini solari (Rivers et al. 1989). Altre dermatosi che vengono aggravate dall'esposizione, come il lupus eritematoso sistemico, sono rese più acute anche dall'uso dei lettini solari (Stern and Docken 1986). Alcuni medicinali e composti chimici e prodotti per applicazione topica (Tabella 2), come, ad esempio, profumi e lozioni, possono indurre effetti di fotosensibilizzazione cutanea negli utilizzatori di lettini solari.
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