
Teodora Macchia
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Negli ultimi anni sono stati pubblicati numerosi studi sull’uso delle tecniche in elettroforesi capillare (CE) in grado di separare gli enantiomeri presenti in una miscela, attraverso l’uso di fasi stazionarie costituite da derivati delle ciclodestrine, senza dover apportare sostanziali modifiche al sistema elettroforetico. Questi metodi hanno permesso la separazione ed identificazione degli enantiomeri di varie amfetamine così come del metadone e dei suoi metaboliti nei liquidi biologici.
Tuttavia, da una recente revisione della letteratura scientifica realizzata dalla professoressa Maria A. Raggi e collaboratori dell’Università di Bologna e pubblicata sulla rivista specialistica Electrophoresis, emerge che il principale problema riscontrato nell’applicazione di questa metodologia ai campioni biologici è rappresentato dalla sensibilità del metodo. Il problema viene affrontato da alcuni ricercatori ad esempio, pre-concentrando i campioni biologici prima dell’iniezione ma questo comporta un aumento dei tempi di analisi e in alcuni casi un peggioramento della riproducibilità del metodo stesso. In altri casi ci si limita ad effettuare questo tipo di analisi solo sulle urine che sono di per se campioni biologici più concentrati di analiti e metaboliti, limitandone comunque il campo di applicabilità. Infine, una scarsa pubblicazione di report sulla validazione di questa tecnica nelle separazioni di miscele racemiche in campioni biologici secondo linee guida accettate a livello internazionale, ne evidenzia le difficoltà tecniche in termini di sensibilità e precisione, impattando negativamente sull’affidabilità di questo specifico tipo di applicazione della metodologia analitica.
Proprietà del testo: Redazione Drog@news
Fonte: Electrophoresis
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