Sorveglianza Nazionale sul Trattamento Antiretrovirale in Gravidanza

Il Progetto per la Sorveglianza Nazionale sul Trattamento Antiretrovirale in Gravidanza, avviato nel 2001 e coordinato dall’ISS, ha l’obiettivo di monitorare a livello nazionale la sicurezza materna e neonatale dell’uso dei farmaci anti-HIV in gravidanza.

L’applicazione di precise misure preventive specifiche, rappresentate dal trattamento antiretrovirale in gravidanza e nei neonati, lo svolgimento del parto mediante cesareo elettivo in presenza di carica virale rilevabile nel plasma, e la sostituzione dell’allattamento materno con quello artificiale (laddove questo è operativamente possibile), permettono di ridurre il rischio di trasmissione dell’infezione HIV da madre a neonato fino a livelli minimi, inferiori al 2%, e di poco superiori allo zero nelle più recenti casistiche. La somministrazione di farmaci anti-HIV è quindi raccomandata per tutte le donne HIV-positive in gravidanza, al parto e per i loro neonati nelle prime settimane di vita. Tuttavia, per la particolare sensibilità di madre e neonato a potenziali eventi indesiderati, è importante un continuo monitoraggio di questi trattamenti.

A questo scopo è stato avviato nel 2001 In Italia il Progetto di Sorveglianza Nazionale sul Trattamento Antiretrovirale in Gravidanza, a cui collaborano infettivologi, ginecologi e pediatri da oltre 30 centri clinici su tutto il territorio nazionale. Questo progetto, coordinato dall’ISS, rappresenta la casistica nazionale di riferimento su HIV e gravidanza, con dati di esito su oltre 3200 gravidanze in donne con HIV, numerose pubblicazioni internazionali, diverse collaborazioni nazionali ed internazionali, e partecipazione dei referenti del progetto alla definizione delle linee guida nazionali per la gestione dell’infezione da HIV.

I dati raccolti hanno confermato il favorevole rapporto rischio-beneficio del trattamento antiretrovirale in gravidanza anche nel nostro paese, dove l’applicazione delle misure preventive sopra indicate ha portato i tassi di trasmissione dell’infezione da HIV da madre a neonato da livelli superiori al 20% a livelli inferiori al 2% (1.1% nella presente casistica al dicembre 2019), senza un apparente aumento del numero di difetti congeniti. Attraverso la rete dei centri ostetrici partecipanti si è inoltre sostanzialmente confermata la sicurezza del parto vaginale in donne con HIV e carica virale non rilevabile, secondo il protocollo messo a punto dalla Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), recepito dalle Linee Guida Nazionali HIV. La sorveglianza ha carattere continuo, in quanto è importante raccogliere informazioni sulla sicurezza d’uso in gravidanza dei nuovi farmaci che vengono continuamente introdotti nella pratica clinica per il trattamento dell’HIV.

La trasmissione da madre a neonato dell’infezione da HIV rappresenta una situazione oggi sostanzialmente prevenibile, ma richiede una tempestiva diagnosi materna dell’infezione da HIV. È quindi indispensabile assicurare a tutte le donne la disponibilità del test HIV in gravidanza, con particolare riferimento alle popolazioni con maggiore difficoltà di accesso alle strutture ed alle prestazioni sanitarie.


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