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Cs n°1/2010 - HIV, ecco la fotografia di come si accede al Test in Italia
Pubblicato 17/02/2010 - Modificato 10/02/2020

ISS 17 febbraio 2010

Una fotografia di come si accede in Italia al test Hiv è stata scattata grazie a uno studio condotto dall’ISS e dalla Consulta delle Associazioni per la Lotta all’AIDS, finanziato dal Ministero della Salute e presentato oggi nell'Aula Pocchiari dell'ISS.

In due anni di lavoro, sono stati intervistati 449 responsabili di Centri Diagnostico-clinici e 216 di Centri Trasfusionali presenti sul territorio nazionale, a partire da una banca dati di 1.030 centri pubblici dove si effettua lo screening HIV.
Per i Centri Diagnostico-clinici, l’analisi dei dati ha evidenziato che nel 76,2% di questi il Test HIV viene eseguito in modo gratuito, nel 37% è assicurato l’anonimato (completa assenza di dati della persona che effettua il Test), il colloquio di counselling pre test è eseguito nel 44,5% dei casi e quello post test nel 41%. Il colloquio di counselling risulta invece prezioso sia nel caso di esito negativo che positivo: non lasciare solo la persona, anche davanti a un esito negativo, significa svolgere opera di prevenzione e di supporto, motivando la persona a non rinnovare comportamenti a rischio.
L’indagine, effettuata attraverso un’intervista telefonica, è stata svolta con l’assenso degli Assessorati alla Sanità delle Regioni e Province Autonome.

In 168 Centri Diagnostico-clinici su 449, il risultato del Test viene consegnato in busta chiusa. Per il 76% dei 168 Centri che consegnano l’esito in busta chiusa, ciò avviene in caso di esito negativo, per il 4% in caso di esito positivo, per il 20% indipendentemente dall’esito del test. In 269 Centri il risultato del test viene consegnato dal medico, di questi il 6% in caso di esito negativo, il 51% in caso di esito positivo e il 43% indipendentemente dall’esito del test.

In merito all’indicazione sul periodo finestra (vale a dire il periodo durante il quale si è stati contagiati ma non si sono ancora formati gli anticorpi specifici anti-HIV), emerge una certa varietà: il 25% risponde che il test deve essere effettuato dopo 6 mesi dall’ultima situazione di rischio, il 16,7% dopo 3 mesi, il 10,9% dopo un mese. Inoltre, nel 31,6% gli intervistati forniscono indicazioni diverse (“dopo 20 giorni”, “ripetuto ogni 6 mesi”, “dopo 2 mesi”, “dipende da caso a caso” e altro ancora).

Per quanto riguarda i Centri Trasfusionali che hanno preso parte al Progetto, è stato rilevato che nel 26,7% dei casi accede al Test HIV anche la popolazione generale e non esclusivamente i donatori.
Il 65,7% dei Centri Trasfusionali che hanno preso parte allo Studio afferiscono agli ospedali. Nel 65,9% dei casi, di fronte a un esito positivo al test HIV, la persona interessata viene contattata telefonicamente e invitata a recarsi al Centro per un colloquio con il medico.

Il Progetto ha previsto anche un’indagine qualitativa, condotta tra professionisti impegnati nell’ambito della salute di giovani, donne e persone straniere. La finalità è stata quella di raccogliere indicazioni ulteriori sulle azioni che potrebbero favorire l’accesso al test di questi specifici target. Le informazioni desunte, sia dall’indagine quantitativa sia da quella qualitativa, hanno consentito di sperimentare azioni volte a favorire l’accesso al Test HIV nelle città di Genova, Firenze e Palermo. In ogni singola area metropolitana sono stati attivati interventi in Rete attraverso la collaborazione tra Servizi socio-sanitari, Strutture a bassa soglia, Aziende Ospedaliere, Organizzazioni del privato sociale e del volontariato.

I risultati del Progetto evidenziano come, nei Centri coinvolti nell’indagine, manchi una comune modalità di esecuzione del Test, in particolar modo per quanto riguarda gratuità, anonimato e colloquio di counselling pre e post test.
Pertanto, alla luce di una così evidente disomogeneità, le politiche sanitarie nazionali e locali dovrebbero considerare prioritario fornire indicazioni utili ad unificare le modalità di accesso e fruibilità del Test HIV, tali da offrire a tutte le persone presenti sul territorio italiano le medesime opportunità.

A seguito di comportamenti a rischio – dice Gianni Rezza, Direttore del Dipartimento Malattie Infettive Parassitarie e Immunomediate dell’ISS - un accesso tempestivo al Test HIV può significare la possibilità di iniziare un efficace percorso terapeutico, se si è contratta la malattia, e può limitare la diffusione del virus. Risulta dunque fondamentale facilitare l’accesso al Test, abbattendo gli ostacoli che in alcuni casi ancora lo contraddistinguono nel nostro Paese: è questo l’obiettivo finale del Progetto di ricerca per l’individuazione e la sperimentazione di modelli di intervento atti a migliorare l’adesione al Test di screening HIV.

Allegati

Scheda_Counselling.pdf
ULTIMI_DATI_COAdic2008.pdf

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