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Comunicato N° 24/2003 Inquinamento atmosferico: benzene e polveri fini mettono a rischio allergie vigili urbani e benzinai.
Pubblicato 03/07/2003 - Modificato 10/02/2020



Aumenta, nelle categorie studiate, con la complicità del fumo, anche il rischio d’insorgenza di neoplasie. Lo dimostra uno studio pilota condotto sui vigili urbani e sui benzinai della capitale realizzato dall’Iss in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente.

Leggera per definizione, l’aria delle nostre città è invece piena di sostanze che pesano sulla nostra salute: in particolari condizioni patologiche possono peggiorare le crisi asmatiche e provocare la tachicardia. Nei vigili urbani e nei benzinai, poi, particolarmente esposti a carburanti e scarichi veicolari, concorrono all’insorgenza delle allergie. Il benzene, in particolare, se alleato al fumo di sigaretta, aumenta il rischio di tumori. Lo dimostrano i dati di uno studio congiunto Iss-Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio condotto, tra il 1998 e il 2002, sui benzinai e i vigili urbani della capitale, presentato oggi nel corso del convegno -Salute e inquinamento atmosferico urbano-.

Le polveri fini - spiega Angelo Carere, direttore del Laboratorio di tossicologia comparata ed ecotossicologia dell’Iss e coordinatore dell’intero progetto - sono presenti ovunque e il loro diametro è talmente sottile da riuscire a oltrepassare la barriera delle mucose nasali, riuscendo spesso a penetrare in profondità nelle vie respiratorie. Le conseguenze, - va avanti l’esperto -vanno dalla comparsa di disturbi respiratori acuti, soprattutto a danno di persone asmatiche e con deficit respiratori, alle alterazioni del battito cardiaco negli infartuati, fino allo scatenarsi di allergie, sia pure sempre in concomitanza con la presenza di allergeni (pollini, acari e così via). Il benzene, in particolare, poi, sembra avere una particolare sinergia col fumo di sigaretta, tanto che, alleato a questo, è in grado di aumentare la suscettibilità individuale alle mutazioni genetiche e all’insorgere del cancro.

I ricercatori dell’Iss e del Ministero dell’Ambiente, con il contributo del comune di Roma e della cattedra di Medicina del lavoro dell’Università La Sapienza, hanno proceduto, tra il 1998 e il 1999, all’analisi dei marcatori di esposizione a benzene e di danni genetici (nel sangue e nell’urina) di 200 vigili addetti al traffico nella capitale, esposti a dosi di benzene (in media 10 microgrammi per metro cubo), circa 3 volte superiori a quelle del personale amministrativo. Sono state evidenziate significative alterazioni di alcuni marcatori solamente nei soggetti fumatori, il che proverebbe la complicità del fumo nel potenziamento dell’esposizione al benzene e ad altre sostanze cancerogene.

I risultati, poi, di un altro monitoraggio effettuato ancora una volta sui vigili urbani di Roma puntano il dito contro l’inquinamento da emissioni veicolari anche quanto al rischio allergie. Infatti i test allergologici eseguiti su 194 vigili addetti al controllo della viabilità nelle zone ad alto o medio traffico e a compiti amministrativi, accomunati comunque tutti dall’aver lavorato per lunghi periodi in mezzo al traffico, hanno riscontrato nel 67 per cento dei soggetti un’elevata sensibilizzazione allergica.

E’ stato inoltre condotto uno studio retrospettivo sui benzinai delle Regioni Lazio ed Emila Romagna nel periodo 1981-1996, per verificare i possibili effetti a lungo termine dell’esposizione prolungata a basse dosi di benzene (inferiori ai 3 microgrammi per metro cubo o a 1ppm). L’indagine, realizzata in collaborazione col Dipartimento di epidemiologia della Asl Rme e col Centro di documentazione per la salute dell’Agenzia sanitaria Emilia Romagna, ha preso in esame le condizioni di vita e le cause di mortalità di 6 mila benzinai nel periodo considerato. Contrariamente alle attese, è emerso solo un lieve aumento dei linfomi non-Hodgkin, dei tumori all’esofago, al rene, al sistema nervoso centrale e nessun incremento, invece, della mortalità per leucemie.

Infine, in collaborazione con il Dipartimento di epidemiologia della Asl Rme e con l’Unità Operativa di fisiopatologia respiratoria dell’Università Cattolica di Roma, è stato condotto uno studio epidemiologico su pazienti con Broncopneumatia cronica ostruttiva (Bpco), infarto del miocardio e asma bronchiale. Soggetti cioè suscettibili di contrarre patologie. Il risultato ha evidenziato una decisiva influenza negativa, in termini di disturbi cardiaci e di minore funzionalità respiratoria, delle concentrazioni giornaliere di materiale particellare (Pm2,5 e Pm10), di inquinanti gassosi (biossido di azoto e monossido di carbonio ) e di alcuni metalli (cromo, ferro, piombo, zinco).

E’ assolutamente raccomandabile – afferma Riccardo Crebelli, primo ricercatore del Laboratorio di tossicologia comparata ed ecotossicologia dell’Iss e coautore dello studio - l’adozione di misure atte a ridurre ulteriormente la contaminazione ambientale da benzene, attraverso sistemi di abbattimento delle emissioni o di ricircolo delle perdite evaporative, nonché tramite l’utilizzo di combustibili alternativi. Visto inoltre il ruolo predominante del fumo di tabacco sull’esposizione personale a benzene, è necessario attuare una parallela educazione sanitaria che indirizzi i cittadini a scelte consapevoli.

Raccomandazioni che sono in linea, oltretutto, con quelle dell’Unione europea che ha presentato nei giorni scorsi i risultati di un progetto analogo, denominato People (Population exposure to air pollutants in Europe) e volto a misurare i livelli di esposizione al benzene degli abitanti di alcune città europee. Il tabacco e le emissioni del traffico urbano sono risultati i fattori chiave dell’esposizione personale a benzene e dunque i fattori di rischio per la salute umana. Lo studio si è svolto nella stessa città di Bruxelles su 125 volontari ai quali, nell’ottobre scorso, erano stati applicati speciali sensori di monitoraggio del benzene. Analoghe misurazioni sono state effettuate nella città di Lisbona e più recentemente a Bucarest e a Ljubljana (maggio 2003), ma sono previste ulteriori campagne di monitoraggio a Madrid e di nuovo a Bucarest nell’autunno prossimo, in altre città europee nel 2004.


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