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Eventi

Comunicato n.20/2003 Alcol, consigli dall’Oms
Pubblicato 05/06/2003 - Modificato 10/02/2020

Informare i giovani sulle conseguenze negative del bere, educarli ad un consumo che non sfoci nell’abuso e rinvigorire, al tempo stesso, le misure di protezione in loro favore. Solo così, dice l’Oms,sarà possibile creare una cultura alternativa a quella del bere

Solo una reale consapevolezza dei danni indotti dall’abuso di alcol può contrastare il forte potere attrattivo che tale sostanza esercita sui giovani. Combattendo, al tempo stesso, le strategie di vendita e sponsorizzazione, sempre più subdole, messe in atto dalle multinazionali. E’ quanto si propone di fare l’Oms per sviluppare valide alternative alla cosiddetta “cultura del bere”, secondo il programma fissato nella Declaration on Young People and Alcol, ratificata nel corso della Conferenza ministeriale congiunta Oms-Ue svoltasi a Stoccolma (Svezia) nel febbraio 2001.

La Dichiarazione pone alcuni fondamentali obiettivi da raggiungere entro il 2006, così riassumibili:

ridurre il numero dei giovani che iniziano a consumare alcol

ritardare l’età in cui i giovani cominciano a bere

diminuire le occasioni e la frequenza del consumo ad alto rischio

migliorare la formazione degli operatori a contatto con adolescenti e giovani adulti

coinvolgere attivamente i giovani nello sviluppo di politiche aventi per fine la loro salute

incrementare l’informazione e l’educazione dei giovani sull’alcol

azzerare o ridurre al minimo le pressioni esercitate sui giovani per indurli al consumo (pubblicità, distribuzione gratuita ecc.)

combattere la vendita illegale di alcol

migliorare l’accesso ai servizi sanitari e sociali

ridurre i danni alcol-correlati (incidenti, aggressioni, atti di violenza)

Obiettivi che rientrano a pieno titolo nello sviluppo delle seguenti quattro macroaree: 1) la promozione di una maggior comprensione riguardo alle conseguenze negative del bere sull’individuo, la famiglia e la società, il che implica una serie di misure che vanno dalla formazione del personale responsabile del servizio in bar, ristoranti e locali all’istituzione del divieto ferreo di vendita di alcolici a minori e persone in stato di etilismo acuto; dal rafforzamento di misure e sanzioni relative alla guida in stato di ubriachezza al miglioramento dei servizi sanitari e sociali;

2) il rinvigorimento di misure di protezione dei bambini e degli adolescenti dalla promozione e sponsorizzazione di alcol;

3) l’incremento del livello di consapevolezza nei giovani degli effetti collaterali derivanti dall’assunzione di bevande alcoliche, con il conseguente sviluppo di programmi di educazione in materia;

4) la creazione di alternative alla cultura del bere, supportando gli ambienti di vita (famiglie, scuole, ecc.) e migliorando la formazione teorica e pratica di quanti lavorano a contatto con i giovani.

Alcol, consigli dall’Europa

L’alcol rappresenta un problema comunitario, che l’Unione europea si propone di risolvere impegnando tutti gli Stati membri all’attuazione di una strategia di azione e prevenzione

Prevenire e ridurre i danni provocati dall’alcol. Con questo obiettivo, i 51 Stati membri della Regione Europea 21 hanno sottoscritto il Piano d’azione europeo sull’alcol (Paea) elaborato dall’Organizzazione mondiale della sanità per il periodo 2000-2005.

Il Paea deriva le sue priorità da un’attenta analisi del fenomeno, definito “un grave pericolo per la salute individuale e collettiva”. L’Europa, infatti, resta una delle aree nel mondo di maggior consumo di alcol, una “cattiva abitudine” sempre più diffusa tra i giovani. Secondo l’Oms, nell’Ue i prodotti alcolici sono responsabili almeno dell’8-10 per cento del carico totale di malattia dell’individuo. Il danno provocato dall’alcol, inoltre, è stato misurato in un carico economico pari al 2-5 per cento del Prodotto interno lordo di un Paese industrializzato. Costi sociali e sanitari che gravano sulle famiglie e sull’intera società in termini di perdita di produttività sia per mortalità che per morbilità e invalidità.

Da queste considerazioni è scaturita nel 2001 la proposta di una Raccomandazione del Consiglio d’Europa sul “Drinking of alcol by young people, in particolar children and adolescents” (2001/458/EC) che mira a proteggere i giovani dai rischi alcol-correlati. Al pari della successiva Conclusione del Consiglio (Council Conclusion on a Community Strategy to rduce alcol-related harm 2001/C 175/01) che raccomanda azioni di promozione della salute, di educazione e di informazione rivolte sia ai giovani che alla popolazione generale. Tre gli obiettivi fondamentali di questa strategia:

incrementare il grado di consapevolezza dei giovani nei confronti dei danni delle bevande alcoliche

ridurre i rischi e quindi l’impatto sociale e sanitario

spingere il mondo della produzione industriale ad aumentare il livello di attenzione e di responsabilità sulle modalità di confezionamento e di marketing dei prodotti alcolici, modalità particolarmente attrattive nei confronti dei giovani

Tuttavia, proprio quest’ultimo punto rappresenta il tallone d’Achille della strategia comunitaria. Troppi e troppo forti sono infatti gli interessi economici in gioco, celati dietro la rivendicazione del diritto alla libera circolazione delle merci sul mercato interno. Un diritto che l’Unione non intende mettere in discussione, bensì equilibrare in rapporto a un altro diritto: la tutela della salute dei consumatori.

Un ulteriore contributo giunge infine dal nuovo Progetto di salute pubblica Community action in the field of public health 2003-2008 recentemente adottato dal Parlamento europeo. Lo scopo è quello di individuare le priorità sanitarie al fine di elaborare conseguenti politiche comunitarie, programmi pluriennali su larga scala, azioni legislative, sistemi di monitoraggio, di sorveglianza e di informazione.

Alcol superstar

La fiction televisiva costituisce un potente alleato dell’alcol e una minaccia per spettatori vulnerabili quali sono i giovani. Lo dimostra l’indagine Ossfad condotta sulle reti televisive italiane tra il 2000 e il 2001

E’ di scena in tv ogni 13 minuti, molto più spesso della sigaretta. Viene sorseggiato da personaggi che risultano quasi sempre simpatici allo spettatore, in un contesto di convivialità e piacere, che ispira benessere e concentrazione. E’ questa l’immagine dell’alcol trasmessa dai media e venuta fuori da un’ indagine condotta dall’Ossfad su film e telefilm andati in onda sulle principali reti televisive nazionali. Allo scopo di quantificare la promozione occulta del consumo di alcol nella programmazione dei palisensti televisivi.

Il “Grande fratello”, “Incantesimo”, “Beverly Hills”, sono alcuni dei programmi presi in esame dagli esperti dell’Osservatorio nell’arco di cinque settimane comprese tra il primo maggio 2000 e il 27 gennaio 2001 trasmessi dalle tre reti Rai (Rai 1, Rai 2, Rai 3), dalle tre reti Mediaset (Canale 5, Retequattro, Italia 1) e da Telemontecarlo. Per un totale di circa tre mila ore di tv in un intervallo temporale compreso tra le 11.00 e le 23.00 (vedi tabelle 1 e 2).

Il primo elemento fotografato è stato la media degli atti-alcol: 1 ogni 13 minuti. Una frequenza omogenea tra i vari poli e generi televisivi, ma doppia rispetto a quella degli atti-fumo, 1 ogni 26 minuti. Guardando poi al contesto in cui vino, birra e altre bevande alcoliche vengono consumate in televisione, si evince che l’alcol, a differenza del fumo, non viene quasi mai associato al concetto di droga o comunque a quello di sostanza nociva alla salute. Bicchieri e bottiglie sono presenti infatti in contesti amicali, di festa e convivialità, mentre in altri casi la fiction suggerisce addirittura che l’alcol favorisce la concentrazione e solleva dall’ansia e dalla depressione. La trasmissione “Il Grande fratello”, in particolare, che ha avuto un grande seguito tra i giovani con punte di ascolto di otto milioni di spettatori, ha confermato la tendenza giovanile a concentrare i consumi secondo modalità di “binge drinking” , di bere cioè per ubriacarsi, con concentrazioni di cinque o più drink di seguito (vedi tabella 3).

Per quanto concerne il sesso dei personaggi che bevono, è stato notato che più del doppio degli atti-alcool è attribuibile a uomini (2.913 contro i 1.190 delle donne), una stima che rispecchia fedelmente i dati registrati nella popolazione generale. Anche la personalità di chi beve nella fiction riflette il senso comune. Essa cioè è quasi sempre estremamente positiva, anche quando il ruolo del personaggio è perdente. Un’ambivalenza questa (personalità positiva - ruolo perdente) che viene ampiamente sfruttata dai responsabili dei palinsesti, se si pensa che le emozioni dello spettatore, e quindi le sue simpatie, sono catturate in genere proprio dagli “sfortunati”. D’altronde, però, è in questa ambiguità di interpretazione che risiede l’incapacità, dichiarata dagli stessi giovani, di riuscire a discernere tra uso e abuso. Il bere, per di più, è addirittura proposto alla guida degli autoveicoli (vedi tabelle 4 e 5).

I ricercatori dell’Ossfad hanno evidenziato infine due elementi particolarmente gravi che, a detta degli stessi autori dell’indagine, dovrebbero funzionare da campanelli d’allarme per i responsabili della programmazione televisiva. Innanzitutto il fatto che la fiction abbina spesso l’atto-fumo all’atto-alcol, il che “normalizza” le due azioni, presentandole come innocue abitudini di vita. Il secondo fatto è stato riscontrato in un’elevata frequenza di atti-alcol nei periodi in cui le scuole erano chiuse e l’accessibilità alla televisione per i giovani e per i bambini in particolare, spettatori più vulnerabili, era perciò maggiore. Ciò si è verificato nella settimana di agosto con 1.553 azioni su 53 ore monitorate, in quella di gennaio quando le azioni sono state 57 su 17 ore complessive e nella settimana di dicembre con 19 film di animazione per una durata complessiva di 25 ore e 55 minuti. In sei di questi film sono state compiuti 58 atti-alcol al ritmo di 1 atto ogni 27 minuti. Il record è stato registrato nel film “Duffy” che, trasmesso su Tmc il 31 dicembre 2000 alle ore 19.00, ha presentato una frequenza media di 1 atto ogni 4 minuti.

Tabella 1 - Periodi di osservazione e totale ore monitorate per emittenti
Emittenti
Periodi di osservazione --Rai-- Mediaset-- Telemontecarlo
2-8 maggio 2000 --28,51-- 77,05-- 40,55
21-27 agosto 2000 --130,04-- 134,29-- 55,20
16-22 ottobre 2000 --47,15 --105,38-- 56,45
25-31 dicembre 2000 --70,37-- 115,09-- 61,10
21-27 gennaio 2001* --7,25-- 8,00-- 1,45
(*) Sono stati esclusi dal monitoraggio i film

Tabella 2 - Frequenza media* degli atti-alcol per emittente
Emittenti Frequenza atti-alcol
TUTTE le emittenti 1/13 min
Totale Rai 1/14 min
Rai 1 1/11 min
Rai 2 1/18 min
Rai 3 1/13 min
Totale Mediaset 1/14 min
Canale 5 1/16 min
Italia 1 1/16 min
Retequattro 1/11 min
TMC 1/12 min
(*) Numero delle azioni in cui sono presenti bevande alcoliche in rapporto alla durata del programma

Tabella 3 - Atti-alcol: il contesto
Contesto n. atti-alcol
Convivialità 2 601
Concentrazione 498
Ansia 386
Depressione 289
Attesa 167
Successo 156
Seduzione 68
Sconfitta 19
Altro 1 Totale 4 198

Tabella 4 - Atti-alcol: la personalità
Personalità n. atti-alcol
Positiva 2 491
Negativa 638
Perdente 564
Vincente 83
Vittima 62
Eroe 7
Altro 353
Totale 4 198

Tabella 5 - Atti-alcol: il luogo
Luogo n. atti-alcol
Locali pubblici 1 911
Casa 1 569
All’aperto 449
Lavoro 103
Auto 50
Ospedale 1
Altro 115
Totale 4 198


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