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Eventi

Resistenza agli antibiotici, in Italia i tassi restano elevati ma con qualche segno di miglioramento
Pubblicato 20/11/2024 - Modificato 27/11/2024

Dimezzato l'uso di soluzione idroalcolica negli ospedali; in calo le infezioni correlate all'assistenza nelle Rsa

In Italia il fenomeno della resistenza agli antibiotici rimane preoccupante, ma per alcuni patogeni si iniziano a cogliere alcuni segnali positivi frutto della crescente attenzione a questo tema, e anche per quanto riguarda le infezioni correlate all’assistenza nelle Rsa i numeri sono in diminuzione rispetto alle rilevazioni precedenti. Sono questi i principali andamenti riscontrati dalle diverse sorveglianze coordinate o a cui ha partecipato l’Istituto Superiore di Sanità, resi noti oggi nel corso del convegno “La resistenza agli antimicrobici: nuovi dati ed evidenze dalla sorveglianza alla ricerca”.
“Nel nostro Paese i livelli di antibioticoresistenza rimangono alti, responsabili di oltre 10mila morti ogni anno. Questi dati ci dicono che c’è bisogno di fare di più e meglio per prevenire la loro diffusione e fare in modo che le cure nei nostri ospedali siano sempre più sicure. L’antibioticoresistenza è al centro delle agende di tutti i governi – ha sottolineato il presidente dell’Iss Rocco Bellantone - come è stato sottolineato recentemente alla Riunione dei Ministri della Salute del G7 di Ancona dove è stata riconosciuta la necessità che tutti i paesi dispongano di piani d'azione nazionali multisettoriali  basati su un approccio ‘One Health’.

Ecco i dati principali emersi dal convegno (per maggiore dettaglio consultare i link alle sorveglianze)
- “In Italia, nel 2023 le percentuali di resistenza alle principali classi di antibiotici per gli otto patogeni sotto sorveglianza restano elevate - dichiara Monica Monaco, referente per il coordinamento microbiologico della sorveglianza ARISS -. Tuttavia per alcune combinazioni patogeno/antibiotico, in particolare per Staphylococcus aureus, si continua ad osservare un trend in diminuzione rispetto agli anni precedenti, con la percentuale di isolati resistenti alla meticillina (MRSA) che è diminuita ad un valore pari al 26,6% registrando una ulteriore flessione rispetto al biennio 2021-2022 in cui il valore della percentuale era rimasto stabile al 30%.  
- Anche per Acinetobacter spp. la percentuale di isolati resistenti alle principali classi di antibiotici è notevolmente diminuita pur rimanendo a livelli alti.  Per Enterococcus faecium resistente alla vancomicina il trend invece è in continuo preoccupante aumento. Nelle Terapie Intensive, rispetto agli altri reparti, dal 2015 al 2022 sono state osservate percentuali di resistenza più elevate in K. pneumoniae, P. aeruginosa e Acinetobacter spp. resistenti ai carbapenemi (rispettivamente; 37,6%, 24,6% e 86,4% nel 2023).  (Sorveglianza ARISS)
- Per quanto riguarda le batteriemie da enterobatteri resistenti ai carbapenemi (CRE) anche nel 2023 l’incidenza dei casi segnalati è in aumento rispetto al 2022; l’aumento riguarda in misura diversa 18 Regioni/Province Autonome su 21. 3.867 casi diagnosticati e segnalati nel 2023 confermano la larga diffusione in Italia delle batteriemie da enterobatteri resistenti ai carbapenemi, soprattutto in pazienti ospedalizzati.   (Sorveglianza CRE)

“L’ISS è impegnato nell’elaborazione di programmi nazionali di formazione per gli operatori sanitari sul tema dell’AMR – ha ricordato il direttore generale dell’Iss Andrea Piccioli -, sulla prevenzione e controllo delle infezioni, sulla igiene delle mani. Undici regioni hanno firmato con noi un accordo per lo sviluppo e la erogazione sulla nostra piattaforma il corso a distanza sulle Infezioni Correlate all’assistenza previsto dal PNRR come obbligatorio per gli oltre 280.000 operatori sanitari che lavorano negli ospedali.  Abbiamo già formato 120.000 operatori che è più di un terzo dell’obiettivo target attraverso una formazione omogenea per tutti loro”.  

 

La sorveglianza nelle Rsa
Riguardo alle diverse sorveglianze  che stimano l’andamento delle Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA), coordinate presso ISS da Paolo D’Ancona,  di particolare rilievo è quella condotta nell’ambito del progetto del Centro europeo per la prevenzione e controllo delle malattie (ECDC) “Point prevalence survey of healthcare-associated infections and antimicrobial use in European Long Term Care Facilities”. con il coordinamento della prof Carla Zotti dell’Università di Torino che stima la prevalenza delle ICA nei residenti delle RSA  nel periodo giugno-luglio 2024. Nell’ambito di questa sorveglianza, la prevalenza delle ICA è risultata del 2,65%, in riduzione rispetto alla precedente rilevazione (2016-17: circa 3,2%, escludendo infezioni importate in RSA da strutture per acuti). Le sedi di infezione più frequentemente osservate sono state quella urinaria (34%) e quella respiratoria (33%). I microrganismi più frequentemente isolati sono stati l’E.coli (37,8% resistenti alle cefalosporine di III generazione e 14,6% ai carbapenemi), Klebsiella pneumoniae (42,3% resistenti alle cefalosporine di III generazione e 28,8% ai carbapenemi). La prevalenza di uso di antibiotici è risultata del 2,9% (vs. 4,2% del 2016-17).


Dimezzato il consumo di soluzione idroalcolica
Il numero delle strutture che hanno partecipato alla sorveglianza coordinata dall’Iss (CSIA) continua a crescere e passa da 425 nel 2020 a 690 nel 2023 con una copertura ormai di 20 tra Regioni e PP.AA. Considerando solo la degenza ordinaria, si è notato un calo progressivo, con un consumo dimezzato negli ultimi tre anni che è sceso sotto il valore sogli di 20 litri per mille giornate di degenza (GDO): nel 2020 e nel 2021 il consumo mediano di soluzione idroalcolica era rispettivamente 24,5 L/1000 GDO e 20,4 L/1000 GDO, mentre nel 2022 e 2023 è stato rispettivamente 15,6 L/1000 GDO e 11,7 L/1000 GDO. Il consumo mediano nell'area di terapia intensiva, sebbene il valore sia più elevato rispetto alle altre aree, è anch’esso in costante diminuzione: 79,5 L/1000 GDO nel 2020, 62,2 L/1000 GDO nel 2021 e 46,1 L/1000 GDO nel 2022, 39,9 L/1000 GDO nel 2023).


Il convegno
Oltre alla presentazione dei risultati delle sorveglianze durante il convegno sono state discusse le possibili strategie per affrontare il fenomeno, in chiave One Health, con uno sguardo aperto alle nuove frontiere della ricerca e dell’innovazione nei settori della prevenzione, della diagnostica e della terapia. “Il tema della resistenza agli antibiotici va affrontato nella sua complessità ed è per questo che, nell’organizzazione della giornata di oggi, abbiamo voluto toccare alcuni degli aspetti più significativi per mettere a punto interventi efficaci – sottolinea Anna Teresa Palamara, che dirige il dipartimento di Malattie Infettive dell’Iss -. Serve uno sforzo collettivo per preservare l’efficacia degli antibiotici, che sono l’arma più preziosa che abbiamo per combattere le infezioni, e i numeri ci dicono che, anche se rimangono delle situazioni critiche da affrontare, si cominciano a vedere i primi frutti degli sforzi fatti in questo senso”.

 

QUI il link allo streaming del convegno

 


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