TEMA

Salute mentale

Fragilità neurocognitiva e psichica nelle diverse fasi della vita

L’esposizione ad ambienti avversi in fase pre e post-natale può determinare la vulnerabilità individuale all'insorgenza di disabilità cognitive, anche associate a patologie psichiatriche.

Queste possono manifestarsi precocemente (dalla nascita all'adolescenza) o durante l’invecchiamento, riducendo l’aspettativa e la qualità della vita.

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) studia i determinanti biologici precoci di salute e malattia con particolare riferimento a fattori di rischio sia genetici che epigenetici, ossia associati agli effetti diretti dell’ambiente sul genoma. Tali studi si avvalgono di un approccio multidisciplinare a carattere pre-clinico (modelli animali), clinico (coorti di popolazione seguite nel tempo) ed epidemiologico, anche per individuare strategie d’intervento, tra cui stili di vita salutari.


null Disturbi dello spettro autistico: comportamenti allarme

Le persone con disturbo dello spettro autistico possono presentare, con livelli di gravità diversa, problemi di tipo sociale, emozionale e nella capacità di comunicare. Spesso presentano comportamenti ripetitivi e una difficoltà nel cambiare le loro attività quotidiane. Le persone con questo disturbo presentano, inoltre, modi differenti di apprendere, di concentrarsi e di reagire agli stimoli.

L’attenzione allo sviluppo del bambino può permettere di riconoscere la presenza del disturbo molto precocemente e, molto spesso, sono i genitori, che hanno un contatto unico e continuo con il proprio bambino, che riescono a riconoscere i primi segni di questo disturbo.

Il bambino/a con un disturbo dello spettro autistico può presentare ritardi nel linguaggio, mentre presenta ottime capacità motorie. Può essere molto bravo/a a comporre un ‘puzzle’ o a giocare con il computer, ma avere problemi con le attività sociali come conversare o farsi degli amici. Può inoltre apprendere compiti difficili, ma non riuscire a impararne di facili. Ad esempio un bambino/a può saper dire una parola molto lunga, ma non saper dire quale suono corrisponde alla lettera ‘b’.

Fino a oggi la principale metodologia di trattamento, che ha un riconoscimento scientifico a livello internazionale, si basa su approcci psicoeducativi, di tipo evoultivo e/o cognitivo. Questi interventano vengono anche definiti strutturati e spesso implicano l’apprendimento graduale di competenze non spontaneamente acquisite con la crescita. Le ultime ricerche sull’efficacia di questo trattamento confermano che è molto importante iniziare questo intervento quanto più precocemente possibile affinché ogni bambino/a possa raggiungere il massimo risultato. Quindi agire il prima possibile può fare la differenza.

Attraverso il dialogo con il proprio pediatra o anche tra membri della famiglia, o con gli insegnanti a scuola, si possono evidenziare delle preoccupazioni per lo sviluppo del proprio bambino/a già nei primi due anni di vita. Ecco alcune domande che possono fornire una traccia per un'osservazione più sistematica per delineare meglio i problemi osservati:

• Sei preoccupato per lo sviluppo del tuo bambino?
• Ti sembra che il tuo bambino abbia perso capacità precedentemente acquisite?
• Il tuo bambino cerca i tuoi occhi? Cerca di guardarti?
• Il tuo bambino copia o imita i tuoi gesti, i tuoi vocalizzi, o le tue azioni?
• Riesci a catturare l’attenzione del tuo bambino?
• Il tuo bambino cerca di provocarti per avere con te un’interazione divertente?
• Il tuo bambino apre la bocca quando lo imbocchi?
• Attraverso le espressioni facciali del tuo bambino riesci a capire i suoi stati emotivi?
• Quando gli mostri un oggetto il tuo bambino guarda l’oggetto e ti guarda anche negli occhi?
• Se gli mostri un oggetto mentre gioca con il suo giocattolo preferito, mostra interesse ?
• Il tuo bambino risponde al nome quando tu lo chiami senza essere visto?
• Il tuo bambino indica un oggetto guardando contemporaneamente i tuoi occhi?

Esistono inoltre dei segni comportamentali che possono essere definiti come possibili bandierine rosse, ovvero rappresentano dei segnali di allarme per la presenza del disturbo dello spettro autistico. Vediamone alcuni

• non risponde al proprio nome dopo i dodici mesi
• non indica gli oggetti per mostrare interesse verso di loro (ad esempio indicare un aereo che vola) dopo i 14 mesi
• non gioca a ‘fare finta’ (ad esempio fare finta di telefonare o fare finta di allattare una bambola) dopo i 18 mesi
• non si volta verso gli oggetti quando un’altra persona li indica
• evita il contatto con gli occhi e vuole stare da solo
• ha problemi a relazionarsi con gli altri o non presenta del tutto interesse verso le altre persone
• ha difficoltà a comprendere gli stati d’animo degli altri o a parlare dei propri sentimenti
• non ama essere abbracciato/a o coccolato/a o lo accetta solo quando è una sua iniziativa
• appare assente quando le altre persone gli/le parlano ma reagisce ad altri suoni
• è molto interessato/a alle persone, ma non sa come parlare, giocare o in generale relazionarsi con loro
• presenta un linguaggio immaturo e più in generale un ritardo nelle competenze linguistiche
• ripete le parole o le frasi che gli/le vengono dette, o ripete parole o frasi invece di usare il linguaggio normale (ecolalia)
• presenta difficoltà ad esprimere le proprie necessità usando parole o gesti usuali
• spesso compie azioni ripetitive (batte le mani, si dondola o si gira su se stesso/a)
• è fortemente disturbato in conseguenza di piccoli cambiamenti
• ha delle reazioni inusuali agli odori, ai sapori, ai suoni o a come le cose si presentano al tatto

Che cosa fare se nasce il dubbio che il proprio figlio possa avere un disturbo dello spettro autistico?

La cosa migliore è discuterne con il proprio pediatra di fiducia in modo da valutare insieme la necessità di rivolgersi a una struttura specializzata riconosciuta dal sistema sanitario locale o nazionale, come le unità di neuropsichiatria infantile, per una valutazione più approfondita.