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Prevenzione e promozione della salute

Prevenzione e promozione della salute

Tantissimi studi scientifici hanno dimostrato l'importanza della prevenzione e della promozione della salute per ridurre l'incidenza delle malattie e la mortalità e di conseguenza i costi per il Servizio sanitario nazionale (SSN) e per la società ma anche per favorire il mantenimento del benessere e della qualità della vita.

Malattie come il diabete di tipo 2, alcuni tipi di tumori e di demenze si possono in parte prevenire. Quasi l'80% dei casi di malattie cardiache e gli ictus possono essere evitabili se le persone sono disposte a modificare il proprio stile di vita. In una moderna concezione di salute la sua promozione e la prevenzione devono essere incentrate su azioni congiunte di vari settori della società, principalmente sui fattori di rischio comportamentali modificabili e sui determinanti di salute sociali, economici e ambientali, senza dimenticare l'importanza della diagnosi precoce, il ruolo cruciale delle vaccinazioni e il contrasto alle disuguaglianze.

In questo ambito, in accordo con le politiche promosse da agenzie internazionali come l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), adottate dalle normative nazionali, le attività strategiche dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS) si ispirano ai principi cardine del potenziamento delle capacità delle persone di fare scelte responsabili per il proprio benessere. In questa visione la prevenzione e la promozione della salute abbracciano tutte le fasi della vita e considerano la salute non più responsabilità del solo SSN.

A tal fine l'ISS raccoglie dati ed effettua ricerche su stili di vita e comportamenti che possono avere effetti sulla salute, studia e promuove modelli di intervento, supporta i Ministeri e le Regioni nelle attività di prevenzione delle malattie e promozione della salute, collabora con altre istituzioni nazionali e internazionali.


null Prevenzione della trasmissione materno-infantile del virus HIV nell’Africa sub-Sahariana

L’ISS lavora da più di 20 anni in paesi della Africa sub-Sahariana con l’obiettivo di ottimizzare le strategie preventive per la trasmissione verticale del virus dell’HIV.

La trasmissione dell’HIV dalla madre al bambino si verifica, in assenza di interventi, nel 20-40% dei casi, con una variabilità principalmente determinata dalla presenza o meno di allattamento materno.

Con l’avvento della terapia antiretrovirale (che attualmente viene somministrata a tutte le donne indefinitamente) lo scenario si è completamente modificato ed è stato possibile ridurre i tassi di trasmissione, anche nei paesi a basso reddito, a meno del 7-8%. Restano tuttavia alcune problematiche aperte quali la bassa aderenza delle donne ai programmi di prevenzione, con una grande perdita al follow-up soprattutto dopo il parto (e conseguente rischio di trasmissione legata all’allattamento), e la definizione dello stato di salute dei bambini nati da madri HIV-positive, che anche se non contraggono l’infezione da HIV, hanno comunque un’aumentata morbidità (soprattutto su base infettiva) e mortalità.

Attualmente è in corso in Malawi uno studio clinico osservazionale (GF-ISS) che prevede di arruolare donne in gravidanza (sia HIV-positive che HIV-negative) con i loro bambini e di seguire le coppie madri/bambini fino a un anno dopo il parto.

L’obiettivo principale è quello di contribuire all’ottimizzazione della strategia di prevenzione della trasmissione verticale dell’HIV, e al miglioramento della salute infantile.

In particolare si cercherà di definire i determinanti della mancata aderenza ai programmi delle donne HIV-positive. Inoltre verrà valutata la salute in termini di morbidità e mortalità nei bambini nati da madri HIV-positive e confrontata con quella di bambini nati da madri HIV-negative, con l’obiettivo di definire se i bambini esposti siano o no una popolazione a rischio sanitario aumentato, che necessiti di sorveglianza e interventi specifici. Studi in laboratorio valuteranno le risposte vaccinali dei bambini per definire se siano necessarie strategie vaccinali diverse nei bambini nati da madri HIV-positive; verrà inoltre valutata la possibile acquisizione nei bambini di importanti patologie quali l’epatite B e l’infezione da Cytomegalovirus che possono essere influenzate dall’uso della terapia antiretrovirale nelle donne HIV-positive durante la gravidanza e l’allattamento.

Il Progetto viene condotto in partenariato con il programma DREAM della Comunità di Sant’Egidio ed è stato finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo attraverso i fondi stanziati dal Fondo Globale per la lotta all’AIDS, alla Tubercolosi e alla Malaria per la ricerca scientifica.