TEMA

Protezione dalle radiazioni

Protezione da esposizioni occupazionali e ambientali alla radioattività

Le esposizioni occupazionali e ambientali alla radioattività sono spesso connesse alle attività di impianti, come le centrali nucleari, che possono esporre alle radiazioni lavoratori e popolazione a causa della presenza, all'interno dei prodotti industriali, dei sottoprodotti e dei rifiuti, di materiali naturalmente radioattivi (NORM), contenenti in genere isotopi del radio e del torio.

Esempi di attività che utilizzano NORM includono: l’estrazione e la lavorazione dei metalli, la produzione di fosfati, l’estrazione di carbone e la generazione di energia dalla combustione del carbone, l’estrazione di petrolio e gas, le industrie in cui si lavora ossido di titanio e terre rare, le industrie dove si lavorano zirconio e ceramiche.

L'ISS fornisce supporto tecnico-scientifico nell'elaborazione di linee guida e di indirizzo metodologico per la prevenzione dai rischi dell'esposizione a radiazioni ionizzanti in relazione a questo tipo di esposizioni (occupazionali e ambientali) alla radioattività.

Pubblicazioni ISS

 


null Stato di salute della popolazione residente nei Comuni già sedi di impianti nucleari

Nel 2015 è stato presentato a Roma, nel corso di una riunione della Conferenza Stato-Città il primo rapporto italiano “Stato di salute della popolazione residente nei Comuni già sedi di impianti nucleari: Analisi della mortalità, stima dei casi attesi e rassegna degli altri studi epidemiologici”, commissionato dal Ministero della Salute all’Istituto Superiore di Sanità.
Le conclusioni, in linea con quelle ottenute in altri paesi europei, sono che lo stato di salute della popolazione residente nei comuni sedi di impianti nucleari è generalmente sovrapponibile a quello della popolazione generale delle Regioni di appartenenza ma è necessario continuare a monitorare, soprattutto per eventuali impianti futuri (ad es. deposito rifiuti radioattivi).
La mortalità per molte delle patologie prese in esame è risultata inferiore rispetto alla popolazione regionale con cui è stata confrontata e gli eccessi di mortalità osservati non possono essere direttamente attribuibili all’esposizione della popolazione a dosi di radiazioni ionizzanti causate da rilasci di radioattività dagli impianti, in quanto (sulla base delle stime riportate in questo rapporto) le dosi che possono causare effetti osservabili in termini di incremento di mortalità avrebbero potuto essere prodotte solo da un continuo e rilevante funzionamento anomalo degli impianti.
Lo studio ha valutato lo stato di salute della popolazione residente in nove comuni italiani già sedi di impianti nucleari e le eventuali azioni da intraprendere.
E’ stata analizzata la mortalità per 62 gruppi di patologie ma particolare attenzione è stata data a 24 patologie tumorali connesse (in modo non univoco) all’esposizione a radiazioni ionizzanti.
Lo studio ha stimato inoltre l’impatto sanitario in termini di mortalità attesa prendendo in considerazione tre diverse ipotesi di livello di esposizione della popolazione alle radiazioni ionizzanti: 1) una relativa a rilasci continui di radioattività tipici per funzionamento normale di impianti nucleari, 2) una relativa a rilasci continui uguali ai massimi registrati nei dati ufficiali europei per il funzionamento normale di impianti nucleari, 3) una relativa a rilasci continui e molto consistenti causati da un continuo funzionamento anomalo.
Lo studio raccomanda comunque di predisporre, nel caso di impianti futuri, un’adeguata sorveglianza sia dei livelli di esposizione a radiazioni ionizzanti sia di tipo sanitario relativamente alle patologie potenzialmente correlate con l’esposizione a radiazioni ionizzanti.
In allegato il rapporto completo.