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Covid-19: farmaco anti Hiv potrebbe essere efficace contro l'infezione da Sars-CoV-2

ISS, 3 marzo 2022 - Il cobicistat, un farmaco usato nella terapia di HIV/AIDS, potrebbe avere un'efficacia su Covid-19. È il risultato di uno studio, per ora solo in vitro e in un modello animale, pubblicato sulla rivista dell'American Society of Microbiology, mBio, da un gruppo internazionale di ricercatori. Secondo la ricerca il cobicistat inibisce la moltiplicazione del virus SARS-CoV-2 con un meccanismo diverso da quello dei farmaci ad ora utilizzati, ovvero ne blocca la fusione alle cellule bersaglio. Il farmaco inoltre, su un modello animale di criceto (Mesocricetus auratus), può attenuare la progressione della malattia potenziando l'effetto di un altro farmaco già testato contro il COVID, il remdesivir. 

Il cobicistat è stato selezionato con un approccio di riposizionamento farmacologico, in quanto tale composto viene tipicamente usato come booster per potenziare l’attività di inibitori della replicazione di HIV, incrementandone i livelli nel sangue. Secondo studi condotti durante e subito dopo l'epidemia di SARS-CoV (2003), anche da Andrea Savarino (Istituto Superiore di Sanità), uno dei coordinatori di questa ricerca, l’uso di questa classe di booster avrebbe potuto inibire la proteasi dei coronavirus. In effetti, i tentativi di usare il cobicistat all´ insorgere dell’epidemia di SARS-CoV-2 non avevano portato risultati significativi. Come spiegano gli autori dello studio, uno dei motivi principale sono i dosaggi necessari per ottenere un effetto inibitorio contro la replicazione del virus. "Lo studio - spiega Savarino - infatti dimostra che il cobicistat inibisce efficacemente la moltiplicazione del virus SARS-CoV-2 a livelli circa quattro volte superiori a quelli somministrati nelle sperimentazioni cliniche iniziali. Inoltre, dalla ricerca è emerso che il meccanismo è diverso da quello inizialmente postulato sulla base di simulazioni al computer. Il farmaco non inibisce la proteasi di SARS-CoV-2, ma ostacola la corretta formazione della proteina Spike, la stessa contro cui agiscono i vaccini e che serve a far penetrare il virus nelle cellule". Come descritto nell'articolo, questo meccanismo è stato confermato da una serie di esperimenti condotti con tecniche tradizionali ed innovative da tre gruppi di ricerca, due all’Università di Heidelberg, Germania, e l'altro alla Yale University, USA. Un aspetto importante riscontrato nello studio è che il cobicistat, a dosaggio pieno, può aumentare l'efficacia antivirale del remdesivir, non solo in provetta, ma anche in vivo in un esperimento su modello animale condotto alla Freie Universität di Berlino. L'importanza di quest'osservazione risiede anche nel fatto che il remdesivir ha finora dimostrato un'efficacia clinica parziale, come risulta evidente dai risultati discordanti delle grandi sperimentazioni cliniche. Pertanto l'aggiunta di un ulteriore componente in grado di incrementare l'efficacia del remdesivir potrebbe rappresentare un passo importante nello sviluppo di terapie efficaci contro il COVID. “L’aspetto più importante del nostro studio” afferma Iart Luca Shytaj, visiting professor all´ Universitá Federale di San Paolo, Brasile, e autore principale del lavoro “è la dimostrazione che un composto che coadiuva l’azione di altri farmaci possa anche avere un effetto antivirale in vivo. Questo doppio effetto potrebbe consentire di saggiare una vasta gamma di combinazioni farmacologiche per arrivare ad avere un cocktail ottimale che possa inibire completamente la replicazione del virus”.


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