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null Vaccinazione anti COVID-19 nelle strutture residenziali: in un Rapporto ISS le indicazioni per migliorare le strategie

ISS, 8 luglio 2021

Dalle comunità socio-assistenziali – RSA per anziani, strutture per disabili e per persone con problemi di salute mentale - alle carceri; dai centri di prima e seconda accoglienza per stranieri e per italiani ai centri di recupero per le dipendenze patologiche; dalle case di alloggio per persone con HIV/AIDS alle case famiglia fino alle comunità religiose. Le comunità residenziali nel loro insieme sono accomunate da un elevato livello di rischio dell’infezione da SARS-CoV-2, individuale e collettivo, in conseguenza delle condizioni strutturali e di coabitazione, e, pertanto, rappresentano una priorità per il raggiungimento degli obiettivi della campagna di vaccinazione anti COVID-19.

Alcune di queste strutture sono, infatti, contraddistinte da popolazioni ad elevato carico di malattia rispetto alla popolazione generale, e quindi soggette ad aumentato rischio di esiti severi dell’infezione da SARS-CoV-2. Alcune, si pensi alle carceri, presentano fattori di rischio quali sovraffollamento, scarsa ventilazione, impossibilità di mantenere le distanze interpersonali e di isolare i casi. Altre, quali ad esempio i centri di accoglienza, sono caratterizzate da un considerevole turnover della popolazione presente nonché da mobilità da/per la comunità, e dunque esposte ad un elevato rischio di introduzione dell’infezione e del conseguente verificarsi di focolai epidemici.

Da questo scenario e nell’ambito di un’occasione quale l’emergenza COVID-19 e la necessaria campagna vaccinale di massa, è scaturito il Rapporto ISS Vaccinazione contro COVID-19 nelle comunità residenziali in Italia: priorità e modalità di implementazione ad interim, in cui gli esperti analizzano le caratteristiche peculiari dei vari e differenti contesti residenziali presenti a livello nazionale con l’intento di fornire una serie di indicazioni utili a supportare l’implementazione delle strategie per la vaccinazione degli ospiti residenti e degli operatori coinvolti. Ad esempio:

  • fare in modo che servizi di salute pubblica, quali la vaccinazione, siano culturalmente adeguati, adattati alle caratteristiche specifiche della popolazione oggetto dell’intervento, inclusi gli aspetti legati alla comunicazione e all’informazione;
  • ottenere il consenso informato, indispensabile per la somministrazione del vaccino, in modo tale da garantirne la volontarietà, la corretta informazione e la comprensione da parte della persona delle procedure e dei possibili effetti collaterali anche qualora esistano barriere linguistiche, culturali o cognitive;
  • mettere a punto strategie per superare nella popolazione fragile e vulnerabile barriere di tipo finanziario, linguistico, culturale, logistico, ecc., contribuendo in tal modo ad obiettivi quali l’equità di accesso a servizi di prevenzione e la lotta alle disuguaglianze in salute, come previsto dai Sustainable Development Goal.