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Microplastiche nelle acque potabili, 'call to action' per i contributi italiani alle azioni europee

ISS, 14 marzo 2022 - La Direttiva (UE) 2020/2184 concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano stabilisce la necessità di sviluppare strategie di monitoraggio e prevenzione incentrate sull’analisi di rischio sito-specifica, al fine di garantire la salubrità delle risorse idriche e, simultaneamente, prevenire e controllare un potenziale stato di inquinamento originato da parametri relativi a contaminanti emergenti, come le microplastiche, non attualmente regolamentati. La Commissione Europea, a tal fine, vuole individuare entro il 2024 una metodologia per il monitoraggio delle microplastiche in acque destinate al consumo umano, che permetta l’inserimento di quest’ultime nella “Watch List”, un Elenco di Controllo in cui vengono riportate sostanze emergenti che, potenzialmente, possono rappresentare un rischio per il consumatore, se presenti nelle acque destinate al consumo umano.

Con questi presupposti, su mandato della CE, il Joint Research Center (JRC) sta raccogliendo dai diversi Stati Membri, attraverso i referenti nazionali in ambito europeo sulle acque potabili, dati e informazioni sulle capacità e disponibilità di metodologie analitiche e sull’esistenza di azioni di monitoraggio pianificate o in corso per la ricerca delle microplastiche in acqua potabile, al fine di individuare una metodologia armonizzata e condivisa adatta allo scopo.

In Italia, al fine di definire un quadro nazionale di attività, funzionale alla richiesta di collaborazione a livello europeo, è stata valutata l’opportunità e necessità di definire un gruppo di lavoro nazionale, istituito presso il Ministero della Salute con coordinamento dell’ISS, nell’ambito del Dipartimento Ambiente e Salute, che coinvolga i diversi portatori d’interesse ed esperti in materia di ricerca e sorveglianza sulle microplastiche nelle acque destinate al consumo umano. Tale gruppo avrà anche lo scopo di contribuire all’elaborazione di un protocollo analitico nazionale per la determinazione e caratterizzazione delle microplastiche in acque destinate al consumo umano, da proporre in ambito europeo per la ricerca di una metodica condivisa tra gli Stati Membri.

Si invitano pertanto i gruppi di lavoro con comprovata esperienza in materia a inviare la propria manifestazione di interessi all’indirizzo mail mpacqua@iss.it entro il 31 marzo 2022, indicando il nome del referente, i membri del gruppo di lavoro, una breve sintesi delle attività e le pubblicazioni scientifiche inerenti.

Si precisa che l’incarico non prevede alcuna remunerazione e che l’impegno richiesto consiste principalmente, almeno nelle prime fasi di attività, nel partecipare alle attività del gruppo di lavoro attraverso riunioni a distanza e messa a punto del metodo nazionale per la determinazione di microplastiche nelle acque destinate al consumo umano.

Cosa sono le microplastiche

La diffusione e l'accumulo delle plastiche nell’ambiente e l’inquinamento da queste derivato assumono un impatto di assoluta rilevanza, riconducibile, da un lato, alle proprietà chimico-fisiche dei materiali plastici, che determina da più di un secolo la loro universale applicazione negli utilizzi umani e contesti produttivi, e, dall’altro, alla recente e ancora molto limitata adozione di misure di controllo per un corretto smaltimento e riciclo dei rifiuti a base di plastica nel pianeta.

A causa della loro elevata persistenza, soprattutto negli ambienti acquatici, il rilascio delle plastiche produce effetti rilevanti sulla salute degli organismi che vivono in questi ecosistemi. Particolare attenzione, in questo contesto, riveste l’inquinamento ambientale dovuto alle microplastiche, contaminanti emergenti del tutto ubiquitari, con un profilo tossicologico ancora poco chiaro.

Pur non esistendo una definizione scientificamente condivisa, le microplastiche possono essere classificate come particelle di dimensioni inferiori a 5 mm e generalmente di grandezza compresa tra 1 µm e 5 mm. Esse comprendono una vasta gamma di materiali con composizioni chimiche, forme, colori e dimensioni diverse. Possono derivare dalla frammentazione o degradazione di rifiuti plastici più grandi o possono essere prodotte ex-novo nello stesso range dimensionale con il quale si ritrovano nell’ambiente.

In entrambi i casi, i potenziali impatti per la salute dovuti all’esposizione ambientale sono correlabili ai due tipi di azioni ipotizzate:

- un’azione diretta, legata all'interazione della plastica con gli organi e i tessuti degli animali;

- un’azione indiretta, legata alla loro possibilità di agire come vettori di altri inquinanti e/o patogeni di varia natura.

Nonostante il notevole interesse mediatico suscitato delle ricerche in corso sull’argomento, i dati e le informazioni ad oggi disponibili non sono sufficienti a fornire un quadro definito sulla tossicità delle microplastiche per l’uomo.

L’acqua superficiale rappresenta uno dei principali veicoli di diffusione delle microplastiche nell’ambiente, perché in essa vengono convogliate plastiche da diverse fonti. Le acque superficiali possono rappresentare, a loro volta, un sito di ingresso delle microplastiche nella catena idropotabile con potenziale contaminazione delle acque destinate al consumo umano.

La presenza di microplastiche nelle acque potabili è stata riportata in diversi studi. I risultati in essi ottenuti sono risultati tuttavia difficilmente confrontabili, anche in virtù delle differenze che intercorrono in termini di campionamento, pretrattamento del campione e tecnica analitica utilizzata.

Sebbene i primi dati sull’efficacia di rimozione delle microplastiche dagli impianti di potabilizzazione abbiano dimostrato la capacità delle tecnologie di trattamento comunemente impiegate nel rimuovere in maniera non specifica questi contaminanti, vi è maggiore incertezza circa il destino di fibre e particelle di dimensioni minori.

Metodi Analitici

Le microplastiche rappresentano dei contaminanti eterogenei costituiti da un insieme variegato di polimeri di dimensioni, tipologie, forme e colori differenti ai quali vengono spesso aggiunti diversi additivi e plastificanti per motivazioni di natura tecnologica. Questa loro peculiarità rende difficoltosa la loro identificazione e quantificazione nelle matrici ambientali (comprese le acque destinate al consumo umano), portando le autorità regolatorie, gli enti di ricerca ed i privati ad una continua e stimolante ricerca di metodi efficaci e robusti con il fine di comprendere l’effettiva dimensione del problema. Le principali tecniche analitiche impiegate per le microplastiche in matrici ambientali sono rappresentate dalla microscopia ottica ed elettronica, dalla spettroscopia infrarossa e Raman e dalla gas cromatografia accoppiata a spettrometria di massa accoppiata a pirolisi; spesso queste tecniche vengono combinate con il fine di ottenere informazioni più complete sulle microplastiche oggetto di indagine.

Differenze significative dal punto metodologico si osservano anche nella fase di campionamento e di preparazione dal campione per l’analisi.

Per saperne di più

Link Utili

https://www.iss.it/documents/20126/6683812/MICROPLASTICHE+ACQUE+POTABILI.pdf/d58de35b-6ae3-9f15-1e3a-7c406f1bd92b?t=1644924618474

https://www.iss.it/documents/20126/6682486/21-2+web.pdf/d1d4d928-fc56-2c27-deef-da69a905edce?t=1644908325890

https://www.iss.it/en/rapporti-istisan/-/asset_publisher/Ga8fOpve0fNN/content/id/5492794

Strutture di riferimento https://www.iss.it/en/ambiente-e-salute


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