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Pfas: prosegue l’attività dell’Iss in accordo con la Regione Veneto sull’impatto della contaminazione nelle filiere alimentari

Dopo le analisi condotte sugli alimenti prodotti localmente, i cui risultati preliminari verranno presentati nei prossimi giorni dalla Regione Veneto, la valutazione dell’impatto della contaminazioni da Pfas nelle filiere alimentari proseguirà disegnando degli scenari di esposizione legati al consumo di tali prodotti e valutando tali scenari in relazione all’esposizione di fondo della popolazione generale del Nord-Est per caratterizzare il rischio associato. Lo prevede il piano di sorveglianza che la Regione ha affidato all’Iss.

Il piano

Sulla base delle risultanze emerse dal precedente piano condotto nel 2016-2017, la Regione del Veneto ha nuovamente affidato al Dipartimento di Sicurezza Alimentare, Nutrizione e Sanità Pubblica Veterinaria dell’Istituto Superiore di Sanità il disegno di un piano di sorveglianza su quattordici sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) in alimenti di origine animale e vegetale prodotti in territori delle province di Vicenza, Verona e Padova soggetti alla contaminazione da PFAS e l’analisi dei suoi risultati. Le attività sono state svolte in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie e l’ARPA Veneto.

“Il piano” – spiega il responsabile scientifico Iss, Francesco Cubadda – “mira a ottenere un quadro aggiornato ed esauriente dell’impatto della contaminazione sulle produzioni agro-zootecniche nella zona rossa e arancione, acquisendo dati sui livelli di PFAS nelle matrici agroalimentari in relazione alle pratiche produttive applicate”. Queste evidenze sono esaminate per individuare, laddove possibile, pratiche efficaci per ridurre l'introduzione di PFAS nella catena alimentare. “Il secondo obbiettivo del piano è utilizzare i dati di concentrazione misurati nei diversi alimenti prodotti localmente per disegnare degli scenari di esposizione legati al consumo di tali prodotti e valutare tali scenari in relazione all’esposizione di fondo della popolazione generale del Nord-Est per caratterizzare il rischio associato”.

I primi risultati

Il piano sulle filiere zootecniche appena concluso ha coinvolto 156 aziende, dalle quali sono stati prelevati 703 campioni elementari, che sono stati combinati in 347 campioni analitici. Lo studio ha consentito di caratterizzare gli andamenti delle molecole studiate in muscolo e fegato di bovini, suini, pollame, nelle uova e nel latte vaccino. In ciascuna azienda studiata è stata inoltre analizzata l’acqua impiegata per abbeverare gli animali.

In questo studio sono stati sviluppati e applicati metodi analitici da 2 a 10 volte più sensibili rispetto a quelli impiegati nel piano di monitoraggio condotto nel 2016-2017. Ciò ha consentito di ottenere un quadro molto più nitido dell’effettivo grado di contaminazione delle matrici alimentati studiate, aumentando sensibilmente il numero dei risultati superiori alle soglie di rilevabilità analitica. Il quadro più nitido ottenuto attraverso il presente piano ha restituito una panoramica di generalizzata riduzione sia dei valori medi sia dei valori estremi misurati nel precedente piano per PFOA e PFOS, con la sola eccezione del PFOS nel fegato bovino.

L’Iss ha trasmesso una valutazione preliminare dei risultati conseguiti, che verrà presentata a breve dalla Regione.


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