Clinica delle infezioni da STEC

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Alcuni sottogruppi della popolazione, in particolare i bambini di età < 5 anni e gli anziani, sono più suscettibili alle forme gravi delle infezioni da STEC, come la Sindrome Emolitico Uremica (SEU). Nei bambini la dose infettante è bassa.
In genere l’infezione da STEC si manifesta con sintomatologia clinica che compare dopo un periodo di incubazione di circa 3-4 giorni (range 2-12). L’esordio clinico è caratterizzato da dolore addominale intenso, diarrea con numerose scariche (soprattutto in seconda e terza giornata) e vomito.
La malattia decorre spesso in maniera afebbrile. La febbre, se presente, è in genere di lieve entità e non supera i 38°C. Dopo uno o due giorni può comparire sangue nelle feci sotto forma di strie o diarrea francamente ematica. La sintomatologia addominale prodromica che accompagna in modo particolare la colite emorragica può mimare un quadro di addome acuto, invaginazione intestinale, appendicite o volvolo (Ricciuto, 2024).
Terminata la fase prodromica nella maggioranza dei casi la malattia ha un decorso autolimitante con risoluzione spontanea della sintomatologia nel giro di circa 1 settimana. Nel 10-15% circa dei casi di infezione da ceppi STEC, in particolare se produttori di Stx2, la malattia evolve verso forme gravi con coinvolgimento sistemico (colite emorragica, SEU). La SEU è una sindrome caratterizzata da anemia emolitica, piastrinopenia, insufficienza renale acuta e dal possibile coinvolgimento di altri organi.
Possono dunque comparire anche altri segni clinici come pallore, astenia, inappetenza, edemi generalizzati, aumento di peso, sintomi neurologici con obnubilamento del sensorio, letargia, convulsioni, ematuria, proteinuria, ittero. In questa fase, è importante sottoporre il paziente ad esami di laboratorio (emocromo, funzionalità renale, esame delle urine, LDH). Gli esami di laboratorio mostrano generalmente quadri di anemia, piastrinopenia, aumento dell’LDH. Il quadro clinico più frequente è l’insufficienza renale acuta (80% dei casi) a causa della quale i pazienti devono essere indirizzati presso un’unità specialistica di nefrologia in quanto devono spesso essere sottoposti a trattamento dialitico e trasfusioni. In una minoranza di casi (2-5%) può essere presente miocardiopatia (Ricciuto, 2024).