Trattamento delle fratture prossimali dell’omero-RBPCA IN PROGRESS

Data invio lettera di eleggibilità (data protocollo): 2/09/2024

Produttori

SIOT- SOCIETA' ITALIANA DI ORTOPEDIA E TRAUMATOLOGIA (capofila)

SOGGETTI COLLABORATORI:
AIFI-Associazione Italiana Fisioterapia, AME–Associazione Medici Endocrinologi, OTODI-Ortopedici Traumatologi Ospedalieri d'Italia, SIAARTI-Società Italiana Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva, SICOOP-Società Italiana Chirurghi Ortopedici dell'Ospedalità Privata, SICSeG - Società Italiana Chirurgia Spalla e Gomito, SIGG -Società Italiana Gerontologia e Geriatria, SIGOT - Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio, SIMFER - Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa, SIRM-Società Italiana di Radiologia Medica e Interventistica, SIT–Società Italiana di Telemedicina, AO Trauma, CIO-Club Italiano di Osteosintesi, SIFE - Società Italiana Fissazione Esterna

Abstract

Le fratture prossimali dell’omero rappresentano circa il 6% delle fratture negli adulti e si prevede che la loro incidenza aumenterà in modo significativo con l'invecchiamento della popolazione. Sebbene possibili anche nel giovane in seguito a traumi ad alta energia, si tratta più spesso di fratture secondarie a fragilità osteoporotica, più comuni nelle donne e con un modello di distribuzione unimodale, con un'incidenza che aumenta con l'età.
Le fratture prossimali dell’omero vengono classificate in genere utilizzando il sistema di Neer, che considera il numero e il grado di scomposizione dei frammenti e, insieme ai fattori anamnestici individuali, indirizza le soluzioni terapeutiche.
Tuttavia, non vi è ancora un accordo unanime riguardo al trattamento ottimale di queste fratture. Una revisione Cochrane di 23 studi randomizzati e 1238 pazienti non ha raccolto prove sufficienti per orientare il trattamento di queste fratture.
Si ritiene che oltre l'80% delle fratture, in particolare quelle stabili e con minima scomposizione, possano essere trattate conservativamente, con un periodo di immobilizzazione seguito da fisioterapia. Tuttavia, circa il 15% dei pazienti non operati lamenta deficit funzionali cronici con un impatto sulla qualità della vita.
Con la crescente complessità del tipo di frattura, si ritiene che i risultati siano peggiori se i frammenti non vengono ridotti e sintetizzati o se non viene eseguito un intervento di sostituzione protesica. Le opzioni di trattamento chirurgico nei casi più complessi sono pertanto la riduzione a cielo aperto e osteosintesi (più spesso con placche, ma anche con fili e chiodi endomidollari), l’endoprotesi e, in misura crescente, l’artroprotesi inversa della spalla. Il vantaggio dell’osteosintesi è che l’articolazione nativa viene preservata, ma con un rischio considerevole di sviluppare necrosi della testa omerale e di richiedere interventi supplementari. Le protesi offrono invece il vantaggio di prevenire un intervento chirurgico secondario correlato al fallimento della sintesi, ma presentano potenziali complicanze specifiche, anche molto gravi (instabilità, infezioni, fratture periprotesiche).
L’assenza di raccomandazioni condivise su scala nazionale che orientino il trattamento delle fratture prossimali dell’omero determina allo stato attuale un’elevata e non pienamente giustificata variabilità della pratica clinica e un aumento del contenzioso e delle richieste di risarcimenti. Appare pertanto necessario allineare le indicazioni e le strategie terapeutiche sulla base delle evidenze e delle risorse disponibili con un approccio metodologicamente solido.