Comunicato N°13/06 - Staminali, uno studio pubblicato su Nature, condotto nei laboratori dell’ISS ha identificato quelle capaci di formare il cancro al colon

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Comunicato N°13/06 - Staminali, uno studio pubblicato su Nature, condotto nei laboratori dell’ISS ha identificato quelle capaci di formare il cancro al colon
Attraverso l’analisi dei tumori di 19 pazienti affetti da cancro al colon sono state identificate le cellule staminali capaci di formare la neoplasia. La scoperta, pubblicata online oggi sulla prestigiosa rivista Nature è stata fatta nei laboratori dell’Istituto Superiore di Sanità dall’equipe diretta da Ruggero De Maria. La ricerca, oltre ad essere finanziata con i fondi del Programma Nazionale Cellule Staminali si è avvalsa di un contributo dell’AIRC. Questa ricerca è stata effettuata in collaborazione con l’Istituto Oncologico del Mediterraneo di Catania, con il Dipartimento di Patologia e Medicina di Laboratorio dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma e con il Dipartimento di Discipline Chirurgiche ed Oncologiche dell’Università di Palermo.
“La scoperta delle cellule CD133 fatta nei nostri laboratori rappresenta una vera e propria rivoluzione nell’approccio della cura contro il cancro al colon che, ricordiamolo, è la seconda causa di morte per tumore – afferma il Presidente dell’ISS Enrico Garaci – Essere riusciti ad identificare questa rara popolazione di cellule che rappresentano circa il 2% delle cellule presenti nel tumore, significa aver scoperto vere e proprie cellule immortali, capaci di generare una quantità virtualmente infinita di cellule figlie e quindi di accelerare i tempi della scoperta di nuove terapie, meno invasive di quelle tradizionali poiché puntano direttamente al cuore del problema e, cioè ai meccanismi di formazione del tumore, non solo per curare la lesione cancerosa, ma anche per poter intervenire sulle formazioni metastatiche”. Lo studio pubblicato oggi su Nature significa anche un avanzamento della diagnostica. “La possibilità di riconoscere le cellule staminali del tumore al colon mediante l’espressione del CD133 permetterà inoltre di individuare con precisione e di quantificare la presenza di cellule staminali all’interno del tumore è ciò implica – sottolinea Garaci – una diagnosi più approfondita che permette di dare maggiori informazioni sulle caratteristiche biologiche del tumore per mirare maggiormente le cure. Elementi estremamente importanti se si pensa che nonostante gli attuali avanzamenti delle terapie, oltre il 40% dei pazienti continua a non sopravvivere a cinque anni dalla diagnosi e la prevalenza di questo tumore continua ad aumentare.”