PRESS OFFICE

Press Releases

Comunicato n. 22/2004 - Tumori, chemioterapia più efficace con omeprazolo


Partirà nel 2005 la sperimentazione clinica sull'uomo di un trattamento a base di farmaci inibitori delle pompe protoniche (omeprazolo e simili) che, somministrato prima della chemioterapia, sarebbe in grado di rendere i tumori più sensibili alla terapia stessa. I risultati dello studio preclinico, condotto dall'ISS, vengono pubblicati oggi sulla versione online del Journal of National Cancer Institute.

Un trattamento a base di omeprazolo, un farmaco che normalmente si usa per l'ulcera gastrica, se somministrato un giorno prima della chemioterapia antitumorale, potrebbe migliorare l'efficacia della cura, riducendone oltretutto il livello di tossicità. Si tratta, infatti, di un farmaco che, modulando l'acidità delle cellule tumorali, riesce a rendere sensibili ai chemioterapici i tumori ad essi resistenti. A questa conclusione sono giunti i ricercatori dell'Istituto Superiore di Sanità dopo aver condotto uno studio pubblicato oggi sul Journal of National Cancer Institute. Il trattamento in questione, basato sui cosiddetti farmaci inibitori delle pompe protoniche (PPI), a cui appartiene, tra gli altri, l'omeprazolo, è ora oggetto di domanda di brevetto internazionale da parte dell'Istituto Superiore di Sanità.

Si tratta di una strategia innovativa - afferma Stefano Vella, Direttore del Dipartimento del Farmaco dell'ISS - che permette di affrontare in modo diverso le patologie tumorali per le quali oggi le opzioni di cura a disposizione sono poche. E' certo, comunque, che questi risultati vanno confermati dalla sperimentazione clinica nell'uomo che speriamo di far partire, in collaborazione con i centri oncologici italiani, già nel 2005.

Il nostro studio che per il momento è stato condotto in vitro e su modelli animali - spiega Stefano Fais, responsabile dello studio e ricercatore del Dipartimento del Farmaco dell'ISS, - apre una nuova strada nella terapia dei tumori, basata su un trattamento antiacido delle cellule neoplastiche. Tra i meccanismi di resistenza ai farmaci, infatti, l'acidità svolge un ruolo di primaria importanza, essendo la gran parte dei farmaci, inclusi quelli antitumorali, facilmente neutralizzabili dall'ambiente acido". L'omeprazolo e i suoi analoghi (rabeprazolo, esomeprazolo, lansoprazolo e pantoprazolo), attualmente utilizzati nel trattamento dei sintomi della malattia peptica, appartengono, invece, alla classe dei farmaci PPI, farmaci cioè che esplicano la loro azione antiacida inibendo le pompe (proteine della membrana della cellula) che regolano il pH cellulare.
In un individuo sano - va avanti il ricercatore - l'unico ambiente acido in grado di attivarli è lo stomaco, ma le nostre sperimentazioni partono dall'evidenza che l'ambiente in cui si sviluppa un tumore maligno è anch'esso acido e, quindi, potenzialmente in grado di attivare questi farmaci, i quali, innalzando il pH tumorale, riescono ad inibire il meccanismo di resistenza ai chemioterapici. I risultati della nostra indagine hanno pienamente confermato questa ipotesi: infatti, il trattamento con omeprazolo o i suoi analoghi ha mostrato di saper rendere cellule tumorali, prima resistenti ai chemioterapici, sensibili all'azione degli stessi, soltanto, però, se il trattamento con PPI avviene 24 ore prima dell'inizio della chemio.

I ricercatori hanno inizialmente sperimentato questi farmaci su linee cellulari umane (in gran parte fornite dall'Istituto Nazionale per la Cura dei Tumori di Milano), derivate da pazienti affetti da tumori di varia origine, di cui era stata appurata in precedenza la chemioresistenza. Il risultato ha mostrato che un pre- trattamento a base di PPI riusciva ad aumentare notevolmente l'effetto di alcuni agenti chemioterapici, quali cisplatino, 5-fluoracile, vinblastina e doxorubicina. Gli studi sul meccanismo responsabile di tale effetto hanno mostrato che i PPI incrementavano il pH, sia dell'ambiente extracellulare che di quello intracellulare, inducendo inoltre un aumento della permanenza del farmaco chemioterapico.

Gli studi hanno compreso anche una parte in vivo, utilizzando un modello costituito da topi SCID (Severe Combined Immunodeficiency), nei quali sono state inoculate cellule tumorali umane che crescevano nel topo sotto forma di tumore cutaneo. Una volta sviluppatosi il cancro umano, ai topi è stato somministrato omeprazolo per via orale e il giorno successivo il chemioterapico per via sistemica. I ricercatori hanno, quindi, potuto osservare che negli animali pre - trattati con omeoprazolo la crescita tumorale veniva inibita, con la conseguente formazione di un'ampia area di necrosi a livello del tessuto tumorale. I topi, inoltre, non mostravano alcun segno di tossicità, confermando, quindi, la capacità dei PPI di ridurre gli effetti collaterali, ben noti, dei chemioterapici.