Nota stampa 1/2004- Effetti della restrizione calorica

PRESS OFFICE
Press Releases
Uno studio clinico della Washington University, condotto da Luigi Fontana, oggi ricercatore dell'ISS, dimostra come una cronica riduzione dell'introito calorico sia capace di ridurre il rischio di sviluppare infarto del miocardio, ictus cerebrale e diabete mellito.
Un'alimentazione equilibrata ma con poche calorie praticata per lungo tempo, magari per tutta la vita, è in grado di ridurre drasticamente il rischio di sviluppare diabete, ipertensione arteriosa e placche aterosclerotiche nelle arterie. A questa conclusione sono giunti i ricercatori della Washington University di St. Louis, dopo aver studiato 18 individui che si sono volontariamente sottoposti a un severo regime dietetico di restrizione calorica per un periodo medio di 6 anni. Questo studio clinico, pubblicato oggi nell'edizione online del Proceedings of the National Academy of Sciences, è il primo ad aver mostrato gli effetti benefici di un lungo periodo di restrizione calorica in un gruppo d'individui che consumano una dieta varia ed equilibrata e che vivono e lavorano con successo nella moderna società occidentale.
La nostra ricerca dimostra chiaramente che una cronica riduzione dell'introito calorico esercita un potente effetto protettivo contro alcune delle malattie che sono la principale causa di morte e disabilità nei paesi industrializzati - spiega Luigi Fontana, primo autore dello studio e oggi ricercatore presso il Dipartimento di Sanità Alimentare dell'Istituto Superiore di Sanità. Centinaia di studi scientifici condotti sui roditori hanno ormai sancito che la restrizione calorica (RC) è in grado di allungare la durata massima della vita, anche del 30-40%, e di ridurre l'incidenza di cancro in questi mammiferi. Non possiamo sapere con esattezza quanto vivranno le persone coinvolte nell'indagine - va avanti il ricercatore - ma di sicuro la loro aspettativa di vita è maggiore rispetto alla media degli altri individui, poiché, con molta probabilità, non andranno incontro all'occlusione delle arterie né svilupperanno diabete o ipertensione arteriosa, condizioni che precedono, spesso, l'insorgere d'infarto del miocardio e di ictus cerebrale.
I 18 individui studiati, membri della società americana Caloric Restriction Optimal Nutrition, si sono sottoposti volontariamente ad una dieta ipocalorica, che tuttora seguono da un periodo di tempo variabile tra i 3 e i 15 anni. Sono per lo più professionisti di successo, professori universitari e manager di compagnie che amano la vita a tal punto da decidere di rinunciare ad un pò di calorie nella convinzione che ciò li farà vivere più a lungo e più sani. La loro alimentazione è diversa, non solo in termini di apporto calorico, ma anche di composizione, da quella tipicamente occidentale dei 18 soggetti costituenti il gruppo di controllo. Nel primo gruppo, infatti, gli individui introducevano tra le 1.100 e le 1.950 calorie al giorno, distribuite in un 26% di proteine, un 28% di grassi e un 46% di carboidrati. Nel secondo gruppo, l'apporto calorico variava tra 1.975 e 3.550 calorie giornaliere, provenienti per il 18% dalle proteine, per il 32% dai grassi e per il 50% dai carboidrati.
Sono stati, quindi, misurati, in entrambi i gruppi, i maggiori indici di rischio cardiovascolare, risultati tutti significativamente più bassi nel gruppo in RC: i livelli di colesterolo e trigliceridi nel sangue, la glicemia e l'insulinemia a digiuno, la pressione arteriosa, le concentrazioni sieriche di proteina C-reattiva (un indice di infiammazione sistemica), l'indice di massa corporea e la percentuale di grasso corporeo, nonché lo spessore intima-media delle arterie carotidi (dello strato interno cioè della parete arteriosa, dove di solito si deposita il materiale che forma la placca aterosclerotica).
I ricercatori hanno potuto constatare che nei soggetti in RC i livelli di colesterolo LDL, ovvero il colesterolo conosciuto come 'cattivo', erano estremamente bassi con una media pari a 86 mg/dl. I livelli, invece, dell'HDL colesterolo, ossia il colesterolo 'buono' (un indice della quantità di colesterolo che viene allontanato dalle arterie per esser eliminato), sono risultati più alti di quelli del gruppo di controllo. I livelli dei trigliceridi, poi, si sono rivelati più bassi di oltre il 95% rispetto alla media della popolazione americana, comparabili addirittura con quelli di giovani di 20 anni o poco più, sebbene i partecipanti allo studio avessero un'età media di 50 anni (range 35 - 82 anni).
La pressione arteriosa media dei soggetti in RC era eccezionalmente bassa (100/60 mmHg), paragonabile a quella che si riscontra normalmente in bambini di 10 anni. Straordinariamente basse si sono anche rivelate le concentrazioni a digiuno del glucosio e dell'insulina nel sangue di questi soggetti: per esempio le concentrazioni d'insulina erano inferiori del 65% rispetto a quelle del gruppo di controllo. La proteina C-reattiva, un indice di infiammazione che sembrerebbe giocare un ruolo chiave nello sviluppo della malattia aterosclerotica, era anch'esso significativamente più basso che nei soggetti di controllo. Lo spessore intima-media delle arterie carotidi dei soggetti in RC, infine, era inferiore di circa il 40% rispetto a quello del gruppo di controllo.
Dodici dei soggetti in restrizione calorica hanno inoltre fornito ai ricercatori i loro diari medici e copie degli originali esami di laboratorio raccolti prima d'iniziare e durante il periodo di RC. Il loro peso corporeo, i valori di colesterolo e i trigliceridi prima d'iniziare la dieta erano vicini alla media di quelli della popolazione americana, e sono crollati dopo solo un anno circa di dieta.