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La ricerca scientifica ponte tra Italia e Africa, sei progetti presentati all’Iss

Dallo studio della malaria agli effetti dell’inquinamento da gas flaring sulla salute dei bambini nel Delta del Niger, fino allo sviluppo di nuovi strumenti diagnostici per le febbri virali. Sono alcune delle ricerche al centro dell’incontro internazionale “Dottorati di Ricerca Italia–Africa”, ospitato oggi presso Istituto Superiore di Sanità e promosso dall’Iss insieme a Sapienza Università di Roma per rafforzare la collaborazione scientifica tra Italia e Paesi africani nel campo della salute globale. L’incontro rappresenta un momento di confronto tra ricercatori, istituzioni e stakeholder impegnati nella costruzione di partnership scientifiche e formative tra Africa e Italia.

Giunta al quarto anno di attività, l’iniziativa “Dottorati di Ricerca Italia–Africa” , sostenuta da Iss e in collaborazione con l'Università Sapienza di Roma, ha già finanziato sei ricerche condivise tra l’Iss e istituzioni africane, coinvolgendo dottorandi provenienti da Tunisia, Ghana, Burkina Faso, Nigeria e Senegal. I giovani studiosi partecipano al dottorato in “Advances in Infectious Diseases, Microbiology, Legal Medicine and Public Health Sciences” della Sapienza e lavorano su temi legati alle principali emergenze sanitarie globali, in un contesto sempre più segnato da cambiamenti climatici e malattie emergenti.

“Crediamo che la ricerca finalizzata alla tutela e alla promozione della salute debba essere condotta a livello globale- sottolinea Rocco Bellantone, presidente dell’Iss- in un mondo sempre più interconnesso, messo alla prova dai cambiamenti climatici e dalle malattie emergenti e riemergenti. La nostra iniziativa "Dottorati di ricerca Italia-Africa", realizzata in collaborazione con l'Università Sapienza di Roma – aggiunge Bellantone- è il contributo che l'Iss offre per rendere l'Italia un attore attivo nella costruzione di un partenariato scientifico con l'Africa. L'obiettivo non è solo quello di sostenere e promuovere le collaborazioni in corso e future nel Mediterraneo, ma anche di contribuire alla formazione della nuova generazione di ricercatori che saranno i futuri leader di una ricerca sanitaria moderna e collaborativa tra Italia e Africa”.


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