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Scoperto un nuovo gene della retinite pigmentosa, nuove risposte per le famiglie e nuove prospettive per la ricerca

Scoperto un nuovo gene della retinite pigmentosa, nuove risposte per le famiglie e nuove prospettive per la ricerca

Un team internazionale coordinato da tre ricercatori italiani — Viviana Cordeddu dell’Istituto Superiore di Sanità, Marco Tartaglia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e Lucia Ziccardi della Fondazione Bietti IRCCS — con il coinvolgimento di numerosi centri europei e statunitensi, ha identificato il gene PRKCZ come nuova causa genetica della retinite pigmentosa (RP), una delle più frequenti malattie ereditarie della retina e una delle principali cause di grave perdita visiva di origine genetica.

Lo studio, pubblicato su Jama Ophthalmology , amplia la conoscenza delle basi genetiche e molecolari della malattia.

La retinite pigmentosa comprende un gruppo estremamente eterogeneo di malattie ereditarie della retina, con insorgenza sia in età pediatrica sia nell’adulto. I primi segnali possono manifestarsi con una marcata difficoltà a vedere in condizioni di scarsa illuminazione, la cosiddetta cecità notturna, e con una progressiva riduzione della visione periferica. Con il progredire della malattia, il campo visivo può restringersi fino a determinare una caratteristica visione tubulare, nella quale la persona conserva prevalentemente la visione centrale.

Possono inoltre comparire una maggiore sensibilità alla luce e all’abbagliamento, una riduzione della capacità di percepire i contrasti e, nelle forme più avanzate e a seconda del coinvolgimento della retina centrale, una progressiva riduzione dell’acuità visiva. L’evoluzione clinica è tuttavia variabile e dipende dalla specifica forma genetica e dalle caratteristiche individuali del paziente.

PRKCZ, una nuova causa genetica

Attraverso il sequenziamento del genoma di pazienti provenienti da diversi Paesi, i ricercatori hanno identificato varianti patogeniche nel gene PRKCZ in dieci famiglie, dimostrando che alterazioni di questo gene possono causare una nuova forma recessiva di retinite pigmentosa.

La maggior parte dei pazienti studiati presentava una forma apparentemente isolata della malattia, con esordio in età adulta. Questo dato è particolarmente rilevante perché alcune forme di retinite piegmentosa possono manifestarsi molti anni dopo la nascita e, in assenza di una storia familiare evidente, rendere più complessa l’identificazione della causa genetica.

Gli studi funzionali condotti dal gruppo di ricerca hanno inoltre evidenziato che le varianti individuate compromettono la normale funzione della proteina PKCζ, coinvolta in importanti processi cellulari. Le alterazioni di questa proteina possono interferire con i meccanismi necessari al mantenimento e alla sopravvivenza dei fotorecettori, le cellule della retina responsabili della trasformazione della luce in segnali visivi.

Una nuova risposta per le famiglie sulle origini della malattia

L’identificazione di nuovi geni associati alla malattia può contribuire a migliorare il percorso diagnostico, permettendo in alcuni casi di collegare il quadro clinico del paziente a una specifica causa genetica. Può inoltre fornire alle famiglie informazioni più precise sull’origine della malattia, sui possibili meccanismi di trasmissione e sull’eventuale presenza di altri familiari affetti.

“Nonostante gli straordinari progressi della genetica negli ultimi anni - sottolinea Viviana Cordeddu, ricercatrice dell’Istituto Superiore di Sanità e primo autore dello studio -  una quota significativa di pazienti con retinite pigmentosa rimane ancora senza una diagnosi molecolare. L’identificazione di PRKCZ ci permette di fornire una risposta a nuove famiglie e contribuisce a comprendere meglio i meccanismi biologici alla base della degenerazione della retina”.

“L’identificazione di nuovi geni associati alla retinite pigmentosa – evidenzia Marco Tartaglia, coordinatore dello studio e responsabile della Funzione di ricerca di Genetica molecolare e genomica funzionale dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù - rappresenta un importante passo avanti nella comprensione delle basi genetiche e dei meccanismi biologici alla base della malattia. La scoperta apre inoltre nuove prospettive per lo sviluppo di strumenti diagnostici più accurati e di future terapie sempre più mirate”.

“Il nostro Istituto – aggiunge Monica Varano, direttore scientifico della Fondazione Bietti Irccs -  è stato riconosciuto centro di riferimento per le malattie rare oculari e la collaborazione con l’Iss e l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù su questi temi è di lunga data”.

La nuova scoperta rappresenta inoltre un punto di partenza per ulteriori studi sui meccanismi cellulari coinvolti nella degenerazione dei fotorecettori. La comprensione di questi meccanismi potrà contribuire, nel lungo termine, alla ricerca di strategie terapeutiche mirate, in un contesto in cui la terapia genica si sta affermando come possibile approccio per diverse malattie oculari.

È importante sottolineare che l’identificazione di PRKCZ come causa genetica della malattia non corrisponde, al momento, alla disponibilità di una terapia specifica per questa forma di retinite pigmentosa. Il risultato costituisce innanzitutto un avanzamento nella diagnosi e nella comprensione biologica della malattia, ponendo le basi per future attività di ricerca.


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2026