Dalle “corazze” ai sogni da realizzare, nei reels la realtà quotidiana delle malattie rare

UFFICIO STAMPA
A volte le malattie rare impongono di indossare una “corazza”, anche fisica, per proteggersi dagli esiti della patologia stessa e dal dolore. In altri casi costringono a cambiare sguardo: una traiettoria di crescita che dovrebbe procedere in avanti si arresta o si rovescia, e i primi passi di un bambino possono diventare il traguardo più alto possibile. Eppure, anche se sottraggono forza al corpo, queste malattie non in tutti i casi riescono a spegnere i sogni.
Sono messaggi che arrivano con l’immediatezza e la potenza di un reel — il formato breve per i social media — quelli lanciati dai vincitori del concorso “Rare Reels: Pegaso goes digital!”, promosso dal Centro nazionale malattie rare dell’Istituto Superiore di Sanità. Pochi secondi di immagini e parole capaci di raccontare la complessità della malattia rara, ma anche la resilienza, l’identità e il desiderio di futuro di chi la vive ogni giorno. La premiazione del contest si è svolta oggi all’Iss, nell’ambito del convegno “Arte e scienza per le malattie rare” organizzato per la Giornata delle malattie rare 2026 dall’Istituto, nell’ambito del Laboratorio di Health Humanities diretto da Amalia Egle Gentile, insieme a Uniamo - Federazione Italiana Malattie Rare.
“Le malattie rare – sottolinea il presidente dell’Iss Rocco Bellantone- ci interrogano ogni giorno su più piani: scientifico, clinico, organizzativo, sociale ed etico. Ci ricordano che la qualità di un sistema sanitario si misura anche dalla capacità di prendersi cura delle condizioni meno frequenti, spesso più complesse, e talvolta più invisibili. In questo senso, la Giornata delle Malattie Rare non è soltanto un appuntamento simbolico: è un’occasione per rinnovare un impegno, per ascoltare bisogni e aspettative, e per consolidare alleanze tra istituzioni, comunità scientifica e cittadini”.
“Credo fermamente – aggiunge Maria Luisa Scattoni, direttore del Centro nazionale malattie rare – che il progresso medico rimanga un esercizio monco se non cammina di pari passo con la cura del vissuto, della narrazione e della relazione. Per questo, il Centro continuerà a sostenere la contaminazione tra arti e scienze come strumento metodologico per una salute che sia realmente inclusiva e partecipata”.
"Siamo molto felici di rinnovare anche quest’anno la collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità - aggiunge Annalisa Scopinaro, presdiente di Uniamo- per un’iniziativa che mette al centro i giovani della comunità delle persone con malattia rara. È stato particolarmente significativo vedere la partecipazione attiva delle associazioni e dei ragazzi, capaci di raccontare la propria esperienza con consapevolezza, autoironia e desiderio di condivisione. Anche quest’anno Uiamo contribuisce con convinzione, attraverso il coinvolgimento di membri della giuria junior provenienti dalle associazioni di pazienti e con il Premio Uniamo,, per valorizzare sguardi e storie che meritano ascolto".
I vincitori di Pegaso
- Vincitore premio “Sociale” (Uniamo): Katia Moletta (Associazione San Filippo Fighters)
Francesco ha 12 anni e convive con la sindrome di Sanfilippo, una malattia metabolica ereditaria e neurodegenerativa infantile. I bimbi progressivamente perdono le abilità acquisite ed è come se si “spegnessero”. A due anni il mondo di Francesco era un grido di gioia. Correva incontro alla vita con un’irruenza che sembrava inesauribile.
Oggi, quella corsa si è fermata. Francesco non parla più. La sua voce è stata sostituita dal silenzio e i suoi movimenti sono diventati una lotta contro il tempo.
Ma se lo guardi bene, vedi che non ha smesso di provarci: lui si affida, ama e comunica con la lingua del cuore.
- Premio “Scienza” (Iss): Giuseppe Scuderi (Associazione Alessia Scuderi per la ricerca oncologica e malattie genetiche rare)
Le malattie genetiche rare nascono da piccole alterazioni del Dna e colpiscono poche persone, ma cambiano profondamente intere vite. Parlarne significa dare voce a chi ogni giorno affronta una realtà invisibile, ma profondamente umana.
Tra queste patologie c’è la neurofibromatosi, una patologia che interessa il sistema nervoso e può causare tumori lungo i nervi, macchie sulla pelle, noduli cutanei e difficoltà neurologiche o dell’udito. Non è solo una diagnosi: è una storia di forza, fragilità e resilienza.
- Premi “Digitale” (EGInA) e “Creatività” (network della Creative Skills Week): Valentina Cagnoni (Associazione Italiana Xeroderma Pigmentoso)
Il mondo di una bambina con xeroderma pigmentoso, rara malattia genetica ereditaria caratterizzata da un'estrema sensibilità ai raggi UV, è fatto di gesti quotidiani che si ripetono, nel segno della protezione dal sole. Si indossa un’‘armatura’, che prevede creme, cappelli, vestiti a maniche lunghe, tute intere. Ci si sente quasi degli “astronauti” ma la bellezza può irrompere anche tra le mura domestiche con un fiore.
- Premio “Impatto sui giovani” (Agenzia Italiana per la Gioventù) e voto social: Alessandro Landolfi (Associazione Pandas Italia ODV)
Alessandro, un ragazzo di 17 anni con la sindrome Pans-Pandas, disturbo neuropsichiatrico pediatrico autoimmune e raro, racconta quelle che sono le sue passioni: fa lo scout, gioca a tennis, pratica vela. E condivide che non ci si identifica con le difficoltà che si incontrano avendo una malattia rara, ma ci si può identificare con il coraggio con le quali le si affronta: “il vento non si può controllare, ma si può scegliere come andare avanti”.
Vi sono inoltre due menzioni speciali “giovanissimi” attribuite, ex aequo, alla Classe 2C della Scuola Secondaria di I grado “V. Antonelli”, Istituto Comprensivo 3 di Chieti, e al Gruppo II anno di catechismo della Parrocchia di S. Giovanni Battista in Collatino a Roma, per il focus sull’inclusione negli ambiti educativo e sociale.
Il gioco, filo conduttore del convegno Iss
Uno dei fili conduttori della giornata del convegno è il gioco, un tema profondamente serio. Si tratta di una palestra di competenze cognitive, emotive e sociali e, proprio per questo, può diventare una leva di promozione della salute e di inclusione, in tutte le età della vita.
“Non esiste un solo modo di intendere il gioco – conclude il direttore generale dell’Iss Andrea Piccioli- esistono pratiche, contesti, significati, e ognuno di questi può contribuire a generare benessere se progettato con cura, responsabilità e attenzione all’equità.
Per la sanità pubblica, parlare di gioco significa anche parlare di ambienti: la qualità della vita – soprattutto per le persone con malattia rara e le famiglie – dipende non solo dalle risposte cliniche, ma anche dalla qualità dei contesti educativi e sociali, dalla possibilità di partecipare e di essere inclusi. Il gioco, allora, diventa un indicatore e un dispositivo: ci dice quanto un contesto è accessibile e, se ben utilizzato, può diventare strumento per renderlo più accessibile”.
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