Non solo buona da bere o utile per lavare e innaffiare, ma anche ecologicamente integra. Sono queste le qualità di cui l'acqua deve essere dotata secondo la Direttiva Quadro 2000/60 CE. "L'acqua è una risorsa fragile e la maggior parte dei sistemi idrici dell'Unione sono minacciati dall'inquinamento e da un eccessivo sfruttamento", con queste parole Margot Wallstromm, vicepresidente della Commissione Europea, ha commentato la Direttiva, che per la prima volta si preoccupa non solo della condizione chimico-fisica dell'acqua, ma anche della sua funzionalità ecologica. Il provvedimento europeo, tuttavia, in Italia deve ancora trovare attuazione, ma non si è lontani dal traguardo: la legge che recepisce il provvedimento, infatti, dovrà essere emanata entro maggio 2005.
Tra gli strumenti prioritari per ridurre, se non annullare, la diffusa malgestione di questa risorsa, un ruolo fondamentale spetta allo sviluppo della partecipazione pubblica, il cui scopo è quello di garantire una maggiore responsabilizzazione degli amministratori e dei cittadini. Un'iniziativa di cui l'ISS si è fatto promotore nel corso del workshop "Gli stakeholders e la Direttiva Acque 2000/60/CE", svoltosi di recente in collaborazione con il WWF, proprio per favorire l'avvio di percorsi partecipati per la gestione delle acque in applicazione dell'art. 14 della Direttiva Quadro. In particolare, l'ISS sostiene la Direttiva, nella parte in cui obbliga alla protezione delle acque superficiali interne, delle acque di transizione, delle acque costiere e sotterranee. Tutto ciò attraverso l'ottimizzazione degli usi e promuovendo l'integrazione delle diverse normative.
Tre, infine, i principi cardini che caratterizzano la normativa: la precauzione, con l'individuazione di standard prescrittivi; la prevenzione, con cui si invita e obbliga allo stesso tempo a lavorare sulle cause di inquinamento, e per ultimo il principio di "chi inquina paga", una chiara forma di responsabilizzazione che invita a un uso razionale e appropriato dell'acqua.