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Comunicato n° 21/2003 Mare, vacanze in salute per i bagnanti italiani



Uno studio pilota condotto dall’Iss promuove il mare Adriatico. Dimostrata l’efficacia dei parametri stabiliti dalla normativa nazionale tra le più severe d’Europa. Lo studio non ha evidenziato, nelle località dichiarate idonee alla balneazione, incidenza rilevante di patologie associabili alla qualità delle acque

La salute di chi nuota nei mari italiani non corre grossi pericoli. Perché protetta da una normativa che impone a tutte le coste della penisola di non oltrepassare valori limite di contaminazione patogena che sono i più bassi d’Europa. La conferma giunge da uno studio pilota coordinato dall’Istituto superiore di sanità durato due anni che sarà presentato martedì 10 giugno nel corso della tavola rotonda: Vivere il mare in salute. Strategie possibili, in programma presso l’Aula Pocchiari dell’Iss, in occasione della presentazione del volume monografico degli Annali dell’Istituto -Qualità dell’ambiente marino-costiero e rischio sanitario-.

Abbiamo svolto un’indagine epidemiologica su alcune importantissime località turistiche del litorale adriatico dove, negli anni passati, le abbondanti fioriture di alghe avevano allarmato l’opinione pubblica rispetto ai possibili rischi per la salute - spiega Enzo Funari, coordinatore della ricerca - I risultati hanno dimostrato che nelle località esaminate il rischio di contrarre malattie correlate alle attività di balneazione è del tutto contenuto. Tanto che – aggiunge – non sono state riscontrate differenze tra l’incidenza di gastroenteriti tra i bagnanti (la patologia più comunemente associata alle attività di balneazione), rispetto agli altri gruppi osservati. Sono stati, inoltre, osservati pochissimi casi di patologie, per di più minori (quali dermatiti e congiuntiviti), su una popolazione di migliaia di persone. Possiamo perciò rassicurare tutti i bagnanti che il rischio di contrarre patologie nelle acque dichiarate idonee alla balneazione dal Ministero della Salute è sotto controllo. Dal momento, infatti, che la situazione riscontrata nell’Adriatico è il frutto dell’applicazione di una normativa molto più restrittiva di quella adottata a livello europeo e internazionale, è ragionevole proiettare questi risultati su scala nazionale e aspettarsi dunque una situazione analoga anche negli altri mari.

Basti pensare che mentre l’Unione europea ammette un massimo di 10mila coliformi totali (batteri non patogeni considerati indicatori di contaminazione) in 100 ml di acqua, l’Italia ne consente solo 2mila nella stessa quantità di acqua. Inoltre, se l’Ue consente 2mila coliformi fecali in 100 ml di acqua, la normativa nazionale ne stabilisce il limite massimo in 100. A confermare poi che i rischi igienico-sanitari di chi fa il bagno nelle acque italiane sono davvero ridotti, va aggiunto che i ricercatori dell’Iss hanno utilizzato, per la prima volta, metodologie di studio molto dettagliate e sofisticate orientate a rilevare anche modeste manifestazioni patologiche.

Gli autori del progetto si sono soffermati su quattro località, tutte affacciate sul mare Adriatico: Pescara, Iesolo (Venezia), Bari e Cesenatico (Forlì). Hanno qui realizzato due differenti indagini: una ricerca analitica di tipo caso-controllo; uno studio di prevalenza delle patologie (beach survey) e un’analisi microbiologica volta a scovare nelle acque nuovi agenti patogeni. I risultati sono stati in tutti e tre i casi confortanti. La prima indagine, infatti, non ha riscontrato nell’Adriatico alcun aumento di gastroenterite associato alla balneazione. Gli unici episodi osservati sono stati fatti risalire alla trasmissione della Salmonella mediante consumo di alcuni alimenti, quali la maionese. Il beach survey ha evidenziato solo una bassa incidenza di dermatiti e congiuntiviti, prevalentemente a carico di bambini al di sotto dei 15 anni, a differenza di quanto riscontrato dall’Oms nella Regione europea, vale a dire gastroenteriti severe e malattie acute respiratorie.

La tavola rotonda, tuttavia, non si occuperà solo della salute dei bagnanti, ma anche di quella dei consumatori di prodotti ittici, delle patologie cioè correlate al consumo di pesce contaminato e della sicurezza di nuotatori, subacquei e pescatori, in termini di incidenti e annegamenti. Un’indagine ad ampio raggio che sorpassa i confini nazionali, mettendo a confronto la direttiva italiana in materia di balneazione con quella europea, le ricerche dell’Iss con quelle dell’Oms.