TEMA

Clima, ambiente e salute

Contaminanti chimici e biologici

L’Obiettivo di sviluppo sostenibile n.3 delle Nazioni Unite “Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età” prevede entro il 2030 di ridurre di 1/3 la mortalità prematura da malattie non trasmissibili di natura ambientale, legate a contaminanti di origine naturale (tossine) o prodotti dalle attività umane (industriali, agricole, di allevamento).

Le attività dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) in questo settore si concentrano nel determinare i contaminanti per caratterizzare l’esposizione ambientale della popolazione e quella interna all’organismo (biomonitoraggio) durante le attività quotidiane.

L’ISS studia anche gli effetti sulla salute, i meccanismi di tossicità e valuta i rischi per la popolazione esposta incluse le fasce più vulnerabili per predisporre piani di prevenzione e protezione della salute.


null Cosi l’ambiente condiziona la nostra salute: conoscere i meccanismi per difendersi

La protezione della salute umana dagli effetti dell’esposizione a contaminanti chimici e biologici è una tematica rilevante per la salute pubblica. 

Conoscere i meccanismi con cui i contaminanti contribuiscono all’insorgenza di effetti avversi alla salute e di patologie dovute a fattori ambientali è di grande importanza per elaborare strategie efficaci di prevenzione e di intervento. In particolare, la comprensione dei meccanismi d’azione dei contaminanti ambientali vuol dire capire come i singoli composti interagiscono con le molecole e i processi biochimici che avvengono all’interno delle nostre cellule. 

Queste informazioni si ottengono attraverso l’attività di ricerca che studia i meccanismi che controllano la  stabilità del genoma, la tossicità cellulare, i processi tossicocinetici ed i modelli predittivi basati sulla struttura chimica degli inquinanti. 

Lo studio dei meccanismi molecolari permette di capire come l’interazione tra il DNA e l’ambiente contribuisca all’insorgenza di patologie croniche quali tumori, obesità e malattie neurodegenerative, identificando biomarcatori predittivi terapeutici e prognostici. Questo approccio potrebbe aiutare ad identificare gli individui più a rischio nella popolazione generale.