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UFFICIO STAMPA

Prendersi cura dell'oceano per la salute delle generazioni future

Se il mare si ammala, ci ammaliamo anche noi. Parte da questo legame indissolubile l’impulso verso un cambio di paradigma radicale che ispira il primo International Forum Ocean and Human Health International High Level Forum che si sta svolgendo a Roma presso la sede dell’Istituto Superiore di Sanità: al centro del confronto la necessità di riconoscere la salute degli oceani come una priorità della sanità pubblica globale.

Dal primo Forum dell’Istituto Superiore di Sanità, riunito per discutere degli effetti dello stato degli oceani sulla salute umana, è stata disegnata una mappa di indicazioni internazionali poiché la tutela degli ecosistemi marini è questione di emergenza ambientale, ma anche priorità assoluta di sanità pubblica. L'obiettivo è promuovere la visione di “Planetary Health” per difendere lo scudo climatico e lo straordinario patrimonio di risorse biologiche e terapeutiche custodite nei mari della terra. Durante l’evento non sono solo studiate e condivise le evidenze dei cambiamenti e delle pressioni originate dalle attività dell’uomo sugli oceani ma anche proposte azioni fondamentali per ambizione e insieme concretezza. Ad esempio il progetto Sea Care, unico nel panorama internazionale, attraverso un nuovo assetto di sistema basato su risorse già

esistenti e sinergie istituzionali come la collaborazione tra ISS, Marina Militare italiana ed altri centri di ricerca nazionali e internazionali, ha raccolto campioni da tutti gli oceani, evidenziando la presenza ubiquitaria di geni legati alla resistenza agli antibiotici, insieme alla presenza di sostanze pericolose per l’uomo come i Pfas e le microplastiche, tracciando anche il virus Sars-CoV-2 in acque lontane dalle coste. (vedi scheda).

“Proteggere la salute umana significa oggi, inevitabilmente, prendersi cura del mare e degli oceani – afferma Andrea Piccioli, Direttore Generale dell’Istituto Superiore di Sanità, organizzatore del Forum e ideatore di Sea Care -. Ciò che immettiamo nell’ambiente non scompare: l’oceano lo restituisce all’uomo, trasformando i fenomeni di inquinamento locale in una sfida globale per la sanità pubblica. I dati del progetto SeA-Care – un modello italiano del tutto originale a livello internazionale parlano chiaro: in tutti i bacini analizzati sono stati rilevati geni di resistenza agli antibiotici, PFAS, microplastiche e tracce di SARS-CoV-2 persino nell’Artico. Queste sostanze sono presenti ovunque, dalle aree costiere fino alle acque aperte, comprese zone remote dove mai si sarebbe immaginata la loro diffusione. Non esistono confini geografici o di settore: l'impatto dell'uomo si propaga all'interno di un sistema globale straordinariamente complesso e interconnesso. Questo legame fa sì che l'inquinamento e i fattori di rischio ci ritornino indietro attraverso l'acqua, il cibo e il clima stesso. Studiare il mare fino alle profondità oceaniche, quindi, non significa raccogliere dati fini a sé stessi, ma raccogliere prove fondamentali per proteggere la salute delle generazioni future.

L’evento ha ricevuto l’endorsement dell’UNESCO che l’ha inserito tra le attività ufficiali della Giornata degli Oceani, e si tiene alla presenza del ministro della Salute Orazio Schillaci. Sono presenti tra gli altri Jesse H. Ausubel, Director of Program for the Human Environment alla Rockefeller University, William Gerwick della SCRIPPS Institution of Oceanography e Yuntao Wang, direttore del Second Institute of Oceanography, China.

Le azioni chiave per proteggere gli oceani:

· Una priorità di sanità pubblica: Fare ricerca sugli oceani significa costruire prevenzione e proteggere le comunità dai rischi sanitari emergenti.

· L’adozione di metodologie di ricerca condivise e omogenee a livello internazionale: è essenziale rendere comparabili ed interoperabili i singoli studi e avere una conoscenza globale e approfondita: un unico mosaico capace di restituire i legami tra mutamenti climatico-ambientali e salute umana.

· L’approccio "From Source to Sea" (Dalla sorgente al mare): Ogni forma di inquinamento prodotta nell'entroterra viaggia superando comparti ambientali e frontiere finendo per impattare, direttamente, indirettamente e talvolta amplificandosi, sulla nostra salute tramite il cibo, l'acqua e l'aria. La protezione dell'uomo richiede quindi una visione integrata dell'intero ciclo idrico.

· Includere la salute nel Trattato sugli Alti Mari: la tutela della salute e del benessere umano dovrebbe essere parte del nuovo Accordo BBNJ (Biodiversità oltre la giurisdizione nazionale), per sviluppare strategie di prevenzione che tutelino contemporaneamente ecosistemi marini e comunità globali.

· Una squadra unica per un obiettivo comune: È necessario superare i muri tra le competenze: grandi istituzioni come OMS, UNESCO-IOC e Unione Europea devono coordinarsi in un sistema unico, affinché scienza e sanità pubblica progrediscano insieme.

· Dati sistematici per la Water Agenda ONU: studi ed osservazioni limitati nel tempo e nello spazio vanno integrati in infrastrutture di produzione e analisi dati continui e comparabili funzionali a far convergere tutela della salute e protezione del mare al centro degli obiettivi globali delle Nazioni Unite.


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