Giornata mondiale degli Oceani: l'8 giugno un forum internazionale sulle connessioni tra salute del mare e salute dell'uomo

UFFICIO STAMPA
News
Giornata mondiale degli Oceani: l'8 giugno un forum internazionale sulle connessioni tra salute del mare e salute dell'uomo
La salute umana e quella degli oceani sono strettamente interconnesse e devono essere protette insieme.
Nella visione della Planetary Health, in occasione della Giornata Mondiale degli Oceani l’ISS organizza l’“International High Level Forum on Ocean and Human Health”, un evento originale che, attraverso il confronto e la sinergia tra esperti delle principali istituzioni e centri di ricerca internazionali di salute e ambiente – dall’UNEP all’OMS, dalla EEA alla FAO fino alla Scripps Institution of Oceanography – converge sulla definizione e l’implementazione di obiettivi di conoscenza e protezione degli ambienti ed ecosistemi marini a sostegno della salute dell’uomo. Riconoscendo il nexus “Ocean and Human Health” quale priorità globale per la tutela della salute pubblica, si considerano strategie, metodi e vie di cooperazione per lo sviluppo ed utilizzo di piattaforme di monitoraggio estensivo e interoperabile per la condivisione dei dati, nonché per l’elaborazione di criteri per l’analisi del rischio sanitario associato ai cambiamenti ambientali e climatici nel mare aperto, affrontando nuove sfide della ricerca come la resistenza antimicrobica, i contaminanti chimici persistenti e gli impatti delle variabili ambientali sugli areali di diffusione dei patogeni. Il forum è l’occasione per discutere le iniziative da mettere in atto per migliorare le conoscenze e le capacità di prevenzione e risposta ai rischi legati all’alterazione degli ecosistemi oceanici, sostenendo la diplomazia scientifica come strumento di cooperazione e resilienza globale.
Proteggere gli oceani e la salute umana: un obiettivo convergente
L’inquinamento, la perdita di biodiversità e i cambiamenti climatici, legati alle attività antropiche su scala globale, alterano la salute degli oceani, che a loro volta generano impatti sulla salute umana. Il riscaldamento dei mari, ad esempio, modifica la distribuzione degli animali marini e la produttività primaria, favorendo la proliferazione di alghe pericolose e l’aumento di patogeni e inquinanti microbiologici derivanti da scarichi di origine terrestre. Analogamente, l’aumento delle zoonosi, di patologie e del rischio sanitario associati all’uso di acque contaminate, così come la compromissione della qualità delle risorse ittiche, sono conseguenze di attività umane inadeguatamente controllate. La perdita di biodiversità compromette il ruolo degli ecosistemi come risorsa e riduce la possibilità di sviluppo di nuovi farmaci di origine marina. Gli inquinanti chimici persistenti, tra cui microplastiche, prodotti farmaceutici, interferenti endocrini, composti per‑ e poli‑fluoroalchilici e pesticidi, si diffondono e bioaccumulano nelle reti trofiche, contribuendo a rischi associati all’oncogenesi, alla resistenza antimicrobica (AMR) e a molteplici patologie a eziologia multifattoriale.
Gli oceani al centro degli accordi internazionali
Molteplici Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, tra i quali “Acqua Pulita e Servizi Igienico‑Sanitari” (SDG 6), “Azioni per il Clima” (SDG 13), “Vita Sottomarina” (SDG 14) e “Vita Terrestre” (SDG 15), presiedono e contribuiscono alla salvaguardia degli ambienti marini. Fondamentale, in questo quadro, è anche l’Obiettivo 17, dedicato alla creazione di partenariati finalizzati a ottimizzare sinergie, azioni e risorse disponibili.
In tale contesto, nel giugno 2023 è stato concluso l’Accordo ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, sulla conservazione e sull’uso sostenibile della diversità biologica marina nelle aree al di fuori della giurisdizione nazionale (Accordo BBNJ), comunemente noto come “Trattato sull’alto mare”. Nel nuovo scenario di rafforzamento della conservazione e uso sostenibile delle risorse marine, in particolare aree al di fuori della giurisdizione nazionale, l’innesto di una componente sanitaria può rappresentare una strategia elettiva per approfondire priorità nella conoscenza di ambienti e relazioni straordinariamente complesse, a supporto di politiche di tutela della salute umana attraverso la protezione e il monitoraggio degli oceani.