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Giornata Mondiale della Sclerosi Multipla: l’ISS indaga i meccanismi della malattia attraverso lo studio della risposta immunitaria al virus di Epstein-Barr

L'analisi dell'interazione tra virus e difese dell'organismo apre nuove prospettive per comprendere i fattori scatenanti e individuare nuovi bersagli terapeutici

In Europa ci sono 1,2 milioni di persone affette da sclerosi multipla, la più diffusa patologia neurologica non traumatica, che colpisce il cervello e il midollo spinale, insorge in giovani adulti, più frequentemente tra le donne. Le difficoltà fisiche, cognitive ed emotive che ne derivano hanno spesso un impatto debilitante sulla vita quotidiana. Le terapie attuali riescono ad attenuare i sintomi, ridurre spesso in modo significativo l’infiammazione cerebrale, e rallentare la progressione della malattia, ma ancora non esiste una cura definitiva.

A causare l’insorgenza della SM e determinarne il decorso clinico è l’interazione tra fattori genetici e ambientali. Tra questi ultimi, l’infezione con il virus di Epstein-Barr costituisce il principale fattore causale per lo sviluppo della malattia, e studi recenti indicano che la persistenza dell’infezione nel cervello possa essere responsabile dei processi infiammatori e neurodegenerativi anche nelle fasi progressive. Da alcuni anni uno degli argomenti più rilevanti nel campo della ricerca, è lo studio, con approcci metodologici diversi, di come le cellule B infettate dal virus e il sistema immunitario interagiscano tra loro nel contesto dei fattori di rischio genetici, e quali di queste interazioni siano responsabili dei danni al tessuto cerebrale, rilevabili già nelle fasi precoci della malattia.

Le nuove tecniche di imaging per la sclerosi multipla, infatti, individuando le lesioni della corteccia cerebrale, cruciali per la diagnosi precoce, e i processi di progressione indipendenti dalle ricadute, spesso legati a un'infiammazione cronica, oggi permettono una diagnosi più tempestiva, una valutazione più accurata della progressione e una maggiore personalizzazione delle terapie. L'imaging è sempre più integrato con biomarcatori sierici e liquorali che riflettono l'attività di malattia e la neurodegenerazione.

In questo contesto il lavoro di ricerca sulla SM, a cui partecipano attivamente i ricercatori del Dipartimento di Neuroscienze dell’ISS, coinvolge gruppi internazionali nell’ambito di progetti finanziati tra l’altro dall’Unione Europea con il progetto #BEHIND-MS e dalla Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM). Le attività di ricerca mirano ad individuare, anche attraverso nuove tecnologie, nuovi biomarcatori facilmente accessibili per diagnosticare la SM in fase precoce, e fattori che potrebbero aumentare il rischio di sviluppare la SM.

L’obiettivo è sviluppare migliori strumenti e linee guida per la diagnosi precoce, il trattamento della malattia e la prevenzione, per arrivare a trattamenti personalizzati più efficaci, volti non solo a contrastare la progressione del danno neurologico ma, in un futuro prossimo, ad eradicare la malattia.


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