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Comunicato n° 10/2004 - Vaccini antitumorali



Dalla ricerca di base alla pratica clinica: nascerà, entro la fine dell'anno, il primo centro pubblico per trattare il materiale biologico da impiegare nella realizzazione di vaccini. Nel centro saranno, inoltre, sviluppati due brevetti dell'ISS per la sperimentazione clinica di nuovi vaccini anticancro.


L'Istituto Superiore di Sanità coordinerà la sperimentazione umana di vaccini per curare e prevenire il cancro. Si tratta di preparati in grado di indurre un'efficace risposta immunitaria o contro le cellule di un tumore già presente o contro virus coinvolti nella formazione di alcuni tipi di tumore. Con questi obiettivi i ricercatori dell'ISS coordineranno trial clinici su pazienti affetti da melanoma avanzato e su soggetti sani vaccinati contro il virus dell'epatite B, per potenziare l'efficacia di questi vaccini. L'avvio della sperimentazione che traduce i risultati ottenuti in laboratorio dai ricercatori dell'ISS verrà oggi illustrata in occasione della conferenza stampa di presentazione dell'International Meeting on Cancer Vaccines, in programma sempre all'ISS il 19 e 20 aprile prossimi.

Entro la fine del 2004, inoltre, è prevista l'apertura all'interno dello stesso ISS, da parte di ricercatori del Dipartimento di Biologia Cellulare e Neuroscienze, del Centro per l'Immunoterapia Clinica Sperimentale, primo laboratorio pubblico deputato alla creazione e al trattamento di cellule dendritiche umane, le cellule cioè che innescano la risposta immune, da impiegare in strategie di vaccinazione terapeutica in pazienti affetti da cancro o da alcune gravi infezioni.

Un'agenda di lavoro, dunque, ricca di concrete promesse per la lotta ai tumori e che conferma ancora una volta il duplice spirito dell'Istituto impegnato in ricerche, i cui risultati sono in grado di tradursi in applicazioni terapeutiche - afferma Enrico Garaci, presidente dell'ISS - Proprio questa peculiarità dell'Istituto nel coniugare ricerca e pratica clinica ha creato le condizioni per la realizzazione del Centro per l'Immunoterapia Clinica Sperimentale, che permetterà la preparazione di cellule dendritiche secondo la metodologia brevettata dall'Istituto e che costituirà l'oggetto della nostra prossima sperimentazione clinica.

La novità di questi vaccini è rappresentata dall'utilizzo degli interferoni (IFN), citochine in grado di agire come potenti adiuvanti dei vaccini stessi.
Siamo riusciti a dimostrare - spiega Filippo Belardelli, a capo del team di ricercatori del reparto di immunoterapia sperimentale dell'ISS che conduce le ricerche - che gli IFN sono in grado di potenziare la risposta immune, collegando l'immunità innata, prima linea di difesa contro gli agenti infettivi e i tumori, con l'immunità acquisita, quella che entra in gioco producendo una risposta immunologica specifica, in grado di indurre protezione. In realtà, gli IFN vengono da tempo impiegati contro alcune infezioni e neoplasie come agenti antivirali e antiproliferativi, con modalità che prevedono alte dosi somministrate per lunghi periodi, determinando spesso effetti tossici. Le nuove modalità vaccinali, invece - va avanti Belardelli - prevedono l'uso selettivo di queste citochine come adiuvanti di vaccini e si basano su nuove conoscenze generate da studi condotti in ISS, che hanno evidenziato il ruolo chiave degli IFN nel generare una risposta immune protettiva agendo su particolari cellule del sistema immune: le cellule dendritiche.

Lo studio europeo, un vaccino più potente e più rapido per prevenire l'epatite B. Per verificare l'efficacia dell'interferone come adiuvante dell'attuale vaccino preventivo contro il virus dell'epatite B (coinvolto nella genesi del cancro del fegato), l'Istituto coordina la sperimentazione di studi clinici multicentrici condotti su 386 soggetti e che coinvolgono tre Paesi europei (Italia, Spagna e Inghilterra).
Ciò che vogliamo ottenere è, oltre al potenziamento del vaccino attuale contro l'epatite B, anche la riduzione del numero di dosi necessarie per ottenere la risposta protettiva - spiega Belardelli - Circa il 40-50% degli adulti sani non riceve, infatti, la terza dose di vaccino col risultato che i livelli anticorpali così raggiunti non garantiscono una protezione adeguata. Il nostro obiettivo è pertanto di indurre protezione in tempi rapidi e con una sola dose di vaccino. Con notevoli vantaggi soprattutto per i soggetti a rischio e per i Paesi in via di sviluppo, dove l'incidenza del carcinoma epatico è particolarmente elevata.
Chemioterapia più vaccino, un nuovo approccio per la cura dei tumori

La sperimentazione della combinazione di vaccini tumorali a terapie standard per aumentare la risposta immunitaria nella cura di alcune neoplasie (quali il melanoma e il carcinoma del colon retto) è l'obiettivo degli studi condotti all'ISS da Enrico Proietti, direttore del Reparto di Immunoregolazione dell'ISS.
Il trial, che sta per cominciare presso l'Istituto Regina Elena e il Policlinico Universitario di Tor Vergata, prevede il monitoraggio di pazienti con melanoma ai quali saranno somministrate dieci dosi di vaccino in associazione con cicli di chemioterapia. A differenza di quanto si riteneva in passato sull'incompatibilità dell'uso di vaccini tumorali in associazione alla chemioterapia, i nostri dati suggeriscono invece che alcuni agenti chemioterapici possono fortemente favorire la risposta ai vaccini - afferma Proietti - Per potenziare perciò la risposta immunitaria contro il tumore somministreremo ai pazienti un vaccino terapeutico in combinazione con la dacarbazina, una molecola tradizionalmente usata nel trattamento di questa malattia.

Due brevetti dell'ISS, frutto della ricerca sulle cellule dendritiche
Il metodo di preparazione delle cellule dendritiche brevettato dall'ISS si basa su di una nuova tecnologia che sarà utilizzata per la produzione di vaccini terapeutici nel nuovo Centro di Immunoterapia Sperimentale di prossima apertura. Gli studi precedenti su queste cellule, prelevate dal tessuto del paziente stesso - afferma Belardelli - hanno dimostrato una maggiore efficacia nell'indurre una risposta immunologica rispetto ai vaccini terapeutici correnti impiegati in molti tumori. La metodologia brevettata in Istituto, ancor più di quelle sperimentate in tutto il mondo, mostra una maggiore efficacia e consente tempi più rapidi di preparazione. La nascita di questo centro, inoltre, ci permetterà finalmente di preparare le cellule nelle condizioni necessarie per il loro utilizzo nel paziente e, a tale scopo, è già pronta una rete di centri clinici grazie alla quale potremo trasferire presto sui malati il frutto delle ricerche italiane su queste cellule finora difficili da realizzare.