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Comunicato n° 13/2004 - Gli italiani e la depressione

 


Disegnata oggi su Jama la prima mappa mondiale dei disturbi psichici più comuni. Lo studio italiano, coordinato dall'ISS ha spiegato che l'11% degli Italiani ha sofferto di un qualche disturbo dell'umore comune contro il 14% della media Europea.


Le percentuali degli italiani che soffrono di disturbi psichici comuni come ansia e depressione sono tra le più basse a livello europeo, ma anche a livello mondiale. E' questo il risultato del primo studio epidemiologico comparativo condotto a livello internazionale sulle malattie mentali, il World Mental Health (WMH) Survey Initiative, che ha coinvolto più di 60.000 persone tra America, Europa, Medio Oriente, Africa e Asia, pubblicato oggi su JAMA (Journal of the American Medical Association) e che ha disegnato un mappa dei disturbi psichici più comuni, e di come ad essi reagiscono i pazienti in tutto il mondo.

La ricerca, promossa congiuntamente dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e dall'Università di Harvard, ha mostrato che disturbi psichici comuni colpiscono un europeo su tre e un americano su due. Ma le sorprese più grandi le riserva la parte europea del progetto, l'European Study of Epidemiology of Mental Disorders (ESEMeD), condotta in Italia da Piero Morosini dell'Istituto Superiore di Sanità e da Giovanni De Girolamo psichiatra presso il Dipartimento di Salute Mentale di Bologna e coordinatore, insieme a Morosini, del Progetto Nazionale Salute Mentale dell'ISS, che assegna agli italiani la palma del popolo meno depresso: le stime, infatti, mostrano che l'11% degli italiani in qualche momento della vita ha sofferto di un disturbo dell'umore, il 10% di un disturbo d'ansia e circa l'1% di un disturbo da abuso da alcol contro il tasso di prevalenza degli stessi disturbi nel resto dell'Europa che sono mediamente del 14% nei casi di depressione e del 16% di ansia.


I tassi emersi per l'Italia, più bassi rispetto ai Paesi sia europei del Centro e del Nord sia Nord americani, confermano i precedenti studi nazionali condotti sull'argomento - afferma de Girolamo ricercatore presso l'Istituto Superiore di Sanità all'epoca in cui, nel 1999, lo studio ESEMeD prese il via - Resta da capire come mai, proprio nei Pesi mediterranei, come Italia e Spagna, la prevalenza di questi disturbi sia così bassa e se la specificità culturale e socio economica di questi Paesi svolga un effetto protettivo. E', infatti, risaputo che i disturbi affettivi, d'ansia e d'abuso d'alcol sono fortemente correlati agli stili di vita, alla struttura sociale e familiare e ad altri fattori ambientali.


Per l'Italia, in particolare, è stato possibile ottenere informazioni esaminando un campione di quasi 5.000 soggetti maggiorenni, selezionati dalle liste elettorali di 172 comuni. Secondo i risultati raccolti, le donne hanno una probabilità doppia di soffrire di depressione e tripla di ansia, mentre l'abuso di alcol è più frequente fra gli uomini. Inoltre, sono più a rischio i giovani e non sposati, i disoccupati, le casalinghe e chi vive in città.
I risultati di questa ricerca, va avanti De Girolamo, sono particolarmente importanti perché si tratta del primo studio mai realizzato in Italia su un campione rappresentativo della popolazione per monitorare la diffusione dei disturbi mentali, l'utilizzo dei servizi socio sanitari e di salute mentale, oltre che il consumo di psicofarmaci. Si tratta, inoltre, della prima ricerca condotta a livello internazionale utilizzando uno strumento standardizzato di valutazione messo a punto dell'OMS: la Composite International Diagnostic Interview. Dato questo che ci ha finalmente consentito un raffronto omogeneo tra le diverse realtà diffuse nel mondo.


Dallo studio emerge, inoltre, che in tutto il mondo, per questo genere di disturbi si ricorre poco agli interventi socio-sanitari. In Europa, per esempio, la percentuale di coloro che si sono rivolti a una struttura sanitaria per ansia o depressione è del 26% e i due terzi di questi soggetti ha consultato un operatore dei Servizi di Salute Mentale, mentre gli altri si sono rivolti al medico generico. Tra quelli che poi hanno consultato il Servizio Sanitario uno su cinque non ha ricevuto alcun tipo di trattamento. Sia in Europa, ma anche in Italia, dove la percentuale del mancato trattamento è ancora elevata, questo studio ci indica la necessità di intervenire adeguatamente e tempestivamente - conclude di Girolamo - Probabilmente molti di loro avrebbero tratto un sicuro giovamento da un intervento, non necessariamente farmacologico, ma anche di tipo psicologico, tra i tanti oggi disponibili.


La salute mentale nel resto del mondo
Un europeo su tre e uno statunitense su due hanno sofferto almeno una volta, nel corso della loro vita, di un disturbo psichiatrico. Una diagnosi che ha riguardato nel 2003 una percentuale di persone compresa tra il 9 e il 17% di tutta popolazione presa in esame. Non solo: tra l'1 e il 4% della stessa popolazione è stata incapace di svolgere anche le più semplici attività quotidiane per un periodo di tempo compreso tra i 30 e gli 80 giorni, a causa di un serio disordine mentale. Nonostante ciò, tra il 35 e l'85% di questi pazienti più gravi non ha ricevuto alcun tipo di trattamento, né farmacologico né psicoterapico. Una percentuale che negli USA si aggira intorno al 48% e che tocca punte molto più alte nei Paesi meno sviluppati, comprese tra il 76 e l'85% dei malati psichici. E' emerso, per di più, un ampio divario, in tutti i Paesi studiati, tra i pazienti affetti da disturbi leggeri o da disturbi per i quali non sono presenti tutti gli elementi indispensabili a formulare una diagnosi di disordine mentale, sottoposti, tuttavia, a terapie appropriate e i pazienti, invece, che, colpiti da gravi disturbi mentali, rimangono privi delle cure necessarie.