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Comunicato n° 14/2004 - Liposuzione, gli effetti sull'obesità

 

 


Uno studio clinico della Washington University in St. Louis, a cui ha partecipato Luigi Fontana, oggi ricercatore dell'ISS, ha dimostrato che una consistente rimozione del grasso addominale mediante liposuzione non migliora l'azione periferica dell'insulina né protegge dai principali fattori di rischio cardiovascolari legati all'obesità.


La rimozione del grasso addominale, tramite intervento di liposuzione, non protegge dal rischio di sviluppare diabete mellito di tipo II e malattie cardiovascolari. E' quanto hanno dimostrato i ricercatori della Washington University di St. Louis, che pubblicano oggi il loro studio clinico, il primo del genere, sul New England Journal of Medicine, la più prestigiosa rivista medica al mondo.

L'eccesso di grasso addominale è, di solito, associato ad una ridotta capacità dell'insulina di regolare il metabolismo del glucosio e dei lipidi (chiamata insulino-resistenza), ad uno stato pro-infiammatorio e ad elevati livelli di pressione arteriosa che sono potenti fattori di rischio per l'insorgenza di diabete mellito di tipo II, infarto del miocardio e ictus cerebrale - spiega Luigi Fontana, coautore dello studio e oggi ricercatore presso l'Istituto Superiore di Sanità. Un tempo si pensava - va avanti il ricercatore - che il grasso fosse un deposito inerte delle calorie introdotte in eccesso al fabbisogno corporeo. Negli ultimi anni si è invece dimostrato che l'eccessivo accumulo di grasso nelle cellule del tessuto adiposo innesca la produzione di svariate molecole che agiscono a distanza promuovendo lo sviluppo della malattia cardiovascolare e del diabete mellito tipo II.

L'esperimento, che è consistito nell'asportazione chirurgica di buona parte del grasso addominale sottocutaneo, ha dimostrato l'inefficacia della liposuzione come potenziale trattamento clinico delle complicazioni dell'obesità. Questo studio conferma - continua Fontana, autore di un recente studio sui benefici delle diete ipocaloriche pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Science - che solo un bilancio energetico negativo, ottenuto mediante una riduzione dell'introito calorico e/o un costante esercizio fisico, è in grado di ridurre efficacemente il rischio cardiovascolare, agendo su tutti i tessuti del nostro organismo.

Numerosi studi hanno dimostrato che se i pazienti avessero perso con la dieta la medesima quantità di grasso da noi rimossa con la liposuzione - afferma Samuel Klein, della Washington University, il primo autore e coordinatore dello studio - che è risultata esser pari al 20% della loro massa grassa totale, avrebbero ottenuto spiccati miglioramenti dell'insulino-resistenza e dei maggiori fattori di rischio cardiovascolari.


I ricercatori hanno arruolato per il loro studio 15 donne obese , otto delle quali con una normale tolleranza glucidica e sette affette da diabete di tipo II. Le hanno studiate prima dell'intervento di liposuzione e a distanza di 10-12 settimane dall'intervento medesimo, stando attenti a far sì che mantenessero costante il loro peso, per eliminare gli effetti confondenti sui parametri misurati di un cambiamento del bilancio energetico. Con l'intervento di liposuzione, gli studiosi hanno rimosso gran parte del grasso addominale sottocutaneo, ovvero quello che copre i muscoli addominali, ma non quello viscerale, cioè il grasso profondo localizzato al di sotto dei muscoli, tra gli organi dell'addome. Hanno, quindi, misurato la sensibilità all'insulina del fegato, del muscolo e del tessuto adiposo per mezzo di una sofisticata metodica, chiamata clamp euglicemico iperinsulinemico che, mediante infusione costante di glucosio, dosi crescenti d'insulina e altri traccianti non radioattivi, permette di valutare la resistenza tissutale all'insulina. Hanno anche misurato i livelli di colesterolo, dei trigliceridi, la pressione arteriosa e i principali markers infiammatori. Nessuna di queste variabili, tuttavia, è risultata esser migliorata dall'intervento di liposuzione. A mio parere non esistono scorciatoie - conclude Fontana - se vogliamo vivere a lungo e in buona salute dobbiamo mangiare di meno, migliorare la qualità dei cibi che introduciamo e fare più esercizio fisico.
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Nota - L'indice di massa corporea (IMC o BMI dall'inglese Body Mass Index) si calcola dividendo il peso in chilogrammi di una persona per il quadrato della sua altezza. E' considerato normale un IMC compreso tra 18,5 e 25. Se il proprio IMC è inferiore a 18,5 si è sottopeso, se risulta compreso tra 25 e 30 significa che si è in sovrappeso, mentre un IMC superiore a 30 indica obesità.