Comunicato N° 26/2003 Tabacco: i denti dei bimbi fanno la spia su quanto fumano mamma e papà

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Attraverso i denti è oggi possibile quantificare il grado d’esposizione al fumo passivo nei bambini sin dalla vita fetale. E’ questo il risultato di una nuova metodica messa in atto dai ricercatori dell’Iss
La concentrazione di nicotina, contenuta nei denti da latte, consente di conoscere l’esposizione al fumo che i bambini subiscono dalla vita nel grembo della mamma fino ai sette - otto anni d’età. E’ quanto dimostra la ricerca, pubblicata oggi sul Journal of the American Medical Association (JAMA), coordinata da Simona Pichini, ricercatrice dell’Istituto superiore di sanità, in collaborazione con Garcìa-Algar dell’Hospital del Mar di Barcellona e con l’Institut Municipal d’Investigaciò Medica di Barcellona.
Fino ad oggi – afferma Simona Pichini - le ricerche sono state condotte sui capelli piuttosto che sul sangue o sulle urine; queste metodiche hanno, però, consentito di rilevare la concentrazione di nicotina solo per alcuni mesi. Le indagini eseguite sui denti, invece - va avanti l’esperta, coautrice anche di una guida pratica per smettere di fumare durante la gravidanza, pubblicata recentemente in Spagna - hanno permesso l’anamnesi dei livelli di nicotina a partire dalla vita intrauterina e fino ai sette, otto anni di vita dei bambini. Questo perché la sostanza comincerebbe ad annidarsi all’interno del dente sin dall’inizio della gravidanza della mamma e continuerebbe ad accumularsi fino al momento della caduta spontanea dei denti da latte. I denti da latte, in sintesi, funzionerebbero come dei registratori in grado di ricordare per diversi anni quanta nicotina un bambino è stato costretto ad assimilare.
Oltre a mettere un punto fermo sulla realtà del rischio indotto dal fumo passivo, questo studio apre anche nuovi orizzonti: Grazie a questa sorta di cartina al tornasole, fornita dall’esame sui denti da latte, potremmo in futuro correlare l’assorbimento passivo da nicotina al rischio di sviluppare patologie dovute al tabacco - aggiunge Pichini.
La ricerca è stata condotta a Roma su un campione di 35 bambini della scuola elementare Gianni Rodari, di cui 19 maschi e 16 femmine, figli di fumatori e non. A tutti loro è stato chiesto di donare un dente da latte, così da poterne misurare la concentrazione di nicotina.
Si è in tal modo potuto osservare che i denti dei bambini, nati dopo una gravidanza in cui la madre non ha smesso di fumare, presentano un accumulo di nicotina maggiore più del doppio rispetto a quella riscontrata nei figli di gestanti non fumatrici. Laddove, invece, la mamma abbia interrotto il vizio durante la gravidanza per riprenderlo subito dopo o sia stato il papà a fumare in casa, la concentrazione di nicotina registrata è comunque elevata.
In generale, l’assorbimento di nicotina nei denti di un bambino che cresce con la fortuna di vivere in un ambiente dove nessuno consuma tabacco esprime un valore soglia minimo (15 nanogrammi), per scendere al di sotto del quale sarebbe necessario non vivere affatto in città. Statisticamente significativi, invece, sono risultati i valori di coloro che sono costretti, in qualche modo, a subire negli anni il fumo passivo.