Comunicato n° 8/07 - CVD 2007, invariato il trend delle positività, individuati nuovi metodi per rilevare il doping genetico e ottimizzata la rete dei controlli con nuovi laboratori

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Comunicato n° 8/07 - CVD 2007, invariato il trend delle positività, individuati nuovi metodi per rilevare il doping genetico e ottimizzata la rete dei controlli con nuovi laboratori
Oltre 1500 controlli su tutte le Federazioni sportive escluse le serie A e B di tutti gli sport praticati e per la prima volta anche su tutti gli Enti di promozione sportivi, 84 ricerche finanziate, programmata l’apertura di laboratori regionali antidoping. Questi i principali risultati dell’attività della Commissione per la vigilanza e il controllo sul doping per la tutela della salute e delle attività sportive del Ministero della Salute (CVD) presentati oggi all’Istituto Superiore di Sanità in occasione del IV Convegno nazionale sul doping. In particolare, il 2,4% degli atleti sottoposti a controllo dalla Commissione è risultato positivo ai test antidoping confermando la stabilità del dato rispetto all’anno precedente e inoltre dalle ricerche finanziate dalla Commissione è stato valutato un nuovo metodo per rilevare la presenza di doping genetico nel sangue periferico.
L’attività di controllo
Trentasette atleti sono risultati positivi ai test antidoping effettuati nel corso del 2006 dalla Commissione che ha esaminato lo scorso anno 363 eventi sportivi per un totale di 1511 atleti con una media di 33 controlli mensili.
Osservando il trend delle positività tra il 2003 e il 2006 si nota che nonostante l’aumento dei controlli effettuati, i valori percentuali di positività sono rimasti pressoché inalterati, passando dal 2,7% del 2003 al 2,4 del 2006.
Dei 37 sportivi positivi ai test, pari al 2,4% del totale di tutti quelli esaminati, 34 sono risultati positivi ad una sola sostanza e tre a due sostanze. Tra le varie classi di sostanze, la più diffusa è stata quella dei cannabinoidi (32,5%), seguita dagli stimolanti e dai diuretici (20%), dai corticosteoridi (10%), dagli anabolizzanti (7,5%), dalle sostanze attive sul sistema ormonale quali la hCG – gonadotropina corionica (5%) e i betablocanti e gli antiestrogeni (2,5%). Dei 363 eventi sportivi controllati (il 99% fatti su eventi in gara
), 337 (pari al 93%), sono stati condotti sulle Federazioni Nazionali Sportive; quattro (1%) sulle Discipline associate e 22 (6%) sugli Enti di promozione sportiva. La ripartizione per appartenenza geografica degli atleti ha mostrato che la metà dei controlli si è svolta nelle regioni del Nord, il 30% in quelle del Centro Italia e circa il 20% nelle regioni del Sud e nelle isole. Le Federazioni più controllate sono state il calcio (44), il ciclismo (32), la pallacanestro e il nuoto (30). Maggiori positività sono state riscontrate nel rugby, nella pallavolo, nel ciclismo e poi nella pallacanestro, nel calcio e nel nuoto. L’analisi per genere evidenzia che la maggioranza dei controlli è avvenuta in competizioni maschili (69,3% dei controlli sono stati fatti sugli uomini - 30,7% sulle donne), mentre quasi tutti i casi di positività riguardano gli uomini, con una positività maschile del 3,2% e una femminile dello 0,6% (su 464 donne esaminate solo quattro sono state positive). La comparazione sull’uso di sostanze tra maschi e femmine mostra che nelle atlete era più frequente la presenza di cocaina e diuretici.
L’attività di ricerca
Sono stati 84 i progetti della CVD finanziati tra il 2002 e il 2006. Tra i principali risultati conseguiti:
- una ricerca condotta dal Dipartimento di Clinica e Terapia medica Applicata dell’Università di Roma La Sapienza ha individuato microsatelliti che sono stati validati per ricercare DNA estraneo nel sangue periferico degli atleti e rilevare così la potenziale presenza di doping genetico;
- uno studio sull’individuazione di valori di riferimento specifici a seconda del sesso, dell’età e dal tipo di sport praticato dagli atleti, condotta dal Dipartimento del Farmaco dell’Istituto Superiore di Sanità, per consentire una interpretazione più precisa, attraverso metodi indiretti, dell’uso dell’ormone della crescita umano vista la difficoltà attuale di distinguere quello naturalmente presente nell’organismo da quello assunto a scopo di doping;
- tra le ricerche rivolte all’informazione sui temi del doping, un’indagine condotta sugli adolescenti dal Dipartimento di Psicologia dell’Università “La Sapienza” di Roma ha evidenziato che gli adolescenti di sesso maschile più costantemente dediti allo sport sono più propensi a utilizzare sostanze per aumentare la performance sportiva;
- un’altra indagine dell’Università degli Studi di Roma di Tor Vergata ha invece rivelato che su 921 giovani di età compresa fra 12 e 19 anni nelle scuole romane è emerso che pur essendo una conoscenza acquisita il fatto che il doping sia dannoso per la salute, c’è poca consapevolezza di cosa siano le sostanze dopanti.
I laboratori antidoping
Programmata l’apertura di laboratori antidoping regionali, in collaborazione con la Commissione di vigilanza sul doping con l’obiettivo non solo di controllare che gli atleti non assumano sostanze proibite, ma anche di fare prevenzione e valutare il loro stato di salute. I laboratori di biochimica clinica, monitorando i parametri biochimici, potranno stabilire quali siano i valori normali e quali quelli che, oltre a far sospettare un uso di sostanze vietate, mettono in pericolo la salute dell’atleta.