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Comunicato n° 9/2004 - Sicurezza stradale



L'ISS presenta oggi, nella Giornata Mondiale della Salute, dedicata dall'OMS alla sicurezza stradale, un decalogo volto a proteggere i bambini dai pericoli della strada, a piedi, in bici e in automobile.


Ogni anno in Italia circa 7.500 persone muoiono vittime di incidenti stradali. Oltre 20mila sopravvivono riportando una grave invalidità. E 15 miliardi sono gli euro spesi per fronteggiare i costi sociali e sanitari della sicurezza stradale. Sono questi i risultati dell'indagine DATIS (Dati Incidenti Stradali), condotta dai ricercatori dell'Istituto Superiore di Sanità e illustrati da Franco Taggi, direttore del Reparto Ambiente e Traumi dell'ISS, intervenuto oggi alla conferenza stampa organizzata dall'Oms in occasione della Giornata Mondiale della Sicurezza Stradale. Tra gli uccisi dalla strada, l'ISS ha contato anche circa 19mila bambini dal 1969 al 2000. Cifre che segnano solo la punta di un iceberg, perché 55mila, sempre nello stesso periodo, sono i bimbi rimasti gravemente invalidi, mentre più di 350mila sono stati ricoverati e circa 1.500.000 sono dovuti ricorrere alle prestazioni di un Pronto Soccorso.

In pratica, ogni anno 170 bambini muoiono a causa di incidenti stradali, con un rapporto di mortalità tra maschi e femmine strettamente legato all'età dei soggetti. Appena nati le differenze sono minime, ma crescendo i comportamenti più "audaci" dei maschi li espongono a un maggior rischio di mortalità, facendo sì che i tassi di mortalità dei bambini tra 1 e 10 anni siano il triplo rispetto a quelli delle bambine della stessa età. Nell'insieme si calcola che dal '69 al 2000 siano morti circa 500 neonati con meno di un anno di vita, 4.361 bambini tra 1 e 4 anni, 6.300 di età compresa tra 5 e 9 anni e più di 7.600 in età pre-adolescenziale (10-14 anni).

Il quadro generale, tuttavia, registra un trend in diminuzione. Complessivamente nel 1969 su 100mila bambini morti, ben 8 decessi erano causati da incidenti stradali. Oggi se ne contano solo 2, con una riduzione del 74,7%. Un calo consistente, dunque, soprattutto se paragonato alla media generale dei tassi di mortalità per incidente stradale, che registra una diminuzione del 51%. Molto, dunque, è stato fatto - afferma Franco Taggi- ma molto ancora si può fare. Proprio per questo motivo abbiamo pensato di elaborare 'Il decalogo della sicurezza stradale del bambino', una guida che suggerisce le istruzioni ai genitori da seguire per preservare la vita dei loro bambini in auto, in moto e, in generale, sulla strada.

Fondamentale è che ogni bambino acquisisca, sin dai primi anni, comportamenti idonei a proteggerlo efficacemente dai rischi della strada - va avanti il ricercatore -. "I genitori, inoltre, non dovrebbero mai dimenticare di trasportare i loro bambini negli appositi seggiolini, evitando di posizionarli davanti, al lato del conducente, quando l'auto è equipaggiata con airbag. Proprio i seggiolini, infatti, sono risultati essere tra i principali fattori in grado di diminuire sensibilmente la probabilità di morte o di lesione grave per i bimbi che li utilizzano. La ricerca da noi condotta mostra come il rischio di riportare lesioni mortali si riduce dell'80% per i bambini che vengono sistemati con questi dispositivi di sicurezza rispetto a coloro che non lo sono.

Il problema della sicurezza stradale coinvolge ovviamente anche gli adulti. Ed è per questo - conclude Taggi -che abbiamo accompagnato il decalogo dei bambini con una serie di consigli per una guida più sicura per tutti: evitare di guidare quando si è stanchi, mantenere una costante distanza di sicurezza, utilizzare sempre la cinture e il telefonino con l'auricolare, quando non è possibile evitarne l'uso. Piccoli accorgimenti, insomma, che spesso valgono però a salvare una vita.