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Comunicato n. 20/2004 - Infezioni ospedaliere e antibiotico-resistenza



Polmoniti, setticemie e infezioni associate a catetere venoso: queste le principali infezioni che colpiscono ogni anno in media 10 italiani su cento ricoverati. L'ISS presenta oggi la mappa nazionale delle infezioni batteriche gravi contratte in ospedale e nella popolazione generale, iniziativa unica in Italia e in Europa, finanziata dal Ministero della Salute e da Pfizer Italia, condotta già su 6mila pazienti. Uno strumento per utilizzare più efficacemente i farmaci esistenti e pianificare strategie di ricerca e controllo.

In Italia circa 500mila pazienti su 9 milioni e mezzo di ricoverati l'anno sono affetti da un'infezione contratta in ospedale. Vale a dire che una percentuale compresa tra il 5 e il 17% dei pazienti ospedalizzati si ammala ogni anno di un'infezione e il 3% ne muore. Polmoniti, setticemie e infezioni da catetere, le più diffuse. Su 4mila di queste infezioni, più della metà (2.365) sono causate solamente da 3 specie batteriche: Pseudomonas aeruginosa, Staphylococcus aureus ed Escherichia coli, resistenti o refrattarie ad antibiotici di ampio spettro. E' questa la fotografia scattata dal primo Progetto Nazionale per la sorveglianza delle infezioni batteriche gravi in ambito comunitario e ospedaliero, condotto in 50 centri ospedalieri e coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità, con la supervisione di un Comitato Scientifico, che rappresenta la Federazione delle Società Italiane di Microbiologia. Il tutto grazie a un cofinanziamento del Ministero della Salute e della Pzifer Italia. Un progetto nato nella linea delle collaborazioni pubblico-privato, mirate ad affrontare i grandi temi della sanità pubblica, cui ha dato grande impulso il MInistro della Salute Girolamo Sirchia. I risultati del Progetto sono presentati oggi in ISS nel corso di una conferenza stampa.

Si tratta del più ampio studio multicentrico sulle infezioni batteriche e le relative antibiotico-resistenze mai realizzato prima né in Italia né in Europa - afferma Enrico Garaci, presidente dell'ISS - ma anche dell'anticipazione dei risultati di un progetto in cui un'industria privata si impegna per la prima volta al fianco della sanità pubblica nell'approccio a un problema di grande impatto per la salute degli italiani, come quello della diffusione dei batteri coinvolti in gravi patologie infettive e l'analisi degli antibiotici a cui sono resistenti. Il Progetto, va avanti Garaci, che ha preso finora in considerazione 6mila pazienti, prevede l'isolamento entro quest'anno, di circa 10mila ceppi batterici che causano malattie in altrettanti pazienti. Vi partecipano circa 50 Laboratori di microbiologia clinica ospedaliera distribuiti su tutto il territorio nazionale e coordinati da 3 laboratori di riferimento: uno a Genova diretto dal Prof. Gian Carlo Schito (Università di Genova), uno a Roma diretto dal Prof. Giovanni Fadda (Università Cattolica) e uno a Catania diretto dal Prof. Giuseppe Nicoletti (Università di Catania). Grazie a questo studio conosciamo con precisione le cause di queste infezioni e oggi possiamo sapere quali tra i farmaci esistenti sono in grado combattere meglio queste infezioni, di impiegarli in modo più mirato in attesa di nuovi farmaci e vaccini.

Il 43% dei soggetti da noi studiati sono entrati in ospedale per curare un'infezione batterica grave, ma oltre la metà del campione (57%) l'ha contratta durante il periodo di degenza, mentre era in cura per altre patologie - spiega Antonio Cassone, Direttore del Dipartimento Malattie Infettive, Parassitarie e Immunomediate dell'ISS -. Si tratta per lo più di uomini (61% contro il 41% delle donne) che, al momento della diagnosi, hanno un età che va dai 50 ai 70 anni. Le infezioni, inoltre, risultano distribuite con un'incidenza diversa in tutto il Paese: La distribuzione geografica delle infezioni studiate vede al primo posto il Sud e le isole (con il 48% dei pazienti ammalatisi in ospedale), seguito dal Nord (30%) e dal Centro (22%) - spiega ancora Cassone - La ricerca ha rivelato inoltre che circa la metà delle patologie più gravi come la sepsi, le polmoniti, le infezioni da catetere, erano provocate da tre specie di batteri resistenti a molti antibiotici e per i quali non c'è ancora un vaccino. Quest'ampia analisi ci suggerisce, dunque, di migliorare la diagnosi rapida delle infezioni, per la quale oggi disponiamo di tecnologie adeguate ma ancora poco usate, e di impegnarci di più nella ricerca di nuovi farmaci, sfruttando le nuove conoscenze genomiche e proteomiche, che portano allo sviluppo di nuovi approcci terapeutici come i vaccini e le immunoterapie.

Da questa ricerca - dichiara Giuseppe Nicoletti, Ordinario di microbiologia dell'Università di Catania - possiamo comunque trarre alcune conclusioni su come trattare meglio i pazienti, tentando di risolvere il problema dell'antibioticoresistenza. Le ragioni dell'aumentata resistenza, infatti, sono principalmente due. Più del 50% degli antibiotici usati per le infezioni del tratto respiratorio sono impiegati per malattie causate da virus - continua Nicoletti - e quindi si tratta di un cattivo impiego delle terapie, mentre il 20% del fallimento della terapia è causata da una scarsa adesione agli schemi terapeutici da parte dei pazienti. E così più dell'80% di quest'ultimi sono ormai resistenti a un antibiotico di largo uso e di ampio spettro come l'oxacillina e solo per alcuni ceppi di batteri esiste il corrispondente vaccino. Fondamentale, dunque, sia per evitare l'insorgenza di nuove resistenze che la diminuzione dell'efficacia delle cure antinfettive, rimane l'uso mirato delle terapie antibiotiche, evitandone soprattutto l'abuso.