2023 - Genetica comportamentale nell’infanzia e nell’adolescenza

È noto che il comportamento e le caratteristiche personologiche sono il risultato di una complessa interazione tra fattori genetici ed esperienze ambientali acquisite soprattutto nell’età dello sviluppo. Ne consegue che, in genere, soltanto in presenza di particolari esposizioni o eventi nella vita dell’individuo, la predisposizione innata è in grado di svolgere un ruolo eziologico nella salute mentale.
Esistono numerosi studi sui gemelli, condotti in diversi Paesi e contesti culturali, che forniscono stime ben precise sul peso relativo di geni e ambiente nell’espressione di vari tratti del comportamento e della personalità. Tuttavia, molto più sporadiche sono le evidenze disponibili riguardo ai meccanismi con cui l’ambiente potrebbe modificare la componente genetica di questi tratti. Studi del genere, infatti, implicano la formulazione di ipotesi di cui non sempre è facile sostenere la plausibilità. Inoltre, tali studi chiamano in causa strumenti metodologici raffinati, i quali, a loro volta, richiedono elevata potenza statistica, che difficilmente le indagini sui gemelli riescono a garantire. In tale ottica, il RNG conduce studi il cui obiettivo principale è chiarire come i fattori genetici, le esperienze ambientali ed il contesto socio-culturale interagiscano, durante l’età dello sviluppo, nel modellare alcune caratteristiche del comportamento e della personalità, e quindi nel favorire il benessere psicologico oppure gli stati patologici. La raccolta dati è principalmente basata su questionari auto-somministrati, tra i quali la Child Behaviour Checklist (CBCL/6-18) e lo Youth Self-Report (YSR/11-18) per la valutazione delle caratteristiche del comportamento.
Nell’ambito di questa linea di ricerca, il RNG si è recentemente occupato delle relazioni della disregolazione emotiva (Emotional Dysregulation, ED) con il disturbo di “iperattività e deficit dell’attenzione” (Attention Deficit/Hyperactivity Disorder, ADHD) e la cosiddetta “sindrome da disimpegno cognitivo” (Cognitive Disengagement Syndrome, CDS). Quest’ultima condizione è caratterizzata da lentezza mentale, sonnolenza, distrazione, stanchezza e difficoltà di iniziativa, ed è distinta dall’ADHD sia a livello clinico che neuropsicologico. Analizzando i dati raccolti tramite la CBCL su 400 coppie di gemelli di età 8-18 anni arruolati nel RNG, è stato possibile dimostrare che l’ADHD e la CDS condividono una forte base genetica con l’ED. Ciò suggerisce l’importanza di un monitoraggio dei sintomi tipici del disturbo di iperattività e deficit dell’attenzione e della sindrome da disimpegno cognitivo nei soggetti con disregolazione emotiva e nei loro familiari.
Scaini S, De Francesco S, Giani L, Battaglia M, Medda E, Fagnani C. Exploring the Relationship of Cognitive Disengagement Syndrome and Attention Deficit/Hyperactivity Disorder with Emotional Dysregulation: A Twin Study in Childhood and Adolescence. Methods Protoc. 2025 Aug 11;8(4):94. doi: 10.3390/mps8040094. PMID: 40863744; PMCID: PMC12388083.
Immagine di Antonio Arnofi
