Telefono Verde AIDS e Infezioni Sessualmente Trasmesse: quasi 800mila chiamate in 31 anni di attività

ISS, 20 marzo 2019

Sono soprattutto maschi, eterosessuali e hanno tra i 20 e i 39 anni

Dal 1987 al 2018 gli esperti del Telefono Verde AIDS e IST hanno risposto in totale a 791.653 telefonate provenienti prevalentemente da persone di sesso maschile (75,7%). L’età degli utenti si colloca prevalentemente nella fascia compresa tra i 20 e i 39 anni (76,7%); il gruppo maggiormente rappresentato è costituito da persone che dichiarano di aver avuto rapporti eterosessuali (57%); le telefonate pervengono per lo più dalle Regioni del Centro Italia. Il numero totale dei quesiti formulati è di 2.178.065 riguardanti soprattutto: modalità di trasmissione delle IST (27,8%); informazioni sugli esami diagnostici e nello specifico sul test HIV (25,4%); aspetti psico-sociali (13,3%).

Le richieste di contenuto legale spaziano dalle questioni previdenziali e assistenziali (invalidità, pensioni, accesso alle agevolazioni di cui alla legge 104/92) alle difficoltà di accesso alle cure sul territorio (sia da parte di cittadini italiani che di stranieri) o in occasione di trasferte e trasferimenti all’estero. Molto frequenti le richieste di assistenza su problematiche relative alla violazione della riservatezza, sia sul lavoro che in altri ambiti (scuola, strutture sportive e ricreative). Tra queste, si segnala in particolare il recente aumento di segnalazioni da parte di persone che sono state selezionate per partecipare a reality show o programmi di cucina e alle quali le società di produzione hanno chiesto di presentare certificazioni mediche comprendenti il test HIV. Tale prassi è del tutto immotivata e contrastante con le disposizioni della Legge n. 135/1990. Lo stato sierologico delle persone che partecipano a qualunque titolo a questi programmi non può essere oggetto di indagine, diretta o indiretta, da parte degli organizzatori.

A partire dal 1995, viene rilevata anche la nazionalità degli utenti che afferiscono al Servizio. Ad oggi, il numero delle telefonate provenienti da persone non italiane è pari a 4.959, di cui il 67,3% è effettuato da persone di sesso maschile. La classe di età maggiormente rappresentata va dai 20 ai 39 anni (81,8%). Le aree geografiche di provenienza degli utenti stranieri sono nell’ordine: Unione Europea (27,3%), Africa (27,0%), America (23,9%), Europa non UE (13,5%), Asia (8%), Oceania (0,2%). Per 4 (0,1%) utenti non è stato possibile individuare la provenienza.

Dal 2008, il TV AIDS e IST coordina il Network Italiano ReTe AIDS composto attualmente da 18 Servizi di HIV/AIDS/IST counselling telefonico, appartenenti a strutture pubbliche e non governative, presenti in diverse Regioni del Nord, Centro e Sud Italia. La ReTe AIDS, nel corso del tempo, ha condiviso i contenuti tecnico-scientifici inerenti l’HIV, l’AIDS e le IST, le modalità comunicativo-relazionali relative all’intervento di counselling telefonico, la maschera di data-entry che consente, in forma anonima, di archiviare i dati delle telefonate provenienti da tutti i Servizi di HIV/AIDS/IST counselling telefonico coinvolti nel Network. Nell’anno 2018, sono pervenute al Network ReTe AIDS un totale di 19.619 telefonate, rispettivamente 12.776 al TV AIDS e IST dell’ISS e 6.843 telefonate agli altri Servizi della ReTe AIDS.

Il Telefono Verde AIDS e Infezioni Sessualmente Trasmesse (TV AIDS e IST) – 800.861.061 – dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) è un Servizio Nazionale, anonimo e gratuito, co-finanziato periodicamente anche dal Ministero della Salute, collocato all’interno dell’area “Comunicazione” dell’Unità Operativa Ricerca psico-socio-comportamentale, Comunicazione, Formazione (UO RCF) del Dipartimento Malattie Infettive (DMI) dell’ISS.

Il TV AIDS e IST, svolge, dal lunedì al venerdì, dalle ore 13.00 alle ore 18.00, attività di counselling telefonico per la prevenzione dell’infezione da HIV, dell’AIDS e delle IST, oltre che in italiano anche in inglese. Da luglio 2014 in occasione del Semestre di Presidenza Italiana in Europa, è stata aperta una finestra oltre confine. È stato, infatti, attivato il contatto Skype “uniticontrolaids” che assicura a coloro i quali non vivano in Italia, di raggiungere gli esperti del TV AIDS e IST nella fascia oraria 14.00 – 17.00 del lunedì e del giovedì.  Nel 2018, allo scopo di facilitare la popolazione sorda nell’accesso ad informazioni scientifiche e aggiornate relativamente alle IST, è stato istituito un nuovo Servizio email tvalis@iss.it loro dedicato, che affianca il TV AIDS e IST.

Odontoiatria pubblica e HIV: più formazione per relazionarsi col paziente

a cura di Matteo Schwarz – Unità Operativa “Ricerca psico-socio-comportamentale, Comunicazione, Formazione”, Dip. Malattie Infettive, ISS

L’accesso alle cure odontoiatriche delle persone con HIV o con altre patologie infettive costituisce da sempre un tema particolarmente sensibile, specie in un Paese come il nostro, in cui l’odontoiatria è per lo più praticata in ambito privato e i pochi ambulatori pubblici operanti sul territorio si trovano, nell’attuale contingenza, a fronteggiare drastici tagli nel finanziamento dei servizi e del personale sanitario.

Eppure l’odontoiatra può svolgere un fondamentale ruolo nella diagnosi e nella gestione di importanti patologie, anche infettive.

Troppo spesso, invece, si registrano prassi che vedono, da un lato, la raccolta e l’uso improprio dei dati sanitari, ad esempio attraverso moduli e formulari per anamnesi odontoiatrica, somministrati in fase di accettazione da personale anche non sanitario e, dall’altro, un atteggiamento da parte di odontoiatri e assistenti diffidente o discriminatorio, soprattutto nei riguardi della persona con HIV, nonostante tutte le disposizioni sanitarie e deontologiche che regolano l’esercizio dell’attività professionale.

Consapevole dell’esistenza di tale problema, l’Unità Operativa Ricerca psico-socio-comportamentale, Comunicazione, Formazione (UO RCF) del Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, già nel 2014 ha costituito un Gruppo di lavoro multi-professionale denominato “Odontoiatria Pubblica e Malattie Infettive”.

Si tratta di una Rete, coordinata dall’ISS e composta da infettivologi, odontoiatri di ambulatori pubblici di tutto il territorio nazionale, psicologi esperti in comunicazione/formazione, rappresentanti del Ministero della Salute e delle Regioni.

Gli esperti, in una serie di incontri, hanno tracciato le linee di sviluppo di uno studio dal titolo “Odontoiatria pubblica e HIV: punti di forza e criticità”, avente ad oggetto l’individuazione delle maggiori criticità nella gestione del paziente con problematica infettiva e la creazione di un ambiente sanitario accogliente, nel rispetto delle più avanzate linee guida internazionali e nazionali vigenti.

All’interno dello studio, è stato messo a punto un questionario per il rilevamento dei bisogni formativi di tutta l’équipe odontoiatrica, che attraverso la Rete è stato somministrato ad operatori odontoiatrici operanti su tutto il territorio nazionale.

Sui risultati dei dati emersi dai questionari è stato poi possibile realizzare un Corso di formazione/aggiornamento presso l’ISS (tenutosi il 6-7 dicembre 2016) rivolto agli odontoiatri e agli assistenti di poltrona che operano all’interno di strutture odontoiatriche pubbliche.

In totale sono stati raccolti 238 questionari, di questi 3 non sono stati compilati per diniego del consenso da parte degli operatori intervistati; pertanto l’analisi dei dati si riferisce a 235 questionari provenienti per il 59,2% dal Nord Italia, il 26,9% dal Centro, l’11% dal Sud e dalle Isole e per il 2,9% il dato è mancante.

La maggior parte degli odontoiatri intervistati lavora prevalentemente o esclusivamente all’interno di Servizi di odontoiatria facenti capo alle ASL, spesso in servizi odontoiatrici ospedalieri e in poliambulatori.

Dai dati raccolti, è emerso che molti operatori, ancorché formati adeguatamente circa la gestione della persona con patologia infettiva, esprimono un diffuso bisogno formativo finalizzato a mettere a punto adeguati strumenti comunicativo-relazionali che permettano di condurre efficacemente la relazione con l’assistito, in particolare in presenza di pazienti con difficoltà di gestione emotiva della relazione col sanitario o di persone straniere che non parlano o parlano poco l’Italiano.

E’ significativo che l’82,5% degli intervistati abbia dichiarato di credere che un miglioramento delle capacità comunicativo-relazionali possa evitare situazioni di conflittualità col paziente infettivo.

Anche l’esigenza di ricevere un aggiornamento più continuo sugli aspetti tecnici dell’assistenza al paziente con patologia infettiva è emersa in un numero significativo di casi, come pure il bisogno di tempistiche più adeguate ad una corretta presa in carico di questo gruppo di pazienti.

 

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