Epatite E: presentati in ISS i dati del sistema epidemiologico integrato dell’epatite virale acuta

ISS, 28 maggio 2019

Dal 2007 al 2019 sono stati registrati in Italia 357 casi di Epatite E (280 maschi e 70 femmine) tra cui 253 casi autoctoni e 104 casi importati.

Lo evidenziano i dati presentati dal Sistema di Sorveglianza dell’ISS (SEIEVA) presentati oggi in ISS nell’ambito del Workshop del Centro Nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie 2016 (CCM) del Ministero della Salute sul Progetto “Epatite E, un problema emergente in sicurezza alimentare: approccio One Health per la valutazione del rischio”.

Il Progetto CCM è stato sviluppato con il Dipartimento Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico della Regione Siciliana e il coordinamento scientifico dell’Istituto Superiore di Sanità per incrementare le conoscenze sulla diffusione del Virus HEV attraverso informazioni trasversali provenienti dagli studi sulla virologia ambientale, veterinaria e alimentare.

I dati confermano che la maggiore causa di infezione da Epatite E – afferma la Dottoressa Maria Elena Tosti del Centro Nazionale Salute Globale (ISS) – proviene dal consumo di alimenti considerati a rischio come i frutti di mare crudi o poco cotti (21,08%) carne di maiale cruda o poco cotta (68,6 %) salsicce di maiale (69,9%), carne di cinghiale cruda o poco cotta (14,5%), salsicce di cinghiale (40,0%) e altra selvaggina (23%) e che solo il 31,1 % riguarda i contagi provocati da viaggi in zone endemiche.

L’OMS stima che annualmente siano 20 milioni le infezioni nel mondo con 3 milioni di casi acuti e circa 60.000 morti l’anno, un trend  in aumento anche a livello europeo per quanto riguarda le infezioni autoctone.

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