Caregiver, una figura sempre più centrale nell’assistenza al paziente

ISS, 24 Giugno 2019 –

In Italia, secondo dati ISTAT, sono 8,5 milioni (il 17,4% della popolazione) i caregiver, ovvero i professionisti che si che si prendono cura di una persona che per malattia, infermità o disabilità, croniche o degenerative, non è autosufficiente, necessita di un’assistenza totale e continua di lunga durata o è titolare di un’indennità di accompagnamento. In alcuni casi, i caregiver sono gli stessi famigliari del paziente: in Italia 7,3 milioni (il 14,9%).

Proprio alla figura del caregiver è dedicato il convegno che si svolge oggi in ISS, organizzato dal Centro Nazionale Tecnologie Innovative in Sanità Pubblica (CNTISP) e dall’Associazione Scientifica per la Sanità Digitale (ASSD): “La figura del caregiver: tecnologie e ausili per migliorare la qualità della vita”.

“Negli ultimi anni è stato riconosciuto che il pieno coinvolgimento del caregiver nell’assistenza – dichiara Mauro Grigioni, responsabile del CNTISP – favorisce l’inclusione del paziente e ne migliora la qualità di vita, tanto che la figura del caregiver è stata riconosciuta dal punto di vista legislativo: la legge di Bilancio 2018 ha infatti istituito un fondo di 20 milioni di euro l’anno per il triennio 2018-2020”.

Il Convegno si propone di fare il punto di tutte le problematiche che quotidianamente vengono affrontate non solo dai pazienti ma anche da chi li assiste, nella consapevolezza che la “presa in carico” di una persona non si limita alla gestione di una patologia, ma si estende alla qualità di vita a 360°.

“Di grande rilevanza in questo ambito – va avanti l’esperto – è la valutazione della fruibilità delle tecnologie da parte non solo dei pazienti, ma anche dei caregiver, in modo che tali ausili tecnologici assolvano in pienezza al loro compito, che è quello di rendere la vita un po’ più semplice alle persone con disabilità, favorirne l’integrazione e promuoverne l’autonomia”.

Età dei caregiver e ore dedicate all’assistenza

I dati dell’indagine ISTAT rivelano che il 18,5 % dei caregiver di professione ha dai 15 anni in su, il 17,4% si trova tra i 65 e i 74 anni, il 14,1% ha più di 65 anni mentre il 10,4% ha più di 75 anni. Leggermente più basse le percentuali di chi è caregiver dei propri parenti: il 16,1% ha un’età che va dai 15 anni in su, il 14,1 % ha tra i 65 e 74 anni, l’11,5% ha oltre 65 anni e l’8, 4% supera i 75 anni. In generale, le classi di età maggiormente impegnate nel fornire assistenza sono quelle comprese tra i 45 e i 54 anni (il 24,9% è caregiver e il 22% lo è nei confronti dei propri familiari) e tra i 55 e i 64 anni (il 26,6% è caregiver, il 22,9% si dedica all’assistenza familiare).

Sempre secondo l’ISTAT, le principali caregiver sono le donne di età compresa tra 45 e 64 anni e che nel 60% dei casi hanno dovuto abbandonare la loro attività lavorativa.

Quanto all’attività di assistenza, il 53,4% vi dedica meno di dieci ore a settimana, mentre il 25,1% supera le 20 ore e il 19, 8% svolge attività di assistenza per almeno dieci ore a settimana. Chi vi dedica più tempo ha in genere un livello di istruzione basso.

Il dato regionale evidenzia che il numero più alto di caregiver è in Friuli Venezia Giulia (20,2%), quello più basso a Bolzano (11,9%). Riguardo all’assistenza familiare la Regione con percentuale più alta è l’Umbria (17,1%) mentre in fondo resta sempre Bolzano (9,3%).

Il reddito inverte la disponibilità: i numeri evidenziano infatti che chi si trova nel quintile più ricco (il 18,6%) ha più possibilità economiche per permettersi l’assistenza di un caregiver, non così ovviamente chi è collocato al primo quintile (il 13,6%) e dunque ha il reddito più basso. Se si prendono in considerazione le ore settimanali dedicate all’assistenza, la percentuale è maggiore ovviamente tra chi si trova nel primo quintile (quindi con il reddito più basso), con un 28,2% di chi ha tra i 15 e i 64 anni e con un 47,4% per chi ha più di 65 anni.

Una percentuale legata al reddito che si inverte invece quando si prende in considerazione la fascia di coloro che dedicano all’assistenza più di 20 ore a settimana. Infatti in questo caso la percentuale è maggiore tra chi si trova nel primo quintile (il più basso appunto) con un 28,2% di chi ha tra i 15 e i 64 anni e con un 47,4% per chi ha più di 65 anni.

Per quanto riguarda i caregiver “famigliari”, i dati evidenziano che più frequentemente ad essere caregiver sono proprio gli anziani che a loro volta si occupano di altri anziani che necessitano di maggiori assistenza per motivi di salute e che sovente non trovano altre forme di assistenza sul territorio.

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